Belfast: disunitevi e moltiplicatevi

locandinaÈ il 1969, nell’Irlanda del Nord, Buddy (Jude Hill/notevolissimo) ha dieci anni, un mucchio di domande, deve scalare i banchi della sua classe per arrivare alla biondina che sente di amare, vuole andare sulla luna, giocare a calcio, e risolvere i problemi di matematica. Sua madre (Caitríona Balfe) è ossessionata dalle tasse, sua nonna (Judi Dench) nasconde il suo cuore, suo nonno (Ciarán Hinds) è un minatore con l’ironia giusta, suo padre (Jamie Dornan) lavora in Inghilterra e torna ogni due settimane. Loro sono protestanti, ma nella strada ci sono anche i cattolici, e sembra un western, come quelli che il ragazzino vede in tv con suo fratello. Kenneth Branagh (sceneggiatore, regista e co-produttore) disegna un film, Belfast, con la geometria sghemba e il bianco e nero di Vivian Maier, e lo avvolge con la musica di Van Morrison, ogni inquadratura bordeggia la compiutezza, i dialoghi sono cuciti perfettamente, non c’è nulla fuori posto, non c’è indugio, non ci sono sbavature, è un film che non porta pesi pure raccontando una storia pesantissima. Buddy e sua madre vogliono rimanere, mentre il padre cerca di portarli in Australia, convinto che si possa lasciare Belfast, non prendere parte al conflitto, non odiare, non schierarsi. È un uomo di buona volontà, che prova a spostare la sua famiglia. Intorno piovono pietre, si alzano barricate, la vita diventa difficile, si rischia anche andando a scuola. Eppure si vive. Si confrontano due scuole: quella che vuole restare ad ogni costo perché non vuole perdere la scena fissa che li ha visti crescere, e quella che vuole andare perché gli irlandesi sono fatti per partire, altrimenti il mondo non avrebbe i pub. È film che si muove sulle note, il ballo non ha un semplice posto occupato nell’immagine ma va incontro all’altro nelle difficoltà: quando idee, religione, parole non sanno avvicinare ma dividere. Si balla per strada e al coperto, e quasi sempre per dimenticare, una storia che comincia e finisce con i cantieri navali, perché ogni famiglia e ogni nazione sono una nave da costruire, fosse pure il Titanic. «Vai, vai adesso, non ti voltare» dice Judi Dench: disunitevi e moltiplicatevi.

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