Gamberale: educazione sentimentale frou frou

Diceva Vladimir Nabokov: “La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzino corse via dalla valle di Neanderthal inseguito da un grande lupo grigio, gridando «Al lupo, al lupo»: è nata il giorno in cui un ragazzino, correndo, gridò «Al lupo, al lupo» senza avere nessun lupo alle calcagna”. Purtroppo, buona parte degli scrittori italiani ha bisogno del lupo per raccontare e quindi scrive perlopiù di sé. Da anni seguiamo la vita di Chiara Gamberale che, a intervalli di un anno o due aggiorna la sua piccola telenovela, si svolge tra amori e amici con tanti problemi; seguiamo con interesse la sua versione spicciola dell’esistenza con innesti di Freud frainteso e scene porno soft con accenni e ammicchi, per poi sfumare come nei cinema parrocchiali raccontati da Giuseppe Tornatore. L’ultima puntata è “L’isola dell’abbandono” (Feltrinelli) dove Chiara Gamberale ci fa conoscere la sua metamorfosi di mamma e, come nelle offerte televisive del grande Roberto Da Crema o del grandissimo Giorgio Mastrota, ci aggiunge anche la mountain bike col cambio Shimano, in questo caso il mito di Arianna, iscrivendosi con Valeria Parrella alla riscrittura frou frou e senza evoluzione dell’antica Grecia. Con grandi pulsioni ipocondriache seguiamo Arianna/Chiara/Occhi disegnatrice di fumetti per bimbi – nel libro hanno il tratto di Silvia Ziche – tra questi il coniglio Pilù “dal pelo rosso e blu” con l’inseparabile termometro a forma di carota che è in realtà un umorometro, e che diverrà un cardine della storia, insieme a una frase che viene pronunciata in una riunione di genitori single che si piangono i loro dolori: “Se sapessimo di che cosa abbiamo bisogno, non avremmo bisogno dell’amore”. Nel libro non lo sa nessuno, né Arianna che segue il suo Teseo/Stefano sull’isola di Naxos dove viene abbandonata per una inglese, Cora, che parla con i versi della Cvetaeva, e dove rimane a parlare con le stelle, anzi con una stella, fino a quando non incontra Dioniso/Di un surfista con ristorante dei nonni e dodici antipasti misti; in mezzo c’è il medico che ha in cura Stefano/Teseo e che poi avrà Arianna/Occhi, il dottore Damiano Massimini che in seguito, in scia alla tradizione di “Grey’s Anatomy”, le darà anche un figlio – Emanuele – anche se lei preferirà crescerlo da sola. Il problema non è tanto l’evoluzione Harmony, ma la pretesa di fare educazione sentimentale e letteratura, e le donne che in questi anni sono così severe con gli uomini, al punto di esasperarne l’arte – pensiamo a Woody Allen –, dovrebbero essere severissime con chi le banalizza, come la Gamberale nei suoi libri, con chi le rende delle “poere pazze” direbbe Carlo Verdone – grande scrittore di personaggi femminili e di rapporti con i maschi –, invece lasciano correre in nome del genere femminile. Non ci resta che aspettare la nascita del secondo figlio con l’aggiunta del set di coltelli giapponesi e della batteria di pentole in acciaio inox.

 

[uscito su IL MESSAGGERO]

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2 thoughts on “Gamberale: educazione sentimentale frou frou

  1. last but not least ha detto:

    eh luminoso queste “scrittorelle” che fan puro man bassa di premi…

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