Archivio mensile:Maggio 2021

Prova a prendermi. Ottant’anni di fuga di Bob Dylan

190250752_4640169349333557_1334313514548784850_n1. Enigmista, occultatore, costruttore della realtà a strati. Dylan ama disseminare se stesso nelle immagini e nelle canzoni per farsi scoprire e darsi nuovamente alla fuga.

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Battiato Platz

1. Che si spingesse a fare scalo fino a Grado, viaggiasse con profughi afghani e balinesi nei giorni di festa, Battiato è stato come la Porta d’Europa di Mimmo Paladino, una parentesi di luce tra mondi distanti che iniziavano a comunicare fumando sigarette turche.
2. L’opera completa di Roberto Calasso, l’unico capace di attraversare con agilità tutto il catalogo Adelphi, ancora prima di essere impaginato.
3. Perché nonostante “La cura” abbia provocato più danni de “I ponti di Madison County”, spesso abbiamo ripensato con invidia a quella libertà di vagare per i campi del Tennessee.
4. Un compendio di tutte le cose belle perse negli anni: il partito comunista, il cinema di Nanni Moretti, i CSI e un urlo di rimando che imponeva: Acireale! “E ti vengo a cercare” è una mappa delle essenze perdute.
5. L’unico uomo a non restare paralizzato come da Medusa o a vincere il Roland Garros dopo aver visto le tette di Loredana Berté.
6. Bestiario catanese alle pendici dell’Etna, che anche se quello che viveva dentro di lui si prendeva anche il caffè, i suoi testi erano popolati come savane, in cui convivevano cinghiali bianchi e uccelli che volano volano, mosconi e farfalle giapponesi, lucertole che attraversano la strada e cammelli in una grondaia.
7. Canta in arabo a Baghdad ed è subito Marco Polo, molto meglio delle segretarie che parlano le lingue di tutto il mondo. E se non servirà l’inglese il giorno della fine, un giovanotto di pelle bianca e sciarpetta marrone, canta in francese a San Marco con libri pieni di filosofia.
8. «Sono un proletario dello spirito».
9. Quando da Milano fugge sul monte Athos e visita Konya e i suoi dervisci, poi comincerà a studiare il buddismo tibetano e il misticismo sufi, non abbandonando Aldous Huxley. Il Bruce Chatwin italiano, facendo della musica leggera la Patagonia.
10. «Finalmente sei arrivato – avrà sospirato Manlio Sgalambro – qui c’erano troppe fimmine».
11. Attraversava deserti, prendeva treni, superava passaggi a livello, la Russia e la Libia, Radio Tirana e le musiche balcaniche. Si imparava la geografia prima della Champions League con le sue canzoni.
12. Vede Elvis suonare in un film e imbraccia la chitarra. Sarà regista di documentari e film – purtroppo con questi ci saranno punte di ozpetekismo – . Non diventa Visconti, ma ne stacca parecchi.
13. Ma poi che cazzo c’era scritto nella lettera al Governatore della Libia?
14. Canta “Povera patria” a Noto con la cattedrale crollata, e i politici oggi twittavano che gli aveva insegnato a trovare l’alba nel tramonto. Distratti come l’uva passa.
15. A calcio giocava libero e un palo gli cambia la fisiognomica, amava i bus del Cairo, è stato il primo ad avere il sintetizzatore come The Who. «Unisci il tutto» e trova le connessioni per poi farne una canzone.
16. L’imboscata vera fu di far cantare una canzone di Manu Chao a Sgalambro.
17. Questa estate da on a solitary beach sarà semplicemente vissuta “alone”. Un’estate sicuramente meno wonderful, la prima senza di lui.
18. Un’infanzia vissuta con la zia e le sue allieve sarte, svelando tutto l’universo femminile. Non è un caso che le sue collaboratrici e interpreti più fidate siano state Milva, Giuni Russo e Alice.
19. A proposito del concerto a Baghdad disse “Una cosa nella vita ho imparato: non sempre il bene sta dove lo si denuncia e non sempre il male sta dove lo si addita.” Perché a Battiato non hanno affidato la questione palestinese?
20. Giusto Pio, come un fidato Yanez. Se gli arrangiatori per la maggior parte dei casi erano stati tappeti persiani, il violista tesse le note e parole di Battiato componendo mosaici. Un dialogo che diventa unica voce.
[il ritratto di Battiato è di Sergio Vanello]
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Un Mourziano a Roma

L’unico paragone possibile è con Tomas Milian anche per musicalità di lingua, disinvoltura di parolaccia e atteggiamento spaccone, ma da quando il cinema di genere è morto, nessuno ci pensa. Kim Arcalli, il montatore e sceneggiatore fuori tempo, diceva che Milian era «un meteorite precipitato a Roma» nell’Aprile del 1959, ora a parte il Marziano di Flaiano che arriva in astronave, dallo spazio, l’altro meteorite è José Mourinho. Continua a leggere

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