Zeitoun: Ulisse tormentato dagli equivoci

L’uragano Kathrina ha cancellato case, città e vite. Si è trascinato via molte storie, ha ucciso, devastato, stravolto. E dopo sono seguiti superficialità, inettitudine, violenze. Tutti ci siamo fermati al rimpianto per New Orleans sommersa, ma c’era altro, sotto l’acqua sporca. C’erano storie come quelle di Zeitoun che Dave Eggers ha raccontato nel sul ultimo libro (Zeitoun, Mondadori, pag. 311, euro 17,50),  che sono vere e proprie odissee, l’uomo siriano, un Ulisse tormentato dagli equivoci, mosso da buone intenzioni, frainteso, scambiato per un saccheggiatore e trattato da terrorista. Inquieta e commuove questa storia, perché costruita bene, con una velocità di pagine che restituiscono l’oralità, quasi riflettono il ritmo musicale dei luoghi dove sono accaduti, Eggers va oltre Kafka con gli occhi di Dickens. Si ride e piange, leggendo, ci si commuove per la dolcezza di Kathy la moglie di Zeitoun, si sorride con i suoi ricordi siriani, la famiglia di viaggiatori di mare, la storia di suo fratello Mohammed miglior nuotatore marino del mondo e delle sue gesta. Eggers con una ricostruzione impeccabile ci porta a New Orleans prima dell’uragano, ci fa entrare nella famiglia di Zeitoun e nella sua routine, tra figli e affetti, ci racconta l’arrivo negli Stati Uniti e l’innamoramento con sua moglie, la sua ditta di tinteggiature e l’armoniosità costruita con fatica, la conquista della sicurezza economica, con onestà e sacrifici. Una bella famiglia americana, mista, musulmana, integrata. Di quelle da farci un film. Poi la tempesta, l’evacuazione forzata e la decisione di Zeitoun di restare a veglia dei sacrifici sotto forma di immobili. L’arrivo dell’acqua, la devastazione, i suoi giri in canoa e l’aiuto a vicini e a sconosciuti. La latitanza dello stato, e il piacere anche solo di dar da mangiare ai tanti cani rimasti soli, in trappola, in case divenute gabbie. La crescita di tensione i primi saccheggi, l’arrivo dell’esercito, e l’arresto di Zeitoun, in casa sua, senza motivi, senza diritti, la carcerazione tra Abu Ghraib e Guantanamo, i sospetti, i maltrattamenti e le umiliazioni che nemmeno un terrorista merita. L’ossessione di telefonare alla moglie di Zeitoun, i suoi disperati tentativi di chiamarla per avvisare che è vivo seppure in prigione, raccontano meglio di qualunque immagine cosa è accaduto. Nel racconto non ci sono giudizi ma fatti, a leggerli sembra che l’America della felicità nella costituzione non sia più capace di tenere a bada la propria anima da far west ogni volta che una tragedia la sconvolge, scompaiono i diritti, si abbassa il livello di pietà e sale una violenza sconsiderata in nome di una difesa che diventa giungla. Eggers con un racconto completo, in cinque parti, restituisce la tragedia di una famiglia innocente, finita preda delle ansie di una nazione che non sa più aiutarsi.  E le basterebbe ascoltare i suoi immigrati, quelli con la forza di Zeitoun oggi (ma anche degli altri coprotagonisti di questa storia Todd, Frank, Ronnie e Nasser), o Sacco e Vanzetti, ieri.

[uscito su IL MATTINO, 2009]

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