Cristiano Ronaldo: achilleide da banca svizzera

Patteggia, gioca, segna e vince sempre, anche pareggiando. Due pareggi come vittorie, col fisco e con la nazionale spagnola. Uno stato, il suo status, che coincide col Portogallo e non ci pensa ad uscire dall’Europa, anzi la rende migliore, almeno calcisticamente, allacciando Lisbona, Madrid e Mosca. Dopo la partita con la Spagna, di fianco alla bandiera portoghese, su Twitter scrive: “Vamos família!”. In realtà sta facendo il padre di famiglia, estendendo a tutti i complimenti, ma tutti sanno che ha fatto da solo: “Abbiamo giocato contro una delle favorite e siamo stati in grado di tenere il loro livello. Siamo solo all’inizio, è vero. Ma ho fiducia in questa squadra. Voglio fare i complimenti ai miei compagni: siamo passati due volte in vantaggio, poi abbiamo subito il gol del 3-2 ma non ci siamo demoralizzati. Abbiamo creduto nella possibilità di recuperare il risultato fino alla fine. Credo che il pareggio sia giusto”. La sua superiorità – dovuta anche al controllo dei suoi eccessi – comincia sul piano fisico, come utilizza e controlla il corpo: un achilleide, in eterna lotta ossessiva  con la perfezione. Cristiano Ronaldo è oltreumano. Oltre l’ambizione, oltre le grandi doti naturali, vive per essere il migliore, sempre. Di fianco, e talvolta davanti ha Lionel Messi, molto più felino, meno vorace, e bambinesco, quasi svogliato con la maglia dell’Argentina, sembra macerare nei suoi errori, come il colonnello Aureliano Buendía di Gabriel Garcia Marquez, sbagliando partite e rigori, perdendo finali e occasioni, accollandosi d’essere un Ettore di lusso, mentre l’altro, l’achilleide, macina record e denari, numeri e copertine, domina partite e le recupera, auto-rappresentandosi, in una transustanziazione, che per giunta, arriva a trentatré anni. L’Opera calcistica di Cristiano Ronaldo è ineccepibile, e i suoi numeri fanno impressione. Segna senza sosta in campo internazionale dagli Europei del 2004, e quindi ha raggiunto Pelé, Miroslav Klose e Uwe Seeler buttandola in porta in quattro edizioni differenti del mondiale, ha anche raggiunto l’ungherese Puskás – un altro che a Madrid fece la storia – con 84 gol in una nazionale europea, è anche il giocatore più anziano ad aver segnato una tripletta al mondiale, anche se non c’è ancora un giovane che possa stare dietro ai suoi record. Tre gol con quattro tiri in porta, tre gol che sono la cinquantunesima tripletta (tra club e nazionale). E tutto questo con una sola partita. E prima di giocarla non aveva avuto dei giorni facili, ma aveva sulle spalle un contenzioso con l’avvocatura di stato spagnola, con la quale era arrivato a un patteggiamento per una condanna di due anni, con la condizionale, e una maxi multa di 18,8 milioni di euro. Poi c’era la partita, l’esordio al mondiale col Portogallo, contro la Spagna, cioè casa sua, il posto dove ha capitalizzato meglio i propri sforzi, il proprio talento e soprattutto il proprio capitale. Per Forbes è lo sportivo con più guadagni al mondo, potendo vantare un patrimonio di 300 milioni di euro. È facile immaginarlo dal campo reale a quello dei videogiochi e da lì alle borse e poi alle banche, i fondi di investimento, e poi le discussioni intorno ai possibili affari e quindi i conseguenti investimenti di e con e per Cristiano Ronaldo. Una azienda. E che azienda. Che guadagna 93 milioni di dollari, a fronte degli 86 milioni di dollari LeBron James,  degli 80 milioni di Lionel Messi, e dei “soli” 64 milioni di Roger Federer. Lo stipendio di Ronaldo è di 23 milioni di euro netti a stagione, in questo caso sta dietro quelli di Messi e Neymar, ma dopo la dichiarazione nel dopo vittoria della Champions League – “È stato molto bello giocare a Madrid, ma nei prossimi giorni darò una risposta ai tifosi che sono sempre stati al mio fianco” – il contratto dovrebbe salire a 32,5 milioni a stagione. Per acquistarlo, oltre a passare sul corpo di Florentino, servirebbe un miliardo di euro,  1000 milioni di clausola rescissoria. Poi, dietro, di lato, addosso e intorno ci sono un mucchio di sponsor, a piramide, in cima c’è, ovviamente, la Nike, con un miliardo di dollari, avendo in Ronaldo e in LeBron le due facce della medaglia e degli sport con più richiamo, calcio e basket, in due continenti differenti e con possibilità di accoppiamento. Poi ci sono gli altri sponsor: Armani, Tag Heuer, PokerStars, Herbalife, Sacoor Brothers e Castrol. Insomma Cristiano alza pesi e soldi, e di conseguenza – da un po’ di tempo – anche alberghi, stanno per arrivarne due nuovi a New York e Madrid, che si aggiungono a quelli a Lisbona e a Funchal (luogo d’origine) e per non lasciare nulla al campo né al caso si parla di una nuova marca di abbigliamento in aggiunta all’esistente CR7, che parta dalla rovesciata contro la Juventus. Ha un grande futuro economico alle spalle, e ancora molte partite da condizionare. Ora che ha domato l’ansia, che controlla il Portogallo – soprattutto dopo la scorsa vittoria agli Europei, quasi da allenatore –  tanto che a fine partite striglia e stringe maradonianamente i suoi compagni, a família, apparendo anche più generoso in campo nella distribuzione dei palloni. È un marine che macina partite, gol e soldi, avendo raggiunto il nirvana economico, e non smettendo di cercare quello calcistico.

[uscito su IL MATTINO]

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3 thoughts on “Cristiano Ronaldo: achilleide da banca svizzera

  1. […] pressing freudiano su Messi, stretto da Maradona su un lato, e dai gol e dall’esuberanza di Cristiano Ronaldo sull’altro, e con una nazione pallonara sdraiata ai suoi piedi, dove non tutti vogliono […]

  2. […] rispetto alla tradizione e alle aspettative. Venuti meno gli uomini forti: Messi e Neymar, che con Ronaldo rappresentavano i grandi calciatori che sembravano dovessero decidere tutto, il mondiale invece ne […]

  3. […] cerchia dei lussuriosi della palla. Bisogna andare al 2007 per trovare un nome diverso da quelli di Ronaldo e Messi, era il brasiliano Kaká che allora giocava nel Milan. Poi è seguito un elenco di caduti […]

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