Archivio mensile:giugno 2020

Corso: Fred Astaire da dribbling

Mariolino Corso era una incarnazione serpigna, l’ultima possibilità per piede sinistro in Italia. Annoverabile nel movimento dei calciatori svogliati, ma non lo era. Esitante sì, quasi non avesse chiaro il quadro del suo talento. E proprio nelle sue esitazioni c’era il calcio dell’Epoca che riassumeva. Aveva solo un piede per calciare e se lo faceva bastare. Come Garrincha una finta sola, sempre la stessa, ma efficacissima. Corso suppliva alla corsetta e alla lentezza con il piede sinistro di Dio – battezzato a Tel Aviv nell’ottobre del 1961 da Gyula Mándi dopo una partita dell’Italia – che richiamava i western, quasi si aggirasse per i campi a raccogliere taglie, segnando. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Alex Zanardi: poema d’imprevisti, mutamenti e vittorie

Ci fosse Omero avremmo, per Alex Zanardi, la Peripéteia: un poema di imprevisti, mutamenti e vittorie. L’eroe è solo uno che non si scoraggia, direbbe lui, unendo Ettore e Achille in una Nike di Samotracia: dove gli arti sottratti sono invertiti. Al posto delle braccia via le gambe. Un corpo scolpito dagli Dei e minato dal fato. Rimangono le ali, e Alex se l’è fatte bastare, continuando a volare, cambiando piste e mezzi, tragitti e paesi, ma andando fino in fondo, cadendo e rialzandosi, perdendo e tornando a vincere, in un continuo leva e metti che ricorda – in grande e a velocità da capogiro – la vita di tutti noi. Zanardi corre. Zanardi non sta fermo, non ci riesce proprio. Zanardi se ne inventa una nuova ad ogni albo. Come in un fumetto. Anzi un fumetto. Caparbio. Sicuro. Diretto. Zanardi da Castel Maggiore, figlio d’un idraulico e d’una camiciaia, niente a che vedere con la ricchezza, molto con i sacrifici. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Sarri – Gattuso: è il “titulo”che fa il comandante

Per amare Sarri bisogna avere meno di diciott’anni come per leggere Nietzsche; Gattuso, invece, si può amare anche da vecchi, perché non promette prese di palazzo né rivoluzioni, ma “solo” qualche “titulo”. L’altra sera, dopo una partita scialba dove il Napoli era più squadra della Juventus giocando in modo allegriano, si sanciva il vero definitivo passaggio da un comandante all’altro, con la messa in soffitta – in massa – del sarrismo, dopo il passaggio troppo breve e senza “tituli” di Carlo Ancelotti. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , ,

La telecronaca di Buffon

Nel vuoto dell’Olimpico Gianluigi Buffon si è sostituito alla telecronaca – i giocatori del Napoli sembrava non tirassero in porta per non distrarlo –: urla, che venivano dal passato, dai campetti, e, ordini, che disegnavano il futuro in modo selvaggio. Un sound che teneva insieme la vetta delle sue ambizioni e la fossa delle sue paure. Non se ne è accorto, ma stava già allenando. Surfava tra schemi, in un campo ridotto all’intimità dalle assenze sugli spalti. Per larghi tratti di partita ha ricordato Silvio Orlando che in Palombella rossa, intimava, ossessivo, ma sul bordo di una piscina: «Marca Budavári, marca Budavári, marca Budavári». Sostituendosi e/o affiancandosi alle parole e ai pensieri flebili di Maurizio Sarri. La voce disegnava la sua panchina, anche se Buffon continuava a preoccuparsi della partita. È probabile che lo abbia sempre fatto, non sentito, coperto dalle urla dei tifosi, o che, come Zoff, seguisse le azioni declamandosele dentro, per non perdersi il pallone, per non distrarsi, ma, ora, non si può più nascondere: l’abbiamo sentito. Prima lo vedevamo soltanto. Ora c’è il sonoro.

[uscito su Lo Slalom]

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Minà: vita, avventure, incontri e ricordi

Gianni Minà è la scatola nera di un mondo felice che non c’è più: tutto quello che abbiamo amato, che lui ha cercato, raccontato e connesso con l’Italia. Per questo ora soffre a ricordare, soffre a darci il backstage di quegli anni, e lo fa con delle cartoline da quel tempo, piccoli frammenti di una enorme grandezza. Dentro queste cartoline che sono i capitoli del suo nuovo libro, “Storia di un boxeur latino” (minimum fax), ci siamo noi, dispersi tra le righe, a ricordarci di quando Minà portava in tivù scrittori, attori, registi, musicisti, chiunque avesse qualcosa di davvero interessante da dire e lo dicesse bene; erano un altro mondo e un’altra Italia, quella di oggi soffre a connettersi, è pigra e poco interessata agli altri, e i Minà vengono stroncati sul nascere. Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,