Fred Bongusto: tutta la vita a cantare la vita

buono Fred. dico il tramonto, scoprendo appena il sorriso. adesso vorrei che piovesse. dici che è stata una truffa cantargliela tutta di botto sul terrazzo bord de mer? tra whisky poco nobili e champagne da dimenticare, tra cosce che si scoprivano e promesse non mantenute, posaceneri e temporali di fumo, e posate e piatti che fanno parte del sound, o crociere mer mèditerranée, che a quest’ora se va bene sono sospiri. ma io non ci credo che smetti, non ci credo che lasci i barmen e gli appoggi sonori pour dames. siamo gli ultimi romantici Fred, anche senza giacca, una volta in una tasca delle tue c’ho trovato gli occhi di una che non si staccavano più, e tu hai sorriso dicendo che avevi una banda da crepacuore, e che quella sera hai battuto il record olimpico di apro e chiudo e taccio per sempre perché loro tornano a casa e io continuo la tournée, che visto dalle spiagge dell’adriatico sembra l’albero della vita, cantato in due capoversi e con una colonna di marmo a reggere tutto l’amore che c’è nella pedalata triste di uno che ascolta e non capisce, di uno che disprezza perché non coglie, e di uno fatto cornuto con una nota, una sola, senza nemmeno un arbitro venduto da accusare. Fred, mi ricordo ancora quando sognavi d’essere un leone sordo messo in croce dalla malinconia su un autogrill nuovo di zecca che non dorme da anni perché ripensa alla scorza da adolescente e alla parola esatta che avevi inseguito e poi cantato, senza mai dare forfait, nemmeno una sera, tutta la vita a cantare la vita e quello che resta dopo aver bevuto, dai lamentati Fred, accusa qualcuno, smettila di ridere, facciamo che è solo un gioco e che tu stimi pure De Gregori, che non ha le basette come orecchie basse di cocker anche se adesso canta in napoitaliano, ma ha le emorroidi. stringi ancora, amore fermati, senza deprimere nessuno, facci sentire la spinta dolce, e poi lo smorzo improvviso del più invecchio meno sopporto la gente, anche la mia, che è sempre la stessa con le rughe e le croci sul petto, con le cambiali da firmare e la casa al mare, con la speranza appoggiata al lavandino, mentre tu sei lontano, un filo di barba nello specchietto retrovisore, e l’orologio dimenticato sul comò della più bella, sai che m’importa di Peppino, sai che m’importa del resto, dicevi accelerando. una volta a Malaga ci son stato davvero, Fred, con i miei alibi da campione mancato e le astuzie di chi sa raccontare, ma non c’eri tu, e allora ho sorriso cercando la canzone, alzando il volume in una stanza giallognola con la tua voce che usciva dalla finestra e la speranza mia, solo mia, che andasse a prendere una che passava di lì come un tassì, e lei, ondeggiando, dice sì, l’amore per principianti è incoscienza, un compromesso per crescere

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