I vostri lenzuoli sono senza ricami

Rimasti senza madre, due ragazzini, Pietro e Nina, vengono spediti da Milano ad Arigliana, in Basilicata, dai nonni per la loro estate incantata o quella dello scontento e delle scoperte. Cullati dalla severità pragmatica di Nononno che legge e rilegge il Cristo di Carlo Levi e dalla dolce semplicità di Nononna che manda avanti la casa, i due cercano risposte e invece trovano migranti nascosti nella torre normanna del paese. Segue discussione pubblica con accoglienza e spartizione degli stranieri, sfruttamento, umanità varia e ricordi degli emigranti di casa. “E tu splendi” (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella ricorda il karaoke fiorellesco di piazza: lo scrittore ricanta Levi e Scotellaro con note di Raffaele Nigro e svisate d’Ammaniti, mettendoci lo straniero come chiave innovativa che, ovviamente, passa per Pasolini e la sua lettera a Gennariello. Tra il dorato della favola e il rosso incendio dei campi c’è poco da salvare, perché tutto già letto, sentito, visto. Catozzella paga il pegno del ritorno al sud descrivendo i piccoli orrori da superare per raggiungere la complessità dell’essere. Pietro, voce narrante, cerca una risposta da sua madre morta troppo presto, leggendo “Centomila gavette di ghiaccio”, e confrontandosi con Josh, il ragazzo straniero che legge in varie lingue e suona anche il pianoforte come David Helfgott, incarnando il bambino che rovinava l’infanzia di Massimo Troisi in “Scusate il ritardo”. Un revival con l’ossessione di ricomporre la grazia perduta, un sud con la redenzione sempre in tasca che non è reale.

[uscito su IL MESSAGGERO]

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