Alex Zanardi: poema d’imprevisti, mutamenti e vittorie

Ci fosse Omero avremmo, per Alex Zanardi, la Peripéteia: un poema di imprevisti, mutamenti e vittorie. L’eroe è solo uno che non si scoraggia, direbbe lui, unendo Ettore e Achille in una Nike di Samotracia: dove gli arti sottratti sono invertiti. Al posto delle braccia via le gambe. Un corpo scolpito dagli Dei e minato dal fato. Rimangono le ali, e Alex se l’è fatte bastare, continuando a volare, cambiando piste e mezzi, tragitti e paesi, ma andando fino in fondo, cadendo e rialzandosi, perdendo e tornando a vincere, in un continuo leva e metti che ricorda – in grande e a velocità da capogiro – la vita di tutti noi. Zanardi corre. Zanardi non sta fermo, non ci riesce proprio. Zanardi se ne inventa una nuova ad ogni albo. Come in un fumetto. Anzi un fumetto. Caparbio. Sicuro. Diretto. Zanardi da Castel Maggiore, figlio d’un idraulico e d’una camiciaia, niente a che vedere con la ricchezza, molto con i sacrifici. Ci vorrebbe Pazienza per uno Zanardi diverso dal suo (Massimo) che era il vuoto, «l’assoluto vuoto che permea ogni azione»; mentre quest’altro Zanardi (Alex) è il pieno, in comune oltre al nome e a Bologna, una Golf. In un gioco del rovescio. Alex il primo kart non riesce a ritirarlo, e deve dormirci su perché era il 2 agosto a Bologna, il giorno della strage. Ha quattordici anni e non lo prende come un avviso. La prima auto doveva essere la 127 bianca del nonno, stesso modello di quella che è diventata la bara della sorella, morta a 15 anni, col fidanzato, in un incidente stradale. Il padre scelse una Volkswagen Golf rossa, convinto che una tedesca lo avrebbe protetto. Lui che si divideva tra Lauda e Villeneuve. È tutto nei primi anni, presagi e caduti. Poi si mette a girare anche Alex, raggiungendo le piste dei piloti che sognava di imitare. Nel 1991 sostituisce Michael Schumacher alla Jordan e fa l’esordio in Formula Uno, Gp di Spagna a Barcellona. Arriva nono, e mentre corre riesce a vedere il padre arrampicato sulla rete a bordo pista che si sbraccia per salutarlo. Il ragazzo promette, ha talento, ma anche schifo per il mondo che sta intorno alle piste. Nel ’93 a Spa in Belgio prende il guardrail perché gli vanno in tilt le sospensioni, girava a 270 km/h, il suo collo ha subito una accelerazione e si è allungato. Lo aiuta Ayrton Senna. «Mi stirai malamente il nervo spinale e i muscoli del fascio dorsale. Il braccio sinistro era come paralizzato. Ebbi anche un trauma cranico e un edema cerebrale che si riassorbì. Quando arrivai in ospedale dissi a mia moglie Daniela che avrei smesso di correre. Lei si preoccupò: se dice queste cose è fuori di testa, è grave». Ma non smise, era davvero la botta. Tre anni dopo emigrò negli Usa per correre in Formula Cart con il team Ganassi, vinse due titoli consecutivi e poi tornò in Formula uno con la Williams, e dopo di nuovo in Cart con il Mo Nunn. Nel 2001, quattro giorni dopo le Torri Gemelle, a Lausitzring, sotto un cielo cupissimo, finisce la sua prima vita, la sua auto è tagliata a metà da Alex Tagliani che gli arriva addosso a 340 km/h, volano pezzi e cambia tutto. Alex ha meno di due litri di sangue in corpo e non più le gambe, subisce 15 operazioni. Va oltre il dolore, e quando torna ride più di prima. Ha un altro corpo, e un’altra vita. Con quello che gli rimane riesce a fare più di prima, costringe lo sport e l’opinione pubblica a fare i conti con lui. «Steve Hawking muoveva solo un occhio, era quello che gli restava, ma ha continuato a insegnare e a fare scoperte di cui l’umanità gli è riconoscente. Hawking era molto disabile ma non handicappato. Io nel mio piccolo, nel mio settore, lo sport, sono disabile ma non handicappato». Un anno e mezzo dopo l’incidente torna a Lausitzring, completa i 13 giri che gli mancavano prima dell’incidente, e poi cambia sport, sceglie l’handbike. Senza smettere di correre in auto. «Mi chiamo Alex Zanardi e sono un pilota». Va in tivù, si espone. Racconta. Scrive. Viaggia. Dice a tutti, guardate quello che resta non quello che manca. È un problema mio, intanto segnatevi 4 ori e 2 argenti tra Londra e Rio de Janeiro ai giochi Paralimpici, e 12 volte oro nei mondiali su strada. È il miracolo dell’uomo senza gambe che ha un cuore che basta a supplire. Più lo sport prova a cacciarlo, più lui ci torna dentro, si immerge e lotta, fa a sportellate col tempo e le discipline, incoraggia e spinge, perché Alex è rimasto il ragazzino che a 14 anni non si fa scoraggiare da una bomba in una stazione, e che a 35 non smette di correre anche se non ha più le gambe. Un vero guerriero e un grande viaggiatore, nemmeno la pietà riesce a prenderlo. Cadendo non è diventato più simpatico o debole, ma molto più forte.

[uscito sul MATTINO]

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: