Schumacher: corto circuito emozionale

L’eroe è sospeso, mentre gli presentano i suoi cinquant’anni, una mostra e una App. Il resto è silenzio, quello di una pista vuota, dove Michael Schumacher manca, mentre nelle nostre teste continua a girare trovando traiettorie che ogni volta ci stupiscono, e vince, vince ancora. In questo corto-circuito emozionale – il tempo dei video su YouTube – nessuno scende dalle sue auto, nemmeno lui, tra una dichiarazione di speranza e un mare di preghiere. Sta di lato, il pilota tedesco con sette mondiali di F1 vinti, aspettando una possibilità, la riconquista di una normalità che pare difficilissima da trovare. È il campione delle tante dimensioni, l’icona pop che si riduce a una dimensione sola, quella privatissima della malattia dopo una caduta con gli sci in Francia, a Meribel, il 29 dicembre 2013. L’uomo della velocità, invecchia da fermo. Da cinque anni riceviamo pseudo notizie, falsi scoop e mezze voci, da quella che ormai più che casa sua è una clinica privata, di Gland, in Svizzera. “Diminuzione dei cavalli e aumento dell’ottimismo”, almeno secondo la nota della famiglia: «Potete stare certi che si trova nelle migliori mani e che stiamo facendo tutto ciò che è umanamente possibile per aiutarlo», invece Tobias Bonhoffer, neurobiologo del Max-Planck Institut, intervistato dalla “Bild” ha spiegato quanto sia difficile se non impossibile riattivare tessuti cerebrali danneggiati nella caduta, e l’ex presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo ha commentato: «Io spero, perché gli voglio bene, che possa succedere qualcosa ma non voglio dire altro, se non che so che Michael Schumacher lotta, che ha tanta determinazione e una famiglia magnifica intorno». È come un direttore d’orchestra prima dell’attacco, è in quell’attimo, tutti rivivono i migliori concerti, ognuno ha uno sprazzo d’esecuzione dentro al quale c’ha visto la risposta a quello che cercava, e intanto si sta in attesa che torni a muovere le mani, che si alzi e guardando il pubblico dica: «Eccomi» – come Abramo –, per ora gira più basso e può dire con Vasco Rossi: «Eh già, sono ancora qua». Mentre noi ripercorriamo i suoi cinquant’anni, vediamo le sue prime corse sui kart, i suoi caschi, il suo sorriso triste, il suo modo discreto di vincere, la spietatezza che era solo severità da samurai, ognuno perso dentro la sua dedizione alle corse e ai campioni, in attesa del clamoroso. Passa il tempo, sulla faccia che non vediamo di Michael Schumacher, sul suo corpo allettato, sul suo sguardo velato, niente più avventure e piste e sorpassi, ma un letto come griglia di partenza e un risultato pratico: riaffacciarsi al mondo. Intanto i suoi cinquant’anni vivono al Motorworld di Rheinland, in un hangar alla periferia industriale di Colonia dove sorgeva l’aeroporto di Butzweilerhof, a pochi chilometri da Kerpen, il luogo di nascita di Schumi, e dove dal giugno scorso ci sono le reliquie del campione. Come anche a Maranello dove si apre “Michael 50” una mostra al Museo Ferrari in collaborazione con la Fondazione Keep Fighting, l’onlus della famiglia nata due anni fa, che lancerà anche la app “Official Michael Schumacher” un museo virtuale. Su altre piste, invece, corre un altro Schumacher, Mick, 19 anni, e la strada segnata: ha già vinto il campionato di Formula 3, e nel prossimo correrà in F2. La sospensione di Schumi, la sua monodimensionalità fisica, ha però generato altri mondi prenotati a suo nome, per quando tornerà. Dopo cinque anni di silenzio, manca a moltissimi, non c’è gara senza che si invochi il suo nome, non c’è pilota che non scodelli un suo ricordo, non c’è pista che non esponga un pensiero per la sua assenza. Più passa il tempo più Schumi giganteggia, persino chi non lo amava comincia a rivedere le sue corse, e rivedendole corregge i giudizi, la sua ferocia appare come disciplina, e l’imprudenza solo appariscente determinazione. Resta nelle curve, ancora Michael, e questa volta passa lento, riusciamo a vedere le sue auto e i suoi gesti, in un rallenty di tenerezze, e disarmata speranza.

[uscito su IL MATTINO]

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One thought on “Schumacher: corto circuito emozionale

  1. fabrizio ha detto:

    Davvero belle parole complimenti ; grazie campione per le gioie e i dolori che ci hai regalato
    cf

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