Hosea Jaffe: una idea diversa sul Sudafrica

Nel fiume di voci che raccontano il Sudafrica, quella di Hosea Jaffe è dissonante. Nato a Cape Town nel 1921, è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. La più importante sta per riuscire da Jaca Book, “Sudafrica, storia politica” (pp. 334, euro 28). Ha insegnato in Sudafrica, in Kenya, ad Addis Abeba e Londra. Jaffe è marxista e ha una idea singolare del paese. L’abbiano sentito mentre il Sudafrica è in festa, e guarda altrove.  

Lei ha scritto un libro monumentale e duro (Three Hundred Years), imprescindibile per chi voglia conoscere la storia del suo paese, il sottotitolo dice dal razzismo legale al razzismo illegale, ci spiega la differenza?

Il razzismo è stato considerato legale a partire dall’occupazione olandese di città del capo nel 1652 (durante l’apartheid) fino a quando Mandela non è diventato presidente. Con la nuova costituzione il razzismo diventa illegale, ma come diceva Mandela continuava ad esistere nel sottosuolo. Oggi la televisione inglese mostrava Alexandra, una Township, a Johannesburg, che è un vero e proprio ghetto, e diceva che moltissimi africani non potranno andare ai mondiali perché emarginati e troppo poveri.

Lei ricostruisce meticolosamente la nascita delle differenze tra bianchi colonizzatori e neri e del razzismo, racconta le varie lotte (i batwa, i khoi-khoin, gli xhosa e i zulù), le colpe dei conquistatori e quelle dei missionari, senza sconti, con ambiguità omissioni errori anche da parte della popolazione indigena e ci dice che siamo di fronte a un nulla di fatto, o no?

Sì, inutile, saremo sempre al punto di partenza fino a quando non faremo una rivolta sociale antirazzista di liberazione nazionale.

Che paese è oggi il Sudafrica?

Il Sudafrica è ancora “una colonia di schiavi per i neri e un dominio per i bianchi” (come diceva Trotskij prima del 1940).

Il profilo che lei disegna di Mandela è molto diverso dall’icona mondiale del paese arcobaleno, lei boccia fortemente il governo di unità nazionale del 1994, e ricorda il mancato intervento per salvare la vita allo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa, non ha esagerato?

No, il governo di Mandela non fece nulla per difendere Saro-Wiwa. Le compagnie petrolifere sono legali e potenti anche in Sudafrica.

Qual è il Sudafrica che voleva, che paese aveva in mente?

Cuba, dopo la rivoluzione antimperialista del 1959; il Vietnam della vittoria contro gli Usa; la Cina della rivoluzione contro l’imperialismo giapponese e anche adesso contro Europa e Usa.

Ad esclusione di Cuba, non sono grandi esempi. Come non lo è il presidente Zuma.

Zuma ha parlato come un antimperialista al vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici. È più progressista rispetto alla sinistra eurocentrica.

Pensa che la coppa del mondo di calcio possa servire per riagganciare il suo paese al mondo?

La crisi economica non ha fermato il corso degli eventi. I mondiali non possono aiutare i popoli non europei, incluso il Sudafrica. Mi dispiace ma questa è la verità.

 

[uscito su IL MESSAGGERO, giugno 2010]

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