Archivio mensile:agosto 2018

Senza mai farsi gnommero

C’ha messo dentro di tutto, Giampaolo Simi, in “Come una famiglia” (Sellerio): l’arte, il calcio giovanile e i procuratori spietati, il giornalismo superficiale e la macchina del fango, uno stupro e un pestaggio con filmato da allegare, un omicidio del passato, e molto altro. Avesse avuto “un Bertoncelli o un prete” a dirgli basta, avremmo anche un libro accettabile, invece di una storia lunga, e per questo piena di momenti inutili, di discussioni pensate male e dialoghi che implodono, un perfetto esempio di rammollimento narrativo. Continua a leggere

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Aretha, costellazione

Nata in un pianoforte

capovolgendo la clessidra del corpo

assurse come voce pura d’Atlantide

unghie artigliate in gola

e un vortice di stoffa in technicolor

che disegnava strade e nuove città

mentre tutti inseguivano significati esoterici Continua a leggere

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La fuga di Rombo

L’estate della scomparsa di Rombo, me la ricordo bene perché c’era ancora Bruno Pizzul che diceva: E adesso bisogna soffrire, quando arrivavano i rigori. Era un comandamento che apparteneva al nostro spirito calcistico e da quello fuori dal campo arrivava fino a noi che stavamo a casa davanti alla tivù. Continua a leggere

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V.S. Naipaul: Cuore di tenebra

V.S. Naipaul era così grande come scrittore e aveva così tanta forza nelle proprie storie che sì, può essere ricordato anche solo per i propri difetti, come hanno fatto in tanti. Quale era la sua colpa? Essere grande e saperlo, essere immenso e non nasconderlo. Essere laterale e farsene vanto. Il paragone che si può fare con un italiano è solo con Carmelo Bene, ma un Bene ancora più sprezzante e contorto, pieno di una voglia di combattere – e anche a torto – sempre fuori dall’accettabile, dal consueto, dal normale. Continua a leggere

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Thriller pallido con neve

Un rinvenimento eccezionale, il corpo congelato di un normanno in Groenlandia – che poi si rivelerà altro –, mette in azione una serie di storie su due piani differenti, uniti dalla stessa indagine. Ecco “La ragazza senza pelle” (Einaudi) di Mads Peder Nordbo. Da una parte il giornalista Matthew nel 2014, e dall’altra il poliziotto Jakob nel 1973, in mezzo nomi e storie groenlandesi, e non si può non pensare a cosa ne avrebbe fatto Paolo Villaggio, anche perché l’indagine ha tutti i vecchi canoni, e anche i cliché del genere thriller: dialoghi scarsi, dettagli macabri e personaggi piatti. Continua a leggere

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