Magnini: squalo con gli occhi di Bambi

Dopo tanta marea, l’asciutto. Filippo Magnini esce dalla vasca ai campionati di Riccione – dove arriva terzo senza il tempo limite per gli Europei in corta – prende il microfono e annuncia il ritiro dal nuoto. «Volevo chiedere scusa alla mia società, alla federazione, perché questo è un po’ un fuori programma. Certe scelte bisogna prenderle e io da un paio di giorni penso a questa cosa, al di là degli Europei, della qualificazione, che sarebbe stata una bella conclusione di carriera però io spero di aver dato qualcosa a questo sport, di aver scritto parte di storia. È dura, però in questa fase della mia vita, sono stranamente felice e quindi voglio smettere di nuotare in un momento in cui sono felice con me stesso e quindi oggi do addio al mondo del nuoto». Tra le tante gare vinte, due titoli mondiali dei 100 sl nel 2005 e nel 2007. Ha preso di sorpresa anche la sua Federica Pellegrini, che su Instagram, nel suo stile – tra l’improvvisato Céline degli abusati tre puntini e le scritte nei bagni del liceo – ha riassunto la loro storia da “starsi un po’ sulle balle all’inizio!!” a “poi ci siamo stati un po’ meno sulle balle”, e sembra una canzone di Antonello Venditti, insomma i grandi amori fanno giri immensi e poi ritornano, in vasca o anche fuori. Il resto lo fa una foto dove lui la sta per tirare a sé. Una bella apertura, che avrà fatto dire a Magnini: dovevo lasciare il nuoto per riavere una speranza. Sì, perché la loro storia d’amore è anche la storia della loro generazione di nuotatori, che ha animato la Nazionale e movimentato le notti, tutto il resto è finito pure in copertina. Loro due perfetti. Belli e vincenti. Belli e pronti a tutto. In un continuo tira e molla che davvero sembrava riflettere le gare e la monotematicità del nuoto. Ogni gara una puntata. Filippo fortissimo in acqua, meno fuori. Federica forte ovunque. Lui indeciso anche prima di entrare in vasca, in bilico, sui pattini, poi con una racchetta, dopo inseguendo una porta e prima un canestro, infine la piscina, è dovuto passare per pattinaggio, tennis, basket e calcio prima di arrivare al nuoto. Un ripiego, sembrerebbe. Invece no, la svolta. «La partita in cui avrei dovuto esordire venne rinviata perché il campo era allagato. Sembrava una piscina, un segnale». Filippo stava a Pesaro, e guardava il mare come la Teresa di De André a Rimini, ma senza tuffarsi. «Mi è sempre piaciuta la vita da spiaggia, ma senza tuffi. In effetti, non ricordo di aver nuotato in mare». Fu sua madre – con l’irruenza meravigliosa che solo le madri che sanno quello che è bene – a spingerlo in acqua. Aveva 8 anni, a 16 voleva già smettere. “A rana peggioravo, decisi di provare a stile libero”. Cambio di città e scarto. Da Pesaro a Torino, con Claudio Rossetto allenatore. Risultato: primatista italiano dei 100 sl (46”37 agli Europei 2008 a Fiume), medaglia d’oro ai mondiali 2005 e 2007 e agli europei 2004, 2006 e 2012, bronzo agli europei 2008. Il Filippo dubbioso torna nel 2008, alle Olimpiadi, dove nonostante avesse nuotato i 100 sl più veloci della sua carriera: rimane fuori dalla finale. Magnini rimarrà a lungo un esempio, uno da in-seguire: è riuscito a trasformare l’esilità del suo corpo in un vantaggio, capitalizzando la sua acquaticità, e lavorando tantissimo senza calare sulla distanza. Un velocista resistente. Ha la faccia da attore, il desiderio di vivere a Hollywood, e forse la possibilità di diventare un Raul Bova. Ha un carattere forte, è testardo, e sempre ha rispettato il ruolo di capitano della Nazionale, l’esempio. Fuori e dentro l’acqua. È lo squalo che guida il branco, con gli occhi da Bambi. È un ragazzo italiano, che una volta ha sfidato persino i delfini del parco acquatico di Torvajanica. Ma le sue bracciate più belle sono quelle del 2005 a Montreal quando vince nei 100 stile libero, una gara in apnea e progressione, tutta in salita – era quarto ai primi 50 metri – tutta in recupero, fu allora che mostrò la sua forza, e a tutti apparve come il grande talento maschile, quello che era riuscito a battere il sudafricano Roland Mark Schoeman in una delle sue stagioni migliori, che, mentre arrivava dietro Magnini, cannibalizzava il resto delle gare. Poi le rimonte sono diventate la normalità per Filippo. Persino l’ombra del doping non ha toccato la sua immagine di bravo ragazzo, anche se lamentoso, alla Nanni Moretti, stando ai racconti di Massimiliano Rosolino: «Come compagno d’allenamenti non lo consiglio a nessuno: è lamentoso, ha sempre mille problemi alle spalle, alle braccia, alle gambe, è logorroico all’eccesso». E poi vince. Nella sua corsia un solo rammarico: è mancata una medaglia individuale alle Olimpiadi (ha vinto il bronzo ad Atene 2004 nella staffetta 4×200). Esce dall’acqua, esce dal ritmo delle bracciate, per dire: Eccomi, a un nuovo corso. Che sia moda, tivù o altro, non ha importanza. Conta quello che lascia in vasca: la gloria dei suoi slanci che si mescola all’acqua e cloro. La gioia intorno, mentre asciuga i suoi anni.

[uscito su IL MATTINO]

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One thought on “Magnini: squalo con gli occhi di Bambi

  1. rodixidor ha detto:

    Ragazze avete l’uguaglianza ! E verrebbe da aggiungere: Ora pedalate ….
    Si perché dopo secoli, decenni, anni di maschilismo culturale per cui se si raccontava di una donna di successo, bisognava sempre parlare del di lei marito, fidanzato, padre, allenatore etc. E loro (le femmine) a storcere il naso, a protestare, a mugugnare. Ed ecco arrivato il giorno del riscatto, finalmente il contrappasso.
    Articolo sportivo sulla carriera di tal Filippo Magnini … in Pellegrini. 🙂
    E vai …

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