Brignoli e compagnia

In ogni portiere c’è un centravanti frustrato. Ogni tanto uno dei figli di Lev Jašin sposta la frontiera che difende e prova a ribaltare le parti. Questa volta l’ha fatto Alberto Brignoli del Benevento, l’uomo della domenica. Ha lasciato la propria area, al quinto minuto di recupero, per andare a colpire di testa sul cross di Cataldi, ed è saltato più in alto di tutti, infilando il pallone alle spalle dell’altro portiere: Gianluigi Donnarumma. Dando al Benevento il gol del pareggio, che gli permette di fare il primo punto in campionato. Epifania su allegria. Chissà se l’allenatore del Milan, Gennaro Gattuso, conosce la storia di Vincenzo Montella, l’allenatore che l’ha preceduto sulla panchina. La prova che in molti attaccanti c’è un portiere mancato, e lui era uno di questi, aveva cominciato in porta a Castello di Cisterna poi il suo allenatore Lorenzo D’Amato gli cambiò maglietta e area di rigore, e lui prese a volare. I portieri, anche oggi che la palla si sposta di più in area e partecipano moltissimo alle azioni, che hanno raggiunto quella «maggiore libertà di espressione» che nel lontano 1989 veniva invocata da René Higuita: rimangono il corpo estraneo del campo, e ogni loro rete è una beffa. Oltre che una notizia. Ma anche una gioia, sono il colpo improvviso, lo stupore doppio dell’uomo in più che si aggiunge alla contentezza del gol. quando Brignoli va a saltare nell’area di rigore del Milan, il Benevento era già pronto all’ennesima sconfitta, alla morte nel pomeriggio della domenica, e invece Il Portiere ha invertito le parti e le sorti, portando un tocco di magia nella vita di una squadra comune, inchiodata a zero punti. Prima di lui, nell’aprile del 2001, c’era stato Massimo Taibi che da portiere della Reggina – tra l’altro era stato per mezza stagione il portiere del Manchester United di Alex Ferguson –  segnò contro l’Udinese, sempre su calcio d’angolo, curiosamente procurato da un suo colpo di testa. Un doppio colpo, che all’89vesimo regalò il pareggio alla Reggina che era in svantaggio. Basta crederci, e in fondo come recita un adagio brasiliano che vale più di un reportage sulla cultura calcistica del paese: «per fare il portiere devi essere svitato o invertito». E nella seconda accezione più che una discriminazione sessuale c’è una scelta di minoranza, una consapevole discesa agli inferi, quelli della porta e dell’area di rigore da difendere, rinunciando al paradiso del gol fatto per lottare contro quelli subiti. Prima di Taibi, nel febbraio 1992, c’era stato Michelangelo Rampulla portiere della Cremonese, che, sempre allo scadere, segnò all’Atalanta il primo gol di un portiere su azione nel campionato italiano. Dopo Rampulla e Taibi, ma in coppa Uefa e nel 2006, c’è il gol del portiere del Livorno, Marco Amelia, contro il Partizan Belgrado, tra l’altro è il gol più simile a quello di Brignoli, cross dalla sinistra e inserimento del portiere. Prima di loro c’erano stati diversi portieri incapaci di rinunciare al gol, che però realizzavano su rigore o punizione. Specializzandosi nei calci piazzati, non avendo molte possibilità – al netto della disperazione – per partecipare alle azioni di gioco d’attacco. Il record di reti è di Rogério Ceni – brasiliano, a riprova dell’adagio di cui dicevamo prima – con 129 reti, rispetto alle 62 di José Chilavert, e le 45 di René Higuita, con questi ultimi due che però avendo una personalità più forte e con biografie da romanzo  hanno avuto più stampa a favore. Nel passato, in Italia, avevamo avuto Antonio Rigamonti, portiere del Como, che negli anni ‘70, era il rigorista designato della squadra: batteva i rigori oltre che provare a pararli, come anche Sentimenti IV, costretto in porta pur di giocare: «Ho quasi quindici anni, faccio il garzone calzolaio a 15 lire la settimana, vorrei giocare. Va bene qualsiasi ruolo. Anche portiere». Non sapeva che si stava scegliendo il ruolo con la maggiore tensione interiore, capro espiatorio e servitore collettivo, costretto alla contraddizione delle mani, e a uno sforzo doppio per ottenere il gol. «Solitaire et solidaire» come diceva il portiere algerino Albert Camus.

[uscito su IL MATTINO]

 

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