Uomini d’amore e uomini di merda

No, in questa Italia non era affatto naturale fare quello che hanno fatto i sindaci di Napoli, Palermo, Messina, Reggio Calabria e Taranto, dire no alla chiusura dei porti annunciata da Matteo Salvini, un illusionista che conosce il peggio dell’Italia e lo capitalizza, applicandolo sui corpi dei migranti. La sua idea di chiusura, è una idea bislacca, stupida, contronatura, assurda, che però trova nella maggioranza degli italiani, dalla Lega al Movimento Cinque Stelle (la decisione è condivisa dal ministro Toninelli), ampio riscontro. Per questo il gesto di Luigi De Magistris è un grande gesto d’amore – per dirla con Luciano De Crescenzo – e a seguire delle maggiori città del sud, che disegnano una appartenenza omerica che lascia sperare e immaginare sì, una Europa diversa, da quella di Salvini e Grillo. E non vale il giochino del chi ha fatto peggio, conta l’ora, l’adesso, il rifiuto di obbedire all’imperativo salviniano che trasforma il grido della peggiore Italia in ordine, che criminalizza le Ong, che chiude i porti – in barba al diritto internazionale e alle leggi del mare – senza nemmeno verificare chi ci sia su quella nave (rifugiati, donne, bambini). La soluzione facile. Chiudere i porti significa non solo chiudere col nostro passato (l’uomo che ha unito il paese, Giuseppe Garibaldi, è stato diverse volte povero ed emigrante) ma chiudere anche con il nostro modo di essere. Chiudersi al Mediterraneo sarebbe una pazzia, oltre che un dramma degno dei peggiori massacri che l’Europa spesso ha favorito e che si augurava di non generare più. Nessuno è assolto, l’Aquarius, non è un modellino che galleggia, è la nostra coscienza, è il nostro futuro, che ora è in stallo nel Mediterraneo. Nell’Europa dove è vietato far soffrire gli animali si può giocare con gli esseri umani, una grande contraddizione, una delle tante partorite dal capitalismo. Dove per avere una rendita di posizione si giura sul Vangelo, per poi tradirlo, dove giustizia sociale ed uguaglianza non sono dei privilegi. Salvini affonda le sue certezze nelle pance degli italiani, gratifica i loro desideri più biechi, e con lui il resto del governo: che non dissente, non media, per far esplodere le contraddizioni politiche europee e consolidare un primato – che è principalmente di disumanità, e sarà la storia a dirlo –, non discutendo, ma agendo barbaramente. Purtroppo non ci sono Alex Langer in giro a battersi per restare umani, a sfinirsi pur di non perdere il primato della civiltà, né ci sono i Predrag Matvejevic a spiegare perché il Mediterraneo non può auto-recludersi, ci sono i Salvini come prima c’erano i Minniti e via così, appunto ci sono loro perché noi stiamo zitti, perché noi abbiamo lasciato correre, perché credevamo che tutti fossero uomini d’amore o che potevano diventarlo, e, invece, abbiam visto che c’è un prima e un dopo Aquarius, c’è un chi chiude e chi no, chi dimentica e rinnega e chi no. Napoli ancora una volta ha dimostrato attraverso il suo sindaco, che ha capito il sentire della città, che è possibile essere altro, che è possibile far posto al prossimo, che spesso è il futuro.

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