Tip Tap Tapie

Senza nome
1. Dopo la scomparsa di Tapie e Belmondo, la Francia dichiara dissesto di meraviglia attraverso la vedova Macron.
2. Cambiò e divenne Pascal per il teatro, Tapy per il mondo della canzone, il “Rapace” che si tramutò in “Fenice” nell’alta finanza. Ruoli e maschere quante le stanze del suo hotel particulier a Parigi. Uomo di moltitudini.
3. Cominciava e smetteva per primo: tutte le sue imprese come giocattoli dal ciclismo al calcio, dall’Adidas al cinema, lo annoiavano presto, eppure dopo il suo passaggio sarebbero cambiate per sempre. Toccate per breve o lungo dall’uomo che aveva capito e saputo domare il suo tempo.
4. Delle sue grandi trasformazioni, due punti fermi: l’amore per Marsiglia, l’odio ad oltranza per il Fronte Nazionale.
5. Parlava a tutti, come Berlusconi. Ma era più colto. Da ricco non si perdeva i poveri. Da povero riusciva nell’impresa di non perdersi i ricchi. Perché l’importante non è semplicemente partecipare, ma (con)vincere.
6. Entra nel mondo degli affari vendendo televisori, e seppure l’impresa naufragherà in pochi anni, Tapie intuisce subito quale sarà il mondo che gli darà accesso in tutti i settori: la comunicazione televisiva.
7. Ammalia Mitterand per aprire il socialismo all’epoca liberale, seduce i radicali di sinistra per le elezioni europee del ’94, flirta, sostiene e crea Sarkozy. Una parabola craxiana al ritmo elegante della chanson française. E senza sudare.
8. Rimette in sella Bernard Hinault, tenta di strappare Maradona al Napoli, scopre nostro malgrado Didier Deschamps. Il talento, anche nella sconfitta, di saper riconoscere il talento e prevederne il futuro.
9. Era un bello degli anni ottanta, affermatosi negli anni novanta che ha nuotato contro corrente in quelli zero dando i punti a tutti, col trucco e senza.
10. Se Gianni Agnelli chiamava all’alba Henry Kissinger o Michel Platini, Bernard Tapie telefonava in piena notte a ai suoi allenatori dell’Olympique de Marseille. Perché come insegna Gordon Gekko il denaro non dorme mai.
11. Un Edmond Dantès per la vendetta e il ritorno, un Clint Eastwood di Sergio Leone, sempre pronto a sparare lui prima degli altri. Giocare in attacco, mai in difesa. Un personaggio di Monicelli, perché come il Marchese del Grillo: LUI era Bernard Tapie e gli altri non erano un cazzo .
12. Come Patrick de Gayardon faceva paracadutismo acrobatico: in finanza, in politica, nell’imprenditoria, nello sport, la sua vita è stata tutto un lanciarsi non sapendo bene cosa c’era sotto.
13. Una vita da montagne in russe, in velocità, stringendo nelle curve, restando magari a testa in giù. Non è un caso che la vertigine positiva di Tapie e il suo punto più basso abbiano quasi conciso nel maggio del 1993: la vittoria della Champions League del Marsiglia e la prigione per corruzione.
14. Se nello sport amava far battere i cuori dei tifosi, con Cœur Assistance si occupò dei cardiopatici. Una scatola portatile per chiamare l’ambulanza in caso di emergenza. Si risolse per truffa, pubblicità ingannevole e violazione del diritto societario. Al cuor – come al fisco – non si comanda.
15. Se Jordan Belfort poteva vendere anche ghiaccio agli eschimesi, Bernard Tapie sapeva comprare castelli dai dittatori africani a prezzi stracciati.
16. Due soli grandi rimpianti: essere sindaco di Marsiglia e l’odio per i giornalisti. Perché tutto sommato la vita gli aveva dimostrato che se li era fumati sul cesso.
17. Già nel 2019 la stampa francese ne aveva annunciato il decesso per errore. E come lui stesso commentò “L’annuncio della mia morte da parte di Le Monde è, come diceva Mark Twain, piuttosto esagerato”.
18. Occupò i teatri, il cinema di Claude Lelouche, la televisione con “L’ora della verità”, forse perché stesso la realtà aveva cominciato a stargli stretta per la sua creatività.
19. Insultò i razzisti del Fronte Nazionale per difendere gli immigrati, perché da uomo che si era costruito da sé credeva nelle possibilità e non nell’origine delle persone.
20. Sapeva tenere insieme Mario Merola e John Travolta, con meno melodramma, più ritmo e niente Scientology.
21. Imbroglione, corruttore, esagerato, ma senza quelli come lui il mondo sarebbe come il bianco dell’uovo.

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