ὁ φίλος αἰγιαλός ποταμοῦ

1. Dall’uomo senza qualità all’uomo senza quotidianità. Rifuggiva l’omogeneità, la temeva. Come temeva la borghesia più di Lolli e il conformismo oltre De André.

2. L’ironia come unica arma disperata, perché amava la sconfitta e sapeva accettarla. Così come la contraddizione e l’umiliazione. Quello che aveva più bello da dare non erano tanto le cose che diceva quanto le espressioni in antitesi a quello di cui parlava.
3. Dai baristi agli intellettuali, dalle coppie a cena ai professori universitari, trasversale in ogni conversazione, una cosa garantita solo dall’aristocrazia dell’intelligenza.
4. Perché tra un David di Donatello e lavorare, sempre meglio una giornata in barca a pescare.
5. “Sangue” se lo portava nel titolo, più che il suo inizio come regista, era una ferita mai rimarginata. Un film che continua a scorrere in un’Italia esangue, a corto di idee e di giudizi.
6. Vincere è un osso dato dai padroni ai premiati. Essendo più figo di Roger Moore, ha congelato il David solo dopo averlo fatto annusare e leccare al cane, perché è solo mettendo sotto ghiaccio la vittoria che forse si riesce a superare la vergogna. Solo lui poteva tenere un David nel freezer per anni, per poi spostarlo in bagno, usarlo come fermaporte, schiaccianoci, e molto altro che se lo scoprono li cambiano.
7. Più che l’attore preferiva essere operatore, perché più che stare davanti, al centro dell’attenzione, gli piaceva stare nel mezzo, quando le cose accadevano e osservarle. Non aveva l’egocentrismo del divo, solo la curiosità del viaggiatore.
8. La passione più di Verdone per la farmacia: inquietare i notturni con domande assurde, composti inesistenti, rimedi per l’infelicità che nessun chimico tedesco inventato da noi poteva scovare.
9. Hemingway Winehouse, Saddammurì, i bambini con la faccia da Churchill, l’amore per le zanzare (che tutti odiano), la teoria dei crostacei, ma soprattutto: il tramonto non è niente, è luce e un poco di inquinamento.
10. Picchio vive in tre cose: “Sangue” perché parla a pochi, “Santa Maradona” perché parla a tanti, “Fortapàsc” per parlare di come voleva essere. Il resto sono solo scarabocchi. Scarabocchi e merde di mosca.
11. L‘unico che fumava sui red carpet fuori tempo massimo, nemmeno più i turchi, con un misto di soddisfazione e allegria di fare una cosa mal vista in un momento completamente inadeguato.
12. Se uscivi non tornavi, se parlavi non finivi. La passione per la luce, perché con lui non si faceva l’alba ma era alba lui stesso.
13. Se fosse un quadro sarebbe Guernica, se fosse un libro sarebbe “Il persecutore” di Julio Cortázar, se fosse una canzone sarebbe “By this river” di Brian Eno, “Quello che non ho” di De André e soprattutto “Loca” di Chico Trujillo che abbiamo sempre cantato a tutti trasformandola in lota.
14. Fiumi laghi e poi mari davanti al bancone di un bar con un gin tonic. Un dizionario della liquidità che non aveva niente a che fare con Bauman.
15. Le giacche con la misura sbagliata o sformate, l’inadeguatezza, i coltelli, il Boca Juniors, il limoncello come antipasto sulle vongole, quaderni da una pagina, ma il salmone con la mozzarella si potrà fare? Sì se non ci bevi whisky. La limpidezza che si fa curiosità mescolandosi al sogno, l’utopia che diventa gioco da tavolo in mano all’ironia. Ma quale Bart. Non avete idea di Picchio: Bart era lui che dormiva.
16. Andiamo in Libia, andiamo in Messico, andiamo a Lampedusa, andiamo alla Bombonera. Giriamo un film, facciamo una serie, scriviamo un monologo. Picchio era un verbo di movimento, che si coniuga addosso a tutti quelli che hanno abbuscato.
17. Quando diceva Giancarlo mio, ci metteva due respiri di rispetto in mezzo e il sorriso dell’ultima scena, quello beffardo che conosce come sono andate le cose.
18. La moto con le gomme lisce, le auto sfasciate, il monopattino che sfascia lui, ma una bici no? Sei pazzo? E se mi vede Céline?
19. L’unico uomo che perde una casa parigina e rimpiange la cassetta degli attrezzi: era bellissima.
20. Non smetterò mai di raccontarti, come promesso, ho cominciato con questa cosa leggera perché odiavi la compostezza del ruolo. Lo faccio il film sulla Palestina: per te e per Rachel Corrie, perché i nostri Bagni Miseri – dove si muore senza best seller – meritano la luce; come Izzo, come Soriano, come Wallace e Bolaño. La scrittura è la cosa più patetica che c’è, ma è l’unica cosa che ho e che ti piaceva.
21. E adesso zitti che, mio dio, voi non sapete quanto Picchio abbia bisogno di una vacanza.
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