Un Mourziano a Roma

L’unico paragone possibile è con Tomas Milian anche per musicalità di lingua, disinvoltura di parolaccia e atteggiamento spaccone, ma da quando il cinema di genere è morto, nessuno ci pensa. Kim Arcalli, il montatore e sceneggiatore fuori tempo, diceva che Milian era «un meteorite precipitato a Roma» nell’Aprile del 1959, ora a parte il Marziano di Flaiano che arriva in astronave, dallo spazio, l’altro meteorite è José Mourinho. La terra ai contadini, chiedeva Milian nei suoi western messicani, provando a fare la rivoluzione o a tradirla a seconda degli sceneggiatori, nell’impossibilità e nello stagno l’unica mossa da fare per il cinema e il calcio italiano era prendere il portoghese, per sperare nel ritorno del genere. Ora che son tutti intimisti, pure Sorrentino, e nessuno gioca a fare la rivoluzione, arriva l’attore giusto. Fin dai tempi di Madrid, del periodo almodovariano, Mourinho è uscito dagli schemi di calcio ed entrato nel ramo sceneggiature di genere. È il Tomas Milian che passa dai film d’autore (il Porto) alla rivoluzione russa – via Abramovich – a Londra, e che poi trova il poliziottesco a Milano, e adesso finalmente approda a Roma, dopo i film sbagliati in Inghilterra, per tornare al cinema popolare. Dovrebbe farsi doppiare da Amendola (Claudio) e man mano allenarsi col daje, dimo, famo, guera, pijamose Roma, studiando con Carlo Verdone il sordismo, unica materia possibile per comprendere la città. Intanto, dare i soldi per l’analista a Totti&Ilary&Castellitto – è stato tutto inutile e poi con la fiction, come sapeva Truffaut, che cambiò il calcio francese, il cinema ti costringe a guardare in alto, la tivù in basso – e occupare Cinecittà come e più di Federico Fellini. Con Mou: Roma torna città aperta e del cinema e di Pasquino, i Friedkin dovrebbero scritturare Valerio Mastandrea che legge a Mourinho – tipo podcast perpetuo – Gioacchino Belli e Trilussa fino al malinconico Flaiano, passando per Vaime e Manfredi di Luigi Magni con intermezzi di Fabrizi “Mastro Titta” in Rugantino. Se non si vince lo scudetto è David sicuro, e pure Ubu meglio della Coppa Italia. E via agli Oscar, che importa della Champions, e poi giù romanzi, altro che “Contagio” di Walter Siti e “Arsenale di Roma distrutta” di Aurelio Picca, “Suburra” de che? C’è di meglio, c’è Mourinho che evolve Tomas Milian, peccato che i Corbucci siano morti come pure Caligari, dovrà accontentarsi del Sollima junior o dei Manetti Bros, almeno per i primi titoli della serie di film – cinema solo cinema –  “Non si sevizia un terzino”, “Lazio, la vittima designata”, “Ci risiamo, vero Juventus?”, “Squadra volante, non si cambia”, “Il giallo, il rosso e lo scudetto”, “L’Uefa accusa, Mou risponde”, “Milano odia: l’Inter non può sperare”, “Roma a piede armato”, “Roma impera, Lotito rosica”. “Falsi nueve pericolosi”, “La banda antigobbo”, “Rebus per una formazione”, “Omicidio in serie A”, “Delitto in area di rigore”, “Delitto a Porta Trigoria”, “Delitto a Formello”, “Un giustiziere a porta Metronia”, “Fuorigioco sul Tevere”, “La lupa e il ciuccio”(per il derby col Napoli), “Gioco al massacro”, “Uno contro l’altro, praticamente amico di Guardiola”. Mentre Mou infila questi successi cinematografici, De Zerbi vince lo scudetto col Sassuolo, ma nessuno se ne accorge. Totti legge il “Grande Gatsby” mentre aspetta Paolo Condò alla Stazione Termini. Gianni Minà torna in Rai. Mina in concerto. La pandemia si trasforma in una malattia per soli virologi. Di Maio impara l’inglese. Woody Allen viene rilasciato su cauzione di Michela Murgia. In un appartamento a Lucca vengono ritrovate tutte le agende rosse e nere dei grandi delitti italiani. Paolo Cirino Pomicino diventa presidente della Repubblica e la trasforma in un’enclave di nostalgia andreottiana. Viene assegnato il Premio Nobel della Letteratura della pace e della medicina a Philip Roth con scuse dell’Accademia di Svezia. Erdoğan lascia tutto e si mette a disegnare sedie e poltrone. Bob Dylan diventa pugile. Draghi riesce a riformare il Premio Strega. Ma l’Italia è troppo distratta dai film in sala di Mourinho, abolendo definitivamente i mercoledì a due euro, e trasformando vecchi supermarket in nuovi cinema. Checco Zalone ha trovato uno più forte al botteghino, Valsecchi lo molla e compra la Roma.

[uscito su IL MATTINO]

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