Sarri ascolta Drucker: «Se una cosa funziona, correggila»

Vittima di fuoco amico, Maurizio Sarri e il suo Chelsea cadono nell’imboscata di Pep Guardiola (il buono), perdendo sei a zero contro il Manchester City. L’allenatore catalano non ha avuto nessuna pietà per l’amico italiano, col quale divide le cene e la complicità del maestro Arrigo Sacchi, ma fuori dai campi. Ancora una volta Sarri (il cattivo), è caduto vittima del metodo Guardiola che in conferenza stampa accarezza e loda, e poi in campo distrugge. E, forse, uscendo dal terreno di gioco dell’Etihad Stadium ha capito perché José Mourinho è migliore, perché non ti accarezza mai, andando dritto alla questione: spara e basta. Sarri era così perso dentro alla sconfitta, tramortito e rabbioso che non ha visto Guardiola, rimasto sordianamente con la mano a mezz’aria e senza saluto, a stringerla è andato Gianfranco Zola (il brutto). Ma Pep non ha fatto una piega tornando in modalità pubbliche relazioni ha dichiarato: «Vincere 6-0 con il Chelsea non è normale. Ho sempre difficoltà contro le squadre di Sarri. Il mancato saluto? Ho parlato con Zola, e posso dire che Sarri non mi ha visto uscendo: non è successo nulla». Sarri aveva altri pensieri, lo aspettano i messaggi con i soli punti interrogativi che manda Abramovich in questi casi, peggio ancora se poi decide di scrivere o chiamare. Questa sconfitta – che segue quelle con Tottenham, Arsenal e Bournemouth – non è solo la più pesante, ma è quella più dura perché ha mostrato i limiti sarriani, che inquadrati nel contesto Premier League dicono incendio in corso: quinti in classifica, gioco confuso e troppi gol imbarcati. Un inizio di campionato cominciato malissimo nonostante il rinforzo Higuain e i suoi gol contro l’Huddersfield Town. A questo quadro caporettiano va aggiunta l’impressionante disparità tra Manchester City e Chelsea, e ripensando alle due sfide passate, con i due a zero alternati, c’è una crescita esponenziale della squadra di Guardiola col calcio pressante che esce dalle orecchie e arriva ai piedi del “Kun” Aguero (undicesima tripletta in Premier più di Cristiano Ronaldo e Didier Drogba) vero giustiziere del Chelsea. Partito in scioltezza, Sarri aveva pensato di potersi imporre in Premier League fin dal primo anno come era successo ad Antonio Conte, che però ha un’altra tensione emotiva e soprattutto un altro calcio. In più, ancora una volta, Sarri ha mostrato i limiti delle sue scelte, disobbedendo a una regola che viene dalla sua prima vita, quella in banca, formulata dall’economista e saggista Peter Drucker: «Se una cosa funziona, correggila». Sarri, invece, ha una fedeltà a se stesso che è la sua grandezza e anche il suo limite, e che l’ha portato nel giro di sei mesi a consumare l’idillio con la stampa inglese e ora anche con la tifoseria che comincia a masticare amaro, per non dire di Abramovich. A questo punto non si sa se sia più corrotta la realtà o le parole nello spogliatoio del Chelsea, visto che Eden Hazard alterna polemiche e apprezzamenti, lo chiama vecchio e si lamenta dell’eccessivo controllo del pallone, lo attacca per poi dimenticarsene e assolverlo: «È un vecchietto, ma pensiamo il calcio allo stesso modo. Sarri ama il controllo del pallone e usa molte statistiche: possesso, tiro e occasioni da gol. In passato abbiamo giocato più in contropiede. Con lui è diverso rispetto a Conte e Mourinho. A volte manteniamo il possesso e capisco che i tifosi vogliono che attacchiamo sempre, ma fa parte del calcio. Stiamo ancora imparando i concetti di Sarri. Ma questo tipo di calcio mi piace». A guardare la partita contro il City non sembrerebbe. Ma Sarri può ancora ribaltare le cose, qualificarsi per la Champions League e convincere Hazard dei benefici delle sue reiterazioni tattiche. Anche se a vederlo in conferenza stampa è apparso molto provato dalla sconfitta: «Non ho visto il mio calcio. Abbiamo grandi problemi fuori casa. Non so perché all’inizio della stagione giocavamo meglio fuori casa che in casa. Nell’ultimo mese è cambiato tutto. Non è facile ma abbiamo bisogno di capire il perché. Il mio obiettivo è giocare il mio calcio che non è quello che stiamo giocando adesso». Il fatto è che al Chelsea hanno una mentalità da “Gratta e vinci” e a volte non basta nemmeno – citofonare Di Matteo – col bipartitismo politico anglosassone applicato alla Premier League, quindi o il modello sarriano riprende a macinare bel gioco e gol e vittorie e dimentica il proporzionale della prima repubblica italiana o vivrà una stagione sola, forse nemmeno tutta intera. Insomma, Sarri sembra Arisa a Sanremo: mentre canta “Mi sento bene” lo fa con la febbre a 39 e la voce rotta. È evidente che non attraversa un grande momento, ma ne ha visti di peggiori, e non avevano i confort della Premier League, e nemmeno i calciatori del Chelsea. Ha ancora una partita contro Pep Guardiola, il 24 febbraio nella finale di Coppa di Lega a Wembley, può utilizzare questa sconfitta per capire come fregarlo, per non farsi illudere dai complimenti in sala stampa, sapendo da dove arriveranno: fuoco, pressing e gol.

[Uscito su IL MATTINO]

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3 thoughts on “Sarri ascolta Drucker: «Se una cosa funziona, correggila»

  1. Karis63 ha detto:

    il metodo Guardiola po esse fero e po esse piuma…

  2. […] metri. Arriva a due rigori dal suo primo titolo, Maurizio Sarri, questa volta ci va vicinissimo, e con una formula differente. Ha davvero rischiato di vincere la Coppa di Lega inglese / Carabao Cup, ma Jorginho e David Luiz […]

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