Maradona: gli occhi della patria e i colpi di sole

Nel giochino degli status di Facebook, Maradona gioca alla rivoluzione. Dalla sua villa dubaiana si dice pronto ad essere un soldato per Nicolás Maduro, presidente del Venezuela, saltando la fase di analisi e andando dietro all’istinto, dimenticando i fatti e facendo prevalere il sogno di una rivoluzione che dai Caraibi alla Patagonia sta naufragando, sotto i colpi della corruzione e dell’assolutismo, prima ancora di quelli delle destre illiberali. Ma il Venezuela prima di essere una squadra di calcio è un paese in grande difficoltà, e le scelte di Maduro persino tatticamente sono scarse. È riuscito a consumare in poco tempo le conquiste di Hugo Chávez, a sperperare le sue idee, capovolgendo l’economia statale, e ora difende i suoi errori con le armi, sedando – senza distinzione – insurrezioni golpiste e proteste di piazza. Ma Maradona tutto questo non lo sa o se lo sa lo dribbla, l’importante è lo stato anzi lo status emozionale, il perseguire di una idea di opposizione agli Stati Uniti (che di loro son messi maluccio in questi mesi), e la tenuta della posizione, che per quanto insista Gianni Minà, ormai è di retroguardia. Maduro non è Pepe Mujica, né Evo Morales. E di Simon Bolivar ne è nato uno solo, nonostante tutti ambiscano a possederne eredità e spada, senso di giustizia e voglia di liberare i popoli sudamericani. Se da un lato Diego Maradona non cambia mai, è sempre la vedova di qualche idea grandiosa che si è piegata col tempo, con un irrazionalismo ammirevole rispetto al paludato mondo del pallone al quale malgrado tutto appartiene – anche se fa di tutto per allontanarsene – dall’altro, ogni tanto, dovrebbe prendere coscienza del suo ruolo e verificare la realtà, uscire dall’eremo dorato della sua noia e magari vedere come è messa Caracas. Se in passato le sue passioni per Fidel Castro – che lo usò come spot per la sanità cubana – e per Hugo Chávez, che lo volle a Mar del Plata come testimonial della grande manifestazione contro l’allora presidente Usa: George Bush, si potevano capire, il voler essere un soldato di Maduro appare una scelta da film, comico. Come molte altre cose che fa, tipo portare a spasso la sua gloria per il mondo, marcandola male, e con gli anni ha dissipato la sua credibilità, mostrandosi fragile e inattendibile. Emir Kusturica immaginò per lui un futuro da politico, e nella disordinata situazione argentina, Maradona, che è un populista naturale, avrebbe non poche speranze, il problema è la confusione delle appartenenze calcistiche con le idee, sebbene, spesso alcune squadre siano una idea del mondo, ma scambiare le azioni di Maduro per la rivoluzione è uguale a confondere il Boca Juniors con il River Plate. Per quanto sia pessimo e opaco il vertice che si oppone al presidente venezuelano, tanto da far apparire Maduro come il male – incapace – minore, c’è una grande fetta di popolo che vuole essere rimborsato perché della rivoluzione ha visto solo il preludio. Ma Maradona tutto questo non lo sa o se lo sa lo dribbla, giocando alla rivoluzione come se fosse una partita di calcio, dichiarandosi pronto all’arruolamento, confondendo Maduro col sub-comandante Marcos, mischiando storie e biografie, come se fossero magliette. Forse non sa che nelle piazze venezuelane si muore non si segnano gol, si cade e non per i tackle. Maradona si diverte, prede parte, e aggiunge un colpo di sole ai tanti presi, ridiventa biondo per una causa che conosce poco e male. Cerca un varco per uscire dall’ombra del tempo, per smarcarsi dall’immortalità calcistica, ma ogni volta che lo ha fatto fuori dal campo è sempre inciampato. La mente si annebbia e come un dottor Stranamore con la mano giusta gli parte il pugno chiuso,  e gli scatta la tenera difesa di una idea che non ha più legami con la radice che l’ha generata.

[uscito su IL MATTINO]

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5 thoughts on “Maradona: gli occhi della patria e i colpi di sole

  1. rodixidor ha detto:

    Non mi piace l’impostazione di questo articolo. La situazione in Venezuela è dolorosa, critica e difficile da interpretare compiutamente. E’ sempre sbagliato analizzare un dramma nel suo corso separando i “Buoni” dai “Cattivi”. Io non ho elementi per giudicare cosa sta succedendo e sono anche poche le notizie che arrivano qui. Sì, il governo sta sparando sulla folla e questo è un fatto, ma ciò nonostante, comunque andrà a finire, sarà difficile accettare la fine di un altro sogno sud americano (o di un incubo per la CIA, poi tutto è relativo).
    Maradona è un uomo come tutti noi, non solo un pagliaccio col pallone, non è riguardoso verso lui, come verso qualsiasi uomo, ridurre la sua posizione a quella del giocatore di pallone, tutto talento e poco cervello. Non è nemmeno riguardoso dire che Fidel o Chevez lo hanno usato, come il pagliaccio col pallone, appunto. Al di là del cazzeggio, del pallone e della cocaina anche Maradona avrà una sua coscienza politica, non ce l’avrà solo Gianni Minà. Accettiamo tanti punti di vista, accettiamo anche il suo.
    Scusami lo sfogo, ti conosco come uomo libero, per questo mi consentirai il contraddittorio.
    Con affetto.

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