Ugo Tognazzi, tennista

Aveva un incrociato magnifico che praticava in punta di piedi, con la massima apertura di braccia, un movimento che stava a metà tra Arthur Ashe e Gualtiero Marchesi, tra racchetta e mestolo. Nessuna voglia di fare corse in salita o di andare in apnea per recuperare un colpo, Ugo Tognazzi, era eleganza e peccato, sottili movimenti di macchina e mezzi sorrisi, ballando sulla linea laterale e arrivando sotto rete senza sforzo, con naturalezza. Un paio di baffetti su una faccia ammiccante da mezza luna, pochissime esitazioni, molti scatti per arrivare al punto e stare alto nel ranking mondiale. Un compito delicato il suo, giocare senza la grande energia da temporale estivo di un Vittorio Gassman, una seccatura, quella di recitare, abbandonando la pigrizia, lasciando la vita con i suoi tempi morti e portandosi in campo le sigarette, fumando meglio di Humphrey Bogart e più di Marco Pannella, s’intende. In tutti questi anni non ha mai cambiato la racchetta per la fretta di continuare a giocare, per non lasciare il campo e gli amici, pronto a tutto anche a fingersi donna per rientrare dall’altra parte del campo, un trucco, certo. Ogni game un nuovo gioco, finendo qualche volta ad arronzare un rovescio difensivo che sembra una scusa per non far del male, e poi via lungolinea di nuovo, ammiccando, date le circostanze. Allentare la tensione con l’ironia, tocchi a volo dritti con potenza e spostamenti eleganti, su base solida di facce e tic, colpi eleganti che smorzano il dolore, che allontanano la paura. Un baraccone di lingue e biografie che aspettano solo la volée eseguita sempre con la massima forza con un movimento ampio, fluido, quasi un passettino di danza, intervallato da una frammentazione – voluta – di pensiero, per lasciare il respiro allo spettatore, e il tempo di ammirare l’esecuzione. Così che quando vede la palla atterrare nel rettangolo di battuta, Ugo può già piegare le spalle e macerarsi di allegria disperata, quella di chi vince controvoglia, e ci appoggia una smorfia di disgusto perché la compagnia non è più al completo, perché sugli spalti c’è un posto vuoto.

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One thought on “Ugo Tognazzi, tennista

  1. […] in un solo gesto Enzo Jannacci, Peppino Prisco, Ugo Tognazzi e Kevin Spacey è quasi impossibile, ma José Mourinho è un felino, quindi capace di tutto. Ecco […]

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