Archivio mensile:novembre 2021

“È stata la mano di Dio”: ‘na cosa a dicere

locandinapg1«Tutto è autobiografia, niente è una confessione», scrive Amos Oz in “Una storia di amore e di tenebraraccontando la sua famiglia, forse avrebbe dovuto utilizzarlo come epigrafe anche Paolo Sorrentino ne “È stata la mano di Dio”, evitando le domande travagliesche sulla verità – sopravvalutatissima – che ora abitano anche i critici cinematografici. Sorrentino sceglie Maradona come epigrafe e il suo: Ho fatto il possibile, come a dire questa è l’acqua. E trattandosi di acqua napoletana degli anni Ottanta, c’è tantissimo. Si comincia con un San Gennaro pop-gagà-desichiano e si finisce con un monaciello che saluta un treno come se salutasse il Rex. Magia, affetti, evocazioni, per quello che non si è visto e si inventa, o per quello che si è vissuto e lo si reinventa. Tutto il cinema precedente di Sorrentino aveva un ritmo ovattato, grandi estetismi, ricerca della scena, e ora sappiamo che doveva fare da preludio a questa eruzione di semplicità. Continua a leggere

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Massimo Fini: antologia di un altro mondo

2971075Massimo Fini è uno dei pochi temporali giornalistici che hanno attraversato l’Italia. Per capirlo basta leggere o rileggere la sua recente raccolta che mette insieme reportage e interviste: “Il giornalismo fatto in pezzi” (Marsilio) e che pezzi, quasi tutti impensabili oggi, soprattutto per il tempo speso dietro gli intervistati o nell’andare a cercare le storie. Quello di Fini è un tempo lontano e dilatato, un tempo «a fondo perduto» come gli dice Oreste Del Buono che già negli anni settanta aveva capito che ne rimaneva poco per pensare e quindi per scrivere per bene. Oggi si perdono i lettori e non si insegue la qualità, evidentissima nella raccolta, ci sono alcuni “pezzi” altissimi come il reportage tra i contadini pugliesi dopo il rapimento di Aldo Moro che ne disegnano già la beatificazione senza sapere del martirio che sarebbe arrivato dopo; c’è una Milano perduta e non più riedificabile dell’editoria feltrinelliana intrisa di utopia e ricerca, dei bar di Jannacci e Bianciardi, e dei perditempo come Del Buono che hanno regalato ad editoria e giornali idee che oggi ancora si copiano; Continua a leggere

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Capuano Antonio, ottantadue anni ad aprile

1443007379138_0570x0400_0x0x0x0_15733712125371) Capuano è Napoli: strafottente, unico, sgangherato e come la città preferisce riconoscersi come ultimo e laterale. Difficile ricamarci sopra uno spot, anche se si è Dolce & Gabbana. Perché non si vende e soprattutto non si compra.

2) Mentre voi cercate di articolare una risposta educata e di senso, Capuano ha già risolto tutto dicendo: e che me ne fotte? Continua a leggere

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Xavi: alla ricerca dell’identità perduta

252846826_4969139266437767_1177527690107648307_nPer recuperare il cuore richiamano il cervello. Xavi vuelve, torna ad allenare il Barcellona, per ritrovare le radici catalane, una missione da Indiana Jones: avventura archeologica alla ricerca dell’ideologia di Johan Cruijff che Ronald Koeman non era riuscito a dare. E c’è anche la filastrocca-profezia: per riavere il Barça catalano creato da un olandese, ci vuole un catalano che gioca all’olandese e che prenda il posto di un altro olandese che non riusciva a far tornare l’ideologia catalana. Continua a leggere

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Ibrahimović: chiasso slavo

Slatan-ibrahimovicNon si capisce dove finisce il reale e comincia il remake. Zlatan Ibrahimović rifà se stesso e rischia di riportare il Milan allo scudetto come aveva già fatto undici anni fa. Oltre Rambo e Sylvester Stallone, Ibra – chiasso slavo, come poetizza Fernando Acitelli – prolunga la serie, allarga la saga e riesce ad essere ancora rapace e soprattutto decisivo, sì, pure più dell’arbitro Maresca, nonostante quello che non può dire José Mourinho. Continua a leggere

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