Stéphanie Frappart: Iron Lady

Dall’altra metà del cielo a tutto il campo. «Tu me fais tourner la tête». Stéphanie Frappart sarà la prima donna ad arbitrare una finale di calcio maschile, la Supercoppa Europea tra Liverpool e Chelsea del 14 agosto alla Vodafone Arena di Istanbul, in Turchia. Con la Frappart ci saranno l’italo-francese Manuela Nicolosi e l’irlandese Michelle O’Neill, il quarto uomo sarà il turco Cuneyt Cakir, mentre il supervisore al Var sarà Massimiliano Irrati.  «Je ne veux pas qu’on me mette en haut de l’affiche uniquement parce que je suis une femme», Stéphanie Frappart quasi parafrasando Charles Aznavour che canta “Je m’voyais”, non vuole stare in cima né al centro solo perché è una donna, vuole esserci per i meriti. La Frappart ha 35 anni, è francese, nata in Val-d’Oise, da famiglia operaia, ha quattro fratelli, e tutti giocano a pallone, due maschi han provato anche ad arbitrare, lei ha unito il sogno, rompendo tabù e macinando primati: nel 2014 diventa la prima donna ad arbitrare una partita di calcio maschile della Ligue 2 tra Niort e Brest, continuando l’attività nei tornei femminili, nel 2018 dirige la finale del Mondiale Under20 tra Spagna e Giappone. Poi fa il gran salto: Amiens-Strasburgo della Ligue 1 maschile, il mese scorso, ha diretto la finale del campionato mondiale femminile a Lione tra Usa e Olanda, e ora sfonda le porte ed entra in uno stadio turco a dirigere Liverpool e Chelsea. Ha cominciato a dieci anni, prima inseguendo un pallone poi le regole per farlo rotolare, ha preso il fischietto arbitrando pulcini e giovani, nel 1997 ha conseguito la prima licenza arbitrale. Maniacale, studia, perché sa che «l’autorità deriva dalla competenza non dal sesso». I calciatori dicono che è esigente e discreta, e non ha fatto drammi quando ha trovato allenatori come David Le Frapper, del Valenciennes, che per un rigore non fischiato ha parlato di una pattinatrice al posto del direttore di gara, Stéphanie non ha risposto, non c’ha parlato né perdonato. Il centrocampista Pierre Bouby, dell’US Orléans ha detto a “L’Equipe”:  «è il miglior arbitro della Ligue 2, ha una voce bassa, carisma e personalità. Spiega le decisioni, è diplomatica e possiamo parlarle, non cerca di mettersi al centro della partita, il suo obiettivo è davvero il gioco», sarà perché ha giocato a calcio, e non ha perso l’antipatia verso le interruzioni. Un filo di ferro, che punta a un metodo diverso nel modo di condurre le partite. «Con pari capacità, l’approccio di una donna può aiutare a sdrammatizzare le situazioni più accese». Con determinazione e volontà da ragazzina, Stéphanie Frappart deve correre più delle sue colleghe – «Cercare di seguire Mbappé a 37 km/h, non è ancora facile», ha scherzato alla conferenza stampa. Non è un caso che sia non solo l’arbitro del calcio femminile più bravo ma che figuri anche tra i 40 migliori arbitri in Francia. Anche se è ancora in un limbo economico: riesce quasi a vivere di arbitraggio, in un semiprofessionismo, per tre giorni a settimana continua a lavorare come capo del dipartimento attività della Federazione Sport e Ginnastica. La Frappart è ovviamente cosciente che tante ragazze guardino a lei come un esempio, ad oggi la FFF (Federazione francese di calcio) conta solo 1.000 arbitri donne, dilettanti, contro oltre 30.000 in totale per gli uomini. L’organizzazione spera di superare i 1.500 grazie alla leva femminile post-mondiale. L’Italia è ancora più indietro per numeri e mentalità, e le proteste contro gli arbitri donna non hanno lo “stile” di Pep Guardiola che quando allenava il Bayern Monaco, nell’ultimo turno della Bundesliga, contro il Borussia Moenchengladbach, si incazzò molto con Bibiana Steinhaus, quarto arbitro,  e lei non accettò l’abbraccio dell’allenatore nel post gara. A Mestre – pochi mesi fa – l’arbitro Giulia Nicastro (invitata alla Supercoppa con Annalisa Moccia a parziale risarcimento) fu offesa pesantemente da calciatori ragazzini e tifosi, stessi fatti per Sara Semenzin a Bassano del Grappa; e quando non c’è l’aggressione violenta c’è il palpeggio: come accaduto nel campionato allievi della provincia di Milano, dove un 17enne della Novaffori che “è sì esuberante e recidivo di squalifiche ma non è né un delinquente né un molestatore” – così lo difendeva il responsabile del settore giovanile – ha scambiato l’arbitro per una bambola gonfiabile. E se si cercano arbitri donne in rete il primo risultato che viene fuori è un articolo della “Gazzetta dello Sport” sul sexy direttore di gara Elena Tambini. Manca ancora tanto, visto dall’Italia il primato della Frappart è una strada lunga da percorrere.

[uscito su IL MATTINO]

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: