Saloon del libro

Senza nomeStand Adelphi, un grande mausoleo berlusconiano, solo che al posto di Emilio Fede, ci sono le copie di Shirley Jackson.

Corsi intensivi per lettori o amanti del mondo editoriale: economia domestica e buone maniere, educazione fisica per corsa alla firma, diritto ad esistere per le case editrici indipendenti.

Saviano dice che dalla letteratura bisogna sapere prendere in prestito nel momento di bisogno e far fruttare quello di cui ci si è impossessati. Mai una definizione di letteratura è stata così vicina a un bancomat, scatenando nel visitatore l’effetto autovelox: passo velocemente, scatto una foto e riparto.

Si suggerisce alla direzione di munirsi di un cartello per la colonna dorica di libri per i visitatori: niente selfie, i libri sono finti.

“Salone da record per le presenze”: anche Eichmann andava fiero dei suoi numeri.

Cosa saresti disposto a fare per entrare nella sala Oval? Sacrificare una vergine.

Lo stand de La Nave di Teseo si estende come la villa da un miliardo sul Mar Nero di Putin. Viene da pensare che Elisabetta Sgarbi pubblichi così tanti titoli facendo un calcolo per metratura.

Per lo spazio Treccani sono stati chiamati tre architetti: al primo è toccata la fucilazione, al secondo la consegna delle quattro piume di Renzo Piano e al terzo l’interdizione a vita dall’enciclopedia.

Si parla tanto della violenza capitalistica di Squid Game ma nessuno ha mai menzionato la divisione in caste dei padiglioni, più rigida di una ripartizione dantesca per bilancio.

Dopo Marcell Jacobs e Filippo Tortu, oro in cento metri quadrati ai visitatori per la categoria “Facciamo un salto da Feltrinelli”.

Una domanda dylaniana: quanti saloni del libro occorrono per cui un uomo possa smettere di chiamarsi uomo?

Lo spazio Mondadori da Ferragamo ad Armani non ha ancora trovato il suo stile, ma si candida per i sequel di George Lucas per il ruolo della Morte Nera.

Se Leone aveva il profilo di Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef come suo orizzonte, da Feltrinelli tocca accontentarsi di Michele Serra, Pif e Vinicio Capossela. “La lavanda, la ricotta e il caciocavallo”.

– Ma era Castellitto padre o figlio? – Non lo sai? C’è stata la cessione d’azienda.

Ho riconosciuto la giovane scrittrice sessantenne dall’ultimo rifacimento, mentre si proclamava erede dell’ironia arbasiniana.

In questo fine settimana c’era un sacco di gente che dal salone non vedeva l’ora di twittare e chattare, selfiare e instagrammare, tiktokkare e postare. E dire che un tempo si aspettava il sabato per rimorchiare.

Lo stand di Rai Libri è il disvelamento dell’ipocrisia di questo paese: finalmente ogni fascicolo di Alberto Angela giacerà con l’autobiografia di Mara Venier. Ingrasseranno, staranno insieme e un palinsesto li guiderà.

Dopo un giorno passato così viene da chiedersi, come canta De André: sono loro stasera i migliori che abbiamo? E scommetto che molti erano anche stati scartati dalle amministrative di quest’anno per il PD.

Il nono libro di Alice Gazzola: una donna in carriera intraprendente, un medico legale che ragiona da poliziotta, il desiderio di maternità alternato ad un’indagine. Questo non era il riassunto del libro ma dell’intera saga, anzi no: dell’intero salone.

Per l’autocentralismo non democratico di Radiotre, la Lipperini ripete di continuo: “Adesso facciamo parlare anche l’altro ospite”. Dove l’altro ospite è quello di sempre.

E come nel confronto guidato da Mughini tra Nanni Moretti e Gigio Morra: la volgarità purtroppo ha trionfato ancora una volta.

 

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