Bob Noorda: l’uomo della chiarezza

Bob Noorda era l’uomo della chiarezza, il suo: un lavoro concreto, niente ornamenti, doveva andare dritto al cuore delle cose e fartele capire.  Essenziale fino all’osso, uno scultore della grafica, designer tra i più bravi del secolo, nato ad Amsterdam del 1927, aveva studiato all’Istituto Ivkno, educazione aria e professori figli della Bauhaus. Agli inizi degli anni 60 era venuto in Italia, cambiando a modo suo una parte del nostro immaginario. Tutto quello che ha disegnato rimane impresso nella mente e negli occhi, dai colori ai simboli, e ancora oggi, può capitare di imbattersi nelle sue creazioni e trovarle moderne, efficienti, ma soprattutto forti, solide, immediate. “Un buon progetto di design non deve essere influenzato dalle mode del momento, ma deve poter durare il più possibile”, diceva. All’inizio ha lavorato con Pirelli, Olivetti, Feltrinelli e la sua mano si legge ancora nei marchi di oggi. Il suo lavoro puntava a scavalcare il tempo, e facendolo marchiava fortemente l’identità delle aziende che si servivano di lui, i suoi marchi sono totem, il suo segno ha fatto scuola. Aveva dalla sua una capacità multidisciplinare, che oggi appare scontata, ma allora non lo era affatto. Il progetto della segnaletica della metropolitana di Milano, realizzato agli inizi degli anni Sessanta in collaborazione con l’architetto Franco Albini, lo ha reso celebre in tutto il modo. L’idea era semplice, disegna fasce colorate che identificavano le diverse linee, rosso per la linea uno e verde per la linea successiva. Sostituire i nomi delle stazioni con una fascia, scendere dalle parole a un segno, uno scalino di elementarità in giù, uno di efficienza in su. Non lasciò niente al caso, disegnò a mano le lettere e si occupò di ogni dettaglio dalla opacità delle scritte per non essere coperte dalla luce dei treni. Quella meticolosità unita alla forza della sua immaginazione gli regalò il successo. Arrivarono il progetto per la metropolitana di New York e di San Paolo del Brasile (“settimane intere sotto terra a studiare, i colleghi mi chiamavano la talpa”), si occupò del design interno ed esterno dei supermercati Coop, degli interni degli uffici della Regione Lombardia, il famoso Pirellone, del logo della Mondadori e della Feltrinelli, dei marchi dell’Agip, Enel e Touring Club Italiano, l’icona del self-service del distributore di benzina, progettata per l’Agip e adottata in seguito da altre compagnie. Tra i numerosi premi alla sua straordinaria carriera l’assegnazione per quattro volte del Compasso d’oro. La sua arte è sfuggita alla banalità del presente, Noorda ha passato la vita a inseguire il futuro, ha vissuto e dato il meglio nell’Italia che si ricostruiva, che inventava uno nuovo linguaggio, che provava a dirsi moderna, è stato un protagonista volontario di questa svolta. La gente ancora oggi, legge i suoi segni, e non importa che sappia che siano suoi, ma che la religione della sua chiarezza parli ancora, in silenzio, per un processo involontario di dare e avere, e che dica: chi siamo e dove andiamo, seppure per poco, lo spazio di una stazione.

 

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