L’opera da tre euro

Un paese nell’atrio di un commissariato, con le forze dell’ordine che dettano i pezzi ai giornalisti – passando dalla fase embedded a quella avatar – i ministri che aspettano la preda, il capro espiatorio, e la maggioranza degli italiani che sbava, invocando la prigione, in nome di una giustizia che non conoscono, che è estranea, proprio come la storia. Cesare Battisti torna in Italia dopo la sua evasione, avvenuta nel 1981, avvolto in una coperta, come Tommaso Buscetta, torna in un paese diverso, con una classe politica che usa il punto esclamativo dopo la parola ergastolo, che in una confusione di poteri ha già deciso che non ci saranno benefici né sconti di pena, e in un tripudio sudamericano inverte la geografia. Cesare Battisti appare come un ostaggio tra bande, quella Bolsonaro-Morales e quella Salvini, viene definito “regalino”, in una assenza di pietas e di contegno istituzionale che fa inorridire, almeno quei pochi italiani che sono fuori dal grande stadio che ha sostituito il paese, ormai diviso in due curve, senza nessuna sfumatura. Uno dei momenti più bassi per l’Italia, e di maggior silenzio: mancano gli scrittori, manca la sinistra – quella che prima di tutto sta con chi non ha difese, anche se è Caino, Barabba o Battisti –, un vero baratro civile fatto passare come trionfo della giustizia con editorialisti e politici che hanno rinnegato pure i palmi delle loro mani e urlano di felicità per un uomo che quasi mezzo secolo dopo i fatti che gli vengono imputati e senza un giusto processo e in un contesto diversissimo e con una biografia stravolta: va in galera; dove si rinnegano i pensieri migliori – quelli che vanno da Beccaria a Manzoni a Sciascia a Pannella a Di Lascia – in nome di un giustizialismo da social, in assenza di una vera discussione rispetto agli anni Settanta, dove non c’è separazione tra stragista e bandito, tra assassino e omicida, dove sono mancati un Nelson Mandela e un Desmond Tutu, o un altro Togliatti, e dove lo Stato ha lasciato da sole le famiglie delle vittime (su questo Mario Calabresi ha scritto un libro importante: “Spingendo la notte più in là”, Mondadori), impegnatissimo come era a torturare e scavalcare gli eversori in meschinità, dove non ci poteva essere quella vera grande discussione né il conseguente perdono perché lo Stato – in molti casi – era coautore di quella eversione, la cavalcava e ne beneficiava, in un accavallamento di disegni stragisti, in una sovrapposizione di poteri, in un allontanamento dalla civiltà che era cominciato nel Palazzo e poi era proseguito nelle aule giudiziarie – con le leggi speciali – e prima si era fatto largo nelle caserme e nelle questure e poi era annegato nelle piazze e nelle strade con i caduti. Se prima non si apparecchiano queste mappe con i caduti e le scene di quelle morti, se prima non si distinguono le stragi dagli assassinii, se prima non si dividono i gruppi, i movimenti, le posizioni, non si può capire, non si può ragionare. Ma siamo nel tempo dell’ipervelocità, dove le analisi non contano, la storia non serve, e le immagini decidono, riassumono, condannano o assolvono. Purtroppo siamo arrivati malissimo alla resa dei conti, una resa mediocre fatta da secondini e non da una reale classe dirigente, l’occasione doveva essere la presidenza Cossiga, vero e proprio generale della repressione ma anche capace di capire il vinto, di comprendere lo sconfitto che fugge, quello che non è morto ma latita – con tre euro in tasca e non col caviale in tavola come una scorrettissima campagna mediatica ha raccontato –, in una dispersione del sé meno dolorosa dei proiettili ma molto più logorante. Battisti è un Macheath – il protagonista de “L’opera da tre soldi” di Bertolt Brecht – che non ha trovato il lieto fine, e fosse stato per questo governo avrebbe invece trovato la forca a Ciampino, una esecuzione in diretta in stile far west con selfie salviniani, perfetta immagine per l’album di figurine della nuova politica italiana passata da De Gasperi a Moro a Prodi e persino Berlusconi e finita con i Village People in salsa leghista. Un rogo di pudore e compostezza, che mostra come il peggiore carattere degli italiani abbia rifatto pace con se stesso, ritrovando pupazzi istituzionali e pensieri volgarissimi ammantati da grande giustizia. Dietro la mediatica cattura di Battisti c’è il modello poliziesco che la maggioranza di governo insegue, quello dell’Italia dei commissari – dai romanzi ai bar ai social – e che man mano rosicchia lo stato di diritto in nome della sicurezza: niente rimarrà impunito né il vecchio terrorista né il nuovo clandestino, entrambi cavie perfette. Dietro l’attuazione della pena inflitta a Battisti – in sua assenza – c’è il messaggio della “pacchia finita”, sì, per gli ultimi, gli indifesi, gli sconfitti, i reietti, i fuggiaschi, in un vangelo rovesciato che è perfetto per i tempi dei muri e delle manette, delle semplificazioni e delle carceri. Battisti era meravigliosamente combaciante con il disegno salviniano, sta benissimo come trofeo tra un porto chiuso e una promessa di zona militarizzata. Al ministro Salvini e al suo governo non importa la giustizia, non importano gli anni Settanta – di cui sa/sanno pochissimo – importa l’esempio, e con l’esempio l’abbraccio ideale con il popolo, che può finalmente sentirsi giudice e secondino, godendosi il momento sublime della cattura del demone, anche se questo ormai è divenuto altro, da mostro si è consumato, passando per le pagine dei libri, per le periferie del mondo dove si è rifugiato, per la misera che l’ha avvolto, finendo per estinguersi nell’esercizio stesso del male, nel ricordo di questo, divenendo un fantasma. Mentre nella produzione tribale di presunta giustizia ai danni del fantasma ci sono tutte le mancanze del paese, quelle che non permettono più di praticare il perdono come unico grande atto di fondazione di un paese civile.

 

Contrassegnato da tag

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: