Giannimuratessen

Codice Mura: introduzione del reato di insalaticidio e di lesa caciopepità.

Non collaborava alla guida per non passare da Giuda, rispettando sempre l’osteria che è la storia, e non cambiando mai se stesso, se non per gioco. Così al massimo da Gianni Mura diventava il sale di Umani Grani.

Bisogna bere per ricordare e mangiare per dimenticare diceva Manuel Vázquez Montalbán; con Mura, che non mangiava e beveva da solo, si evocava sempre, non si dimenticava niente.

Cucina e sesso vanno insieme come ci insegna Marco Ferreri, per questo oggi il cinema italiano mangiando solo yogurt ci dice pure che scopa molto poco.

Un vecchio detto insegna che a tavola non si invecchia, per questo Mura è sempre qui.

Ha visto cose che voi convitati non potreste neanche immaginare: tartufo bianco su ostriche, formaggio su vongole, Barolo su catalana di astice. Il nostro Roy Batty in Blade Eater.

Il pre-gusto è un capitolo manganelliano sull’orientamento del desiderio, cosa si cerca, dove si vuole arrivare e in che modo.

La memoria gastrica, per lungo tempo educata, di Mura va conservata, non facciamone un rapido corso di Slow Food.

«Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei»: in assonanza con “Palombella rossa”, scopriamo che Moretti era un Mura buono al cinema mentre tutti pensavano che fosse tremendo, non sapeva dei fossi nei menù.

La verità è nell’aceto.

«Boicotto i ristoranti dei cuochi di Masterchef». «Gianni, noppuoi».

Riuscì ad essere amico, a non pentirsi della decisione, ma disse no a Gino Veronelli, sua Nasità, Pelé del vino, le lion ivrogne/il leone ubriacone che, come un vero miracolo della tavola, arrivava a invocare il cubismo alimentare di Apollinaire, quando due uova al burro racchiudevano l’esperienza.

Il primo vino un Moscato d’Asti, le rivelazioni a casa di Veronelli, poi la barbera di Giacomo Bologna. Il suo debole? I vini mossi: Gutturnio, una Croatina, una Bonarda, un Lettere, un Gragnano.

La Felicità? «In riva ad un torrente in Francia, a un fiumicello con dei salici e i lampioni, bevendo l’ultimo bicchiere di rosso o un Bas-Armagnac dell’annata giusta: qualcosa che gli assomiglia abbastanza».

C’è stato bisogno dell’intervento di Mura per ricordare la differenza semantica e semiotica tra recensione firmata del giornale e segnalazione di TripAdvisor.

Non si può tagliare il pesce con un coltello da carne, non per una questione fisica, ma di stile, se non capite, allora smettete di leggere.

I superlativi s’afflosciano come soufflé mal riusciti, i punti esclamativi vanno evitati per decenni, e i “miglior” tradiscono un’ambizione che non è al pari della realtà. Dizionario Mura per avventurarsi nella giungla dei commenti degli avventori.

L’articolo per i piatti, il vitello tonnato, variazioni di Cuvée, Bourgogne o Bourguignonne? Italia Francia, un’incomprensione che si perde nella traduzione e nelle cucine.

Prima della guerra per il petrolio, per i pistacchi o per il cedro perfetto, c’era e continua l’orgoglio nazionale del sal dell’avvenir.

Mura con la cucina ha ragionato seguendo il percorso della lingua italiana intervallata dalle contaminazioni internazionali e locali, per questo ha mangiato per pensare.

La storia sull’origine del carpaccio ci spiega che per una creazione occorrono: una carenza, un artista, un altro artista fuori dalla cucina, ad esempio un pittore o un compositore, e per finire una montatura di gusto. In pratica l’Italia non ha più speranza.

Il cibo povero diventa ricco per le sue rielaborazioni, al punto che conviene prendere le ostriche: il piatto consolidato viene sempre rivisitato e quindi scordati quello che era. La destrutturazione opera come se gli chef fossero Jacques Derrida, finendo per distruggere.

Ci vuole orecchio, si raccomandava Jannacci, ma anche naso come ricordava Sepúlveda  per scegliere il ristorante in una città sconosciuta.

Se proprio ci deve essere una morale nella storia dell’aglio è: vivrete di più, ma da soli.

L’aglio è un pianeta che Gianni esplora, decidendo poi di limitarne la frequentazione, arriva anche a discutere con Ceronetti, poeta ma soprattutto aglista, che risolve il problema bevendo tè e non vino, e Gianni bestemmia.

Chi cucina veramente non ha tempo per scrivere, chi scrive non ha tempo per cucinare, insomma conviene mangiare e soprattutto bere (BENE).

La panna puttana, i funghi con le vongole come il rognone con le alghe marine, il carpaccio di ananas. Prima che regole di sopravvivenza, divieti assoluti per vivere bene.

Il vino non si lascia sulla tavola, gli amici si riconoscono nei pollai (metodo Brera), quando c’erano, in cucina si può fare tutto ma dipende come, per le cavallette fritte aspettiamo ancora un po’, e quanti cattivi pensieri che vengono.

Dopo gli EFLN con Luis Sepúlveda, gli FSLN in Nicaragua cantati da Joe Strummer, e le BR di Renato Curcio, arrivano gli spietati GRAS di Gianni Mura, Gruppi Resistenza Anti Sushi.

«Porcini e mirtilli crescono vicini nel bosco, perché non dovrebbero andare d’accordo nel piatto?», questa la domanda di Pina Bellini che riassume la vita di Mura, come conferma lo stesso Vinícius  de Moraes: «La vita, amico, è l’arte dell’incontro».

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