Lionel Messi in modalità Diego Maradona

Dopo aver superato numerosissime volte il centrocampo col pallone al piede ed essere entrato nelle aree di rigore avversarie con alterne fortune – bisogna distinguere le incursioni fatte con la maglia del Barça da quelle con la maglia dell’Argentina – Lionel Messi ha provato a superare i limiti della polemica, divenendo un maradoniano fuori dal campo, entrando in conflitto per la prima volta con una autorità. Dopo la partita di Copa America della Selecciòn contro il Cile, durante la quale era stato espulso, Messi aveva parlato di torneo corrotto e apparecchiato per i padroni di casa: i brasiliani – che poi l’avevano vinto –, e si era rifiutato di ritirare la medaglia nella premiazione della finale per il terzo e quarto posto “per non prendere parte alla corruzione”. Ora è stato sospeso per tre mesi e ha ricevuto una multa di 50.000 dollari, la sospensione gli farà saltare le prossime amichevoli che l’Argentina giocherà contro Cile, Messico e Germania. Ma tornerà in tempo per le qualificazioni mondiali che cominceranno a marzo 2020. Ma il dato è un altro, l’uscita da sé. Il ragazzo tranquillo, il leader calmo che però sacrifica allenatori e calciatori sull’altare della propria gloria, la certezza per sponsor e per gli amanti del politicamente corretto, l’esempio senza macchia – sì, vabbè qualche tassa evasa, ma a chi non è capitato –, il padre, il marito fedele, il portatore della favola e del sogno, zac, dopo un arbitraggio favorevole ai brasiliani, e soprattutto vedendo ancora una volta le proprie grandissimi doti tecniche divenire effimere, bruciarsi davanti al collettivismo avversario, consumarsi inutilmente in lanci e dribbling senza compagni all’altezza e senza l’impalcatura di un gioco – per giunta dopo la parentesi Sampaoli al mondiale in Russia –, ha sbroccato come un Maradona, congiungendo quelle due parti che non si parlavano: almeno nell’ipotesi avanzata dalla mozione del “poeta” Victor Hugo Morales, secondo il quale i due si differenziano “solo” dalla vita in su, ovviamente si apre dibattito, per dire: Alejandro Apo, altro telecronista, relega Messi nell’eccezionalità calcistica argentina, che poi è capace di partorire l’assioma: “Maradona è il più grande calciatore del mondo e uno dei più grandi argentini”, in un paradosso meraviglioso, che vede anche Carlos Bilardo avallarlo, raccontando come Messi e la palla siano protesi reciproche, ma Maradona è altro. Appunto, quell’altro, l’esagerazione massima in campo come nella vita, dove la massima espressione di dissenso messiana registrata è la crescita della barba. Ora, però, mentre Maradona si sta facendo sistemare la rotula destra dal Dr. Eyharchet, alla Clínica Olivos, per poi tornare ad allenare – pare che Bolivia e Cina e diversi club nordamericani lo vogliano sulla loro panchina – Messi si maradonizza, cominciando a inveire contro la CONMEBOL e Maradona gongola e approva, orgoglioso: “Me gusta más este Messi en modo Maradona”, e si spera che passi anche alla Fifa, proprio come Diego, tanto poi il tempo porta ragione et gloria come nel caso delle accuse maradoniane a Joseph Blatter: il “Don Pallone” padrone del calcio mondiale. Finalmente Messi diventa un eversore, dall’alto della sua grandezza calcistica, si assume la responsabilità, esce dal silenzio per cominciare ad avere delle opinioni. Certo in Sudamerica e nei Caraibi c’è poco da abbracciare, c’è poco da sperare, però può sempre iscriversi al partito degli oppositori: affiancare la piccola Greta o stare con Olga Misik la ragazza che contesta Putin. Insomma, anche fuori dal campo è dura per Messi, ma intanto ha cominciato, è uscito dal guscio, è diventato il capitano che l’Argentina reclamava, cancellando dall’album dei giorni di festa assassinati dagli europei: l’immagine che lo vedeva in disparte mentre Mascherano arringava la squadra prima dei tempi supplementari nella finale mondiale; come lontane sono le rinunce alla maglia della Selecciòn, e le uscite dal gioco; questo scatto d’orgoglio, da parte dell’Evaristo Carriego del pallone, è una liberazione, dice che è vivo, che non è un pupazzo della Disney, che anche il campione nel suo piccolo s’incazza. Sperando che questa uscita non sia una virtualità provvisoria, che Messi non torni più ad essere “The Quiet Man”, e vada incontro alla sua vecchiaia – calcistica – con un rosario di anatemi maradoniani contro i poteri, producendo romanzi di cappa e spada e pallone, oltre i gol.

[uscito su IL MATTINO]

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