Fico: il presidente della cameriera

La sperimentazione della vita pubblica nella nuova Italia, quella del guado politico, dello stallo parlamentare, tra l’indiscutibilità dei numeri e la discutibilità delle alleanze per generare un nuovo possibile governo, a due mesi dalle elezioni, passa anche per la sterilizzazione delle vite private degli esponenti di spicco della politica. Dove prima si lasciava correre tutto o quasi, ora c’è un giornalismo peloso – quello delle Iene – che si spinge in zone infide, che modula e sentenzia a seconda dei casi, e, quindi, rende flessibile il giudizio sui profili peculiari, arrivando a ribaltare situazioni, entrando di forza nelle case e nelle storie, come è successo al presidente della Camera: Roberto Fico, alla sua compagna Yvonne De Rosa e ai loro collaboratori (più o meno) domestici: una colf, Imma, e un tuttofare, Roman, ucraino, senza permesso di soggiorno. Lamentando una mancanza di regolare contratto, o comunque un sotto-pagamento a dispetto delle mansioni e delle ore di collaborazione. La difesa è passata attraverso la contiguità familiare, che tutti conosciamo, attraverso la formula consumata dell’amicizia, che tutto copre, in una forma di attivismo che dal personale arriva al civile. Un equilibrio che regola i condomini, i quartieri, le zone, le città e via salendo, e che allaccia i piani alti a quelli inferiori, l’attico alla casamatta del portiere, in una umanità varia che Giuseppe Marotta colse e che Luciano De Crescenzo consolidò, e che per larghi tratti entra anche in questa storia che da Napoli arriva all’Italia intera. La vicinanza spaziale diventa confidenza e affido, in una proiezione di fiducia che porta alla smemoratezza delle regole e talvolta persino all’offesa di volerle mettere in mezzo. E, infine, alla meraviglia quando queste piovono per vie traverse. C’è sicuramente l’esercizio del bene, che non può contemplare le regole, anche se quando si protrae nel tempo vorrebbe almeno una discussione. Noi crediamo al presidente Fico e alla sua bontà verso l’ucraino Roman, come crediamo all’amicizia della sua compagna con la collaboratrice Imma, il problema è che questa bontà e questa amicizia passano per il salotto, le pantofole e il pigiama, e nella democrazia non si può stare in pigiama, si sta diversamente: con giacca e tailleur, proprio per quella intensa corrente che mette insieme democrazia, libertà e onestà, a prescindere da dinamiche e logiche di schieramento, a prescindere da amici e familiari. E ci fa piacere che lo scambio tra Yvonne De Rosa e Le Iene avvenga attraverso i testi di Francesco Guccini, in uno svecchiamento di lessico e citazioni, con un coinvolgimento di nuovi autori che portano l’uscita dalla partitocrazia e il gioco su nuovi tavoli. Dove prima si citavano Togliatti e De Gasperi, Andreotti e Nenni, ora arrivano le canzoni. Ma l’uscita dall’impasse consociativa linguistica dovrebbe anche portare una uscita dal vecchio lasciar correre, già lasciato alle spalle, come nel caso di Josefa Idem costretta a dimettersi da ministro, per una cattiva gestione del suo patrimonio immobiliare, mentre Lega e Movimento Cinque Stelle si accingevano a votare una mozione di sfiducia al Senato. E se niente di queste gestioni private è comparabile all’evasione berlusconiana delle tasse, dove Silvio Berlusconi era visto come un portatore dell’assolutismo capitalistico, e, quindi, colpevole di tutti i mali – anche di quelli non commessi – in una summa di tutto quello che si può riassumere “nell’urlo di sempre che dice pian piano: Non siamo, non siamo, non siamo”, per rimanere a Guccini che cita Montale; e ora trovarsi più o meno da quelle parti, costringe Fico e i suoi a capire che è vero che la risposta la porta il vento, ma è sbagliata e non è il “vaffa” massimalista che da Grillo è arrivato a Italia Uno. La soluzione passa per la ragionevolezza e soprattutto per le sfumature. La politica è dire al prossimo che non è solo, ma anche che deve avere il giusto per il lavoro che svolge, senza aspettare di essere spinti a farlo da un servizio più o meno giornalistico. E prima di assurgere a una speciale funzione di rappresentanza, prima di farsi spia di una intenzionalità marcata, bisognerebbe assicurarsi della reale estraneità da quello che si critica, dall’Italia dei privilegi e degli abusi, per evitare di cadere in una situazione acefala, o finire per essere il doppione sbiadito del nemico che si è scelto.

[uscito su IL MATTINO]

L’immagine è di Vincino

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: