Dalla prima lettera di Houellebecq a Bielsa: Un grandioso progetto per voi mentecatti sottomessi

Monsieur Bielsa,

mi hanno riferito della sua battuta sulle mie poesie, del suo paragone con Ribéry, che in effetti gareggia con me in quanto a perversioni, per questo, sappia che adoro chi mi denigra, amo chi non mi striscia ai piedi, come fanno spesso gli inviati dei giornali italiani, insopportabili con le loro domande politiche, che mi diverto a stracciare, invece con lei vorrei fare un discorso più complesso: so di potermelo permettere, e spero che Lei sia in grado di rispondere e soprattutto d’agire, nel caso si faccia aiutare dalla redazione de L’Equipe. Dietro la sua compostezza, dietro la sua educazione borghese argentina, leggo tutto il disprezzo – largamente giustificato – per la Francia, in fondo il nostro è un campionato minore, preda degli arabi, ai quali abbiamo consegnato Parigi e ora gradualmente tutto il paese.

Ho sentito la sua storiella del tango e di Lille che sarebbe una città interculturale, quando Lei sa benissimo che è una merda di provincia, dove non c’è nulla, e dove persino un tango di quartiere diventa un evento culturale. Non so che farmene della sua commozione, come dei suoi discorsi che celano – nemmeno troppo bene – il guevarismo rosarino, che tanto piace alla gauche francese che poi è incapace di replicare persino la grandezza delle sconfitte del Che. Sono un populista, me ne fotto dell’Africa, e del suo Sudamerica, penso che il subcomandante Marcos sia un pagliaccio con il passamontagna e che il Messico giochi male a calcio anche se continua a portare a casa risultati ottimi tra olimpiadi e categorie giovanili, affiderei il campionato ai Narcos: per vedere il puro spettacolo, quello che è cinema naturale, il loro semplice agire. Il mio disprezzo è esteso ed unanime, e Lei nel caos della mia strafottenza rappresenta il centro. È per questo che le scrivo. Riconosco al calcio la possibilità del turismo, e mi spiego: Francia e Italia hanno una sola occasione per sopravvivere agli assetti di Germania e Inghilterra, unirsi. Lo strapotere politico e calcistico dei loro campionati, dei loro governi e delle loro economie, ci dicono che possiamo opporci creando una micro-Europa con un unico campionato – al massimo possiamo tirare dentro anche la Spagna, e il Portogallo per avere un capro espiatorio. Perdere il Real Madrid sarebbe un errore –. Dunque: diventare una unica nazione, con un unico campionato – il calcio è la vera politica di oggi, raggiunto questo accordo, il resto è facile – una unica gastronomia che conserva le specificità, e un unico premier che si occupa solo di turismo e lusso. Ci pensi. Avremmo il campionato più bello del mondo, le migliori cucine del mondo, e i luoghi con i monumenti migliori del pianeta. Un grande progetto politico, ci metterei a capo Bernard Tapie, il nostro unico grande regista, altro che nouvelle vague , altro che Champions League, dopo sei mesi così, la Merkel e la Regina d’Inghilterra striscerebbero per entrare nel nostro nuovo calcio e quindi nel nostro nuovo assetto politico-economico. Mi rendo conto che occorre molta immaginazione e buoni giuristi per un sistema che rispetti le specificità: il vino francese deve conservare supremazia, come i nostri formaggi, e come i primi piatti italiani, in pratica per la prima volta a Parigi potrei mangiare un intero menù di rilievo, con antipasto iberico. Non ho domande da porle, se non una non domanda su Blaise Pascal – della polemica in corso su Le Monde tra quel giornalista italiano che si crede Dio e vuole farsi papa attraverso la santità di Pascal, pensa che si possa far santo un allenatore? chi è Pascal? –Io sono Michel Houellebecq: e dò risposte e/o progetti grandiosi come questo che le affido, solo perché ho giocato poco a calcio, e per giunta in Algeria – proprio come Albert Camus, discreto portiere di cui ignorerà l’esistenza –. In omaggio al suo amore per il canto, ho visto e purtroppo anche sentito un filmato dove lei si esibisce, le regalo un mio racconto giovanile – che mi fa schifo – sull’ultima notte di Elvis Presley.

Michel Thomas – Parigi, purtroppo

[tratto da “Il catenaccio mi sta antipatico“]

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