Francia Campione Mondiale vista da Gianni Brera

II secondo titolo mondiale della Francia non si discute come non si discutono i miracoli veri. Da principi della zolla. Annibale e Napoleone vengono celebrati come geni della guerra. Ci si è mai domandato perché? Che diamine: perché gli storici scrivono per i vincitori di quei geni inarrivabili. Ora tu, cara giovane, Francia, colonizzata dalle tue colonie, hai sfruttato appieno le virtù della indole africana. In alto allora le bandiere e i canti per la Francia double-champion del mondo: in alto le bandiere e i canti per chi se l’è meritato. AI diavolo i malevoli i cacaminuzzoli gli invidiosi gli incompetenti i pirla i fessi ai quali non è piaciuta la vittoria francese. Io triumphe, disordinata Francia.  La tua vittoria è limpida, pulita: non è neppure venuta dal caso, bensì da un’applicazione soltanto logica (a posteriori!) del modulo che ti è proprio, e in tutto il mondo viene chiamato all’italiana. Il maresciallo Deschamps, e non a caso, trionfò in una campagna juventina agli inferi della serie B, dove imparò l’assioma fondamentale del gioco: il safety first (primo non prenderle) degli antichi maestri inglesi. Egli ha fatto ricorso senza falsi pudori al culto della difesa e Saint Catenaccio l’ha ripagato con Ia puntuale solerzia del taumaturgo di elezione. Giocare da outsiders una finale mondiale non è emozione da poco.  I prodi francesi ne apparivano oberati fino al groppo in gola, all’inane balbettio, alla rinuncia. Secondo i sacerdoti del bio-ritmo. E invece poi hanno risolto in poco. Quanto conta, fratelli, avere due tre quattro che sanno goleare! I pavoni croati non si sono accorti che sulla sinistra c’era da battere in breccia, ma non con Strinic. È per giunta rifiorito Pogba sulla contorta e bassa siepe dell’orto improvvisamente dilatato, e aperto ai miracoli che era l’area croata, con il portiere Subašić a boccheggiare sulla linea di porta, scavalcato in smandrippata da quello francese  Lloris. Entrambi sbrecciati dalla palla, sul piano balistico, col disagevole compito di fare la figura dei ciolla. Secondo convenienza e umori, la Francia non eccelle, ma sfrutta, conservando fino allo stremo il lucido esercizio del Saint Catenaccio, e quando il clima della contesa è aumentato, è arrivata l’esecuzione tecnica cum phantasia di Mbappè, ragazzotto che ghiribizza in loco, come un Re Brenno. Ma quello che non si disperde e i cui accenti diventano sofferenza atroce per i marcatori è Le petit diable d’Alsazia, Griezmann, è lui che ha fatto franare i sensi dei croati, contrari e disgraziati, nell’incontrare la sua prorompente vitalità sportiva cum torce elettriche nei piedi ed estri bizzarri da pratico sornione. Il resto è uncinetto croato, cucito dal senso geometrico di Modric, quello di una squadra femmina e volubile, agli antipodi del pragmatismo francese di derivazione italiana applicato dagli africani in guizzo identitario.  E grazie a voi, benamati fratelli miei in mutande.

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One thought on “Francia Campione Mondiale vista da Gianni Brera

  1. […] Xavi e Andrés Iniesta,  Franck Ribéry e Manuel Neuer, Antoine Griezmann e Neymar. Aspettando i Mbappé, o forse no, come non sono venuti i Bale, un popolo di calciatori fisici, intanto, nella terra di […]

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