Archivio mensile:novembre 2017

Chi non vomita non sta lottando

Marcello Fiasconaro, campione italiano degli 800 metri, un combattente, uno che non si ferma mai, in pista sembrava la “Locomotiva” di Francesco Guccini, e anche fuori, oggi, nonostante gli anni passati. Insomma, il contrario dell’Italia di Lippi, si strapazzava fino a vomitare nel post gara. «Diventavo pazzo dalla fatica, e mi veniva anche mal di testa. Non ho mai fatto calcoli, sapevo di dover morire, cercavo solo di svenire dopo il traguardo e non prima. Correvo senza sosta, esageravo per passione». Continua a leggere

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La morte delle carpe Koi

Son morte senza gloria in excelsis

le carpe Koi

d’un tremito di lampadine e aghi

soffocate in fondo al lago

sotto l’arancio nucleare Continua a leggere

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Lissy: barocco tirolese

In un salto di vocale a volte ci può essere un universo. Georges Perec sottraendo la “e” ne “La Disparition” ne crea uno in levare. Luca D’Andrea con “Lissy” (Einaudi Stile Libero) aggiungendo una “e” al cognome del protagonista del romanzo, da Wegner a Wegener: ne crea uno che racconta il suo thrillerismo d’aggiunta, ovvero la generazione del barocco tirolese. D’Andrea ha una scrittura d’ansia, tutta frasi brevi e tanti a capo, ripetizioni e spiegoni, andate e ritorni con corda e moschettone: quasi temendo che al lettore possa venire un dubbio o che questi si allontani. Costruisce una cattedrale con innocente e virtuosa fissazione, un dinosauro sacro senza anima. Siamo nell’Inverno del 1974 in Sud Tirolo (si arriverà al 1994), la montagna come personaggio – comunque meglio di Cognetti – che è il tema dell’anno. Continua a leggere

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McEnroe & Borg: stelle primarie

Non erano due tennisti, ma due mondi. In un sistema binario, che fuori dai campi da tennis, per complicare le cose, si invertivano. John McEnroe era caldo, Björn Borg freddo. E via così: pazzo, calmo; riccio, liscio; esuberante, posato. Uno parlava giocando più di quando Muhammad Ali facesse boxando. L’altro scriveva i silenzi nemmeno fosse Eduardo De Filippo. Fuori John era dolce e pacificato, mentre Björn era il vero stravagante, l’estremo, il tormentato. Insieme sembravano un romanzo di Philip Roth. Continua a leggere

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Allitterazione straordinaria di Bene

A Carmelo Bene non si può aggiungere nulla più. Al massimo si può togliere. È questo il problema del film di Giuseppe Sansonna, “Tracce di Bene”, andato in onda su SkyArte, e prima presentato alla Festa del Cinema di Roma. Oltre la presenza/assenza di Bene, con la voce che torna, e il ripescato dibattito con Pier Paolo Pasolini, non c’è nulla. Continua a leggere

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