Cantelli Anibaldi: la luce nell’ombra su Sanpa

c09320bf2a104eecbdd31daca2629576Una lotta fisica e psicologica, prima con la droga poi con Vincenzo Muccioli, raccontata con estremo realismo, e una efficacia da reportage di guerra, alternando introversioni e ampie esplicitazioni, ecco: Sanpa. Madre Amorosa e crudele (Giunti) di Fabio Cantelli Anibaldi. In molti hanno visto l’autore nella docuserie di Netflix svettare sugli altri per compostezza, equilibrio nei giudizi e grande capacità di restituzione, ma quasi nessuno si ricordava che nel 1996 era uscito questo libro, ora riproposto con tutta la sua forza. Cantelli Anibaldi sa scrivere, sa scegliere gli appigli giusti, concedere tregua al lettore alternando l’aggressività della droga e dei metodi di Sanpa con le fughe e le sorprendenti parole di Muccioli. Il libro ci racconta il Fondatore come un capo di stato dell’Est – con l’esplicitazione funebre –, un personaggio pieno di contraddizioni, con un approccio empirico e una formazione eterogenea che metteva insieme sincretismo e psicologia. Da una parte c’è un uomo dell’Emilia Romagna, macho e sicuro, che lascia il mare di Rimini per l’entroterra, che frequenta Milano da fenomeno magico, e che si ritrova a prendersi cura di una enorme fetta di gioventù che alla fine degli anni settanta tutti davano per perduta, quella che si faceva d’eroina. Muccioli con ideali disperati, una grande dose d’avventura e intuizioni che poi sarebbero diventati pure metodo si innesta prima francescanamente e poi tirannicamente nel contesto della droga. Un mondo oscuro ed esasperante, che tutti considerano impenetrabile. Muccioli no, e Cantelli Anibaldi ci fa comprendere come ce ne siano due: quello degli inizi che riesce ad avere tutto sotto controllo, e quello del dopo che diventa star di speranza e cattolicesimo d’accatto. L’ultimo gradino prima della fine, Sanpa, appare a chi sta nel mondo della droga come l’appiglio possibile, la cura praticabile, la possibilità estrema, accettando le leggi di una vera e propria Nazione, dentro il paese Italia. La Nazione Sanpa viene descritta dagli albori alla fine del suo Fondatore, che diventa liberazione per tutti. Il corpaccione di Muccioli, coincidente con l’allargamento degli spazi e l’accrescimento dei numeri, diventato ingestibile, perché non più controllabile con quelle regole impartite all’inizio: un misto di violenza e contrasti, per ricostruire corpo e psiche annullati dall’eroina. Muccioli ingrassava e sembrava ingigantirsi, e non era più lui ad abbracciare i drogati che nessuno voleva, ma loro e le loro famiglie a voler avvinghiarsi all’uomo che sembrava avere una soluzione possibile, anche andando in deroga alle leggi italiane. Un inseguimento di corpi prima svuotati e dopo da riempire, un travaso di valori perduti, di aspettative disperse. E in questo passaggio tra stati, Muccioli diventa controversia, ma Cantelli Anibaldi fornisce un ritratto che cozza con la percezione critica, raccontando anche gli abusi giornalistici, le derive pennivendolesche, e piazza due tre momenti che fanno impressione per la capacità di visione del Fondatore. Sovverte e conferma, anche se dà per scontato molte cose, tra queste l’omicidio Maranzano: per nulla raccontato, che solo chi ha buona memoria ricorda e chi ha visto la serie adesso ha scoperto; quando uscì il libro tutti sapevano del pestaggio, della morte e dello spostamento del cadavere. Quella scritta da Cantelli Anibaldi è una testimonianza fondamentale, con un libro che storicizza un momento che ha riguardato tantissime famiglie, con tutte le assenze dello stato, l’improvvisazione delle leggi e la solita repressione italiana: unica soluzione per le debolezze. Muccioli e la sua Nazione furono una risposta d’istinto e opportunità nell’assenza, con molti errori, una violenza diffusa, ma anche l’unico abbraccio in quel momento. Il resto è saga, con colpi di scena, intrighi, e arricchimenti. Si poteva fare diversamente, come poi si è anche fatto: Muccioli rappresentava una soluzione artigianale e pericolosa, ma meno del silenzio di stato, la testimonianza è proprio il recupero di Cantelli Anibaldi, nonostante Sanpa e grazie a Sanpa.

[uscito su IL MATTINO]

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