Il calciomercato e la giostra delle mogli

Dove un tempo Rita Pavone poteva cantare e lamentarsi della solitudine domenicale – causa pallone – ora, invece, c’è l’iperpresenza delle mogli. Dove un tempo il calciatore era pirata che vinceva le reticenze anche di mammà, ora ubbidisce e segue un protocollo familiare che lo vede ubbidire alla moglie come e più che allo sponsor. Insomma, è finita l’era del calciatore libero che inseguiva il campo e poi ragionava sul resto, ora vince e sempre più spesso prevale la scelta della consorte, che se non va allo stadio a twittare sul modulo scelto dall’allenatore, se non è in tivù a dire come meglio passare il pallone al marito, è in giro nella città giusta: scelta non per la squadra ma per quello che c’è intorno. La giostra delle mogli, sempre bionde, più bionde delle altre, almeno fino a quando il colore non viene meno in un giorno di distrazione e in fondo alla radice, al capello che si scurisce e che torna all’origine, si vede anche il barrio che fu all’inizio di tutto, la strada dove cominciò l’amore dopo il palleggio. E allora ecco l’esercito delle finte bionde – copyright Enrico Vanzina – sempre più bionde delle altre, per dire delle mogli degli allenatori o peggio dei presidenti, costrette ad essere coro, nella vicenda, o forse solo a rispettare i ruoli. La moglie del calciatore di oggi è invasiva più d’un tackle di un difensore scozzese, ossessiva più d’una scrittrice di gialli, e presenzialista più d’una cantante, se poi i tre esempi si presentano come fenomeni simultanei è la fine: del calciatore e della squadra. Sì, perché la marcatura dell’amore può fare più di quella d’un difensore, e il calciatore si ritrova pedina che non sempre viene spostata nella direzione giusta. In principio fu Gaby Schuster moglie di Bernd Schuster che si fece procuratore, e che nella sua storia riassume tutto: pericoli della contiguità lavoro-famiglia, pregiudizi dell’uomo sopraffatto dalla donna: era il 1978, e debolezze: si cominciò a Colonia, poi Barcellona e Madrid (Real e Atletico), e dopo Leverkusen (Bayer) e Città del Messico (Pumas); Gaby da estetista intuì che poteva dimostrare a se stessa, al marito e a gli altri che c’era di più oltre le gambe – anche se poi Bernd fece il suo ingresso al Barça in uno spogliatoio tappezzato di foto di sua moglie: in un servizio di nudo integrale per “Playboy”. Gaby era la versione cingolata della moglie che si occupava di calcio, da lei si possono far discendere le altre: esagerata in tutto, fino all’isolamento tipico dei non allineati, anche se in Germania divenne esempio per Bianca Illgner, Angela Hassler e Martina Effenberg. La versione pop è sicuramente Victoria Beckham: più svelta e attenta del marito e più precisa dei cross di David nelle preferenze, che cominciò a far coincidere le passerelle con le scelte delle squadre, da Madrid si volava a Los Angeles poi Milano e Parigi, lontanissime dall’inutile – per lei – Manchester, ma dove George Best bestemmiava, Victoria senza interventi invasivi e con una sottilissima linea da pupara gestiva il marito meglio degli allenatori sulle fasce. L’incrocio della moglie cingolata con quella pop è Wanda Nara che usa male sia i cingoli che il pop, ad oggi i risultati non sono paragonabili ai successi di Gaby né agli spostamenti di Victoria che ci aggiunge una narrazione da atrio di Buckingham Palace. Poi c’è l’irruenta, che si divide in due tipi di irruenza: l’effimera e la concreta, nella prima categoria rientra Federica Riccardi, la fidanzata dell’ex granata Alessio Cerci che salutava sui social la serie A come uno stagno, dichiarando che il calcio che conta stava nella Liga, segnando il passaggio all’Atletico Madrid con parole da Marchese del Grillo. Della seconda specie – l’irruenta concreta – è Kristen Pazik moglie di Andrij Ševčenko, responsabile del trasferimento dell’attaccante dal Milan al Chelsea in nome di una istruzione migliore per i figli; di questa seconda specie fa parte anche Véronique Zidane, fautrice – secondo Giovanni Agnelli – del passaggio del calciatore franco-algerino dalla Juventus al Real Madrid, e secondo la stampa spagnola anche del ritorno come allenatore, in questo caso si tratterebbe di una spinta al miglioramento; altra irruenta concreta è Helena Seger, moglie di Zlatan Ibrahimovic, determinata e riservata, pare che persino Mino Raiola la tema, è lei che ha deciso per il salto negli Stati Uniti, di fatto pensionando Ibra. Oggi le squadre devono prima convincere le mogli e poi i calciatori, avere una città che colmi le assenze, che garantisca ogni tipo di svago, e a dominare non è un pensiero aristocratico e nemmeno capitalistico o che si giochi la Champions League, ma il soddisfacimento del karma capriccioso delle finte bionde, trovarsi col gadget giusto al momento del trasferimento, altrimenti addio calciomercato, ciao bomber.

[uscito su IL MATTINO]

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