La nebbia a gl’irti colli Aminei

270022186_1553065011739758_9070956359209380973_nLa nebbia copre il mare come in una poesia – “Mattinata” – di Gabriele D’Annunzio, ma questa volta il mare è quello di Napoli. Sotto la nebbia non ci sono gli istituti di credito come cantavano Cochi e Renato ma Castel dell’Ovo, tanto che il golfo sembra quello di Venezia: un preludio al mistero o alla confusione, come avrebbe detto Robert Louis Stevenson: uno che di nebbia se ne intendeva. Sembra convogliare i sensi, allungando il torpore del capodanno appena passato, prendendo possesso di una città che ormai è più cinematografica che reale, un set continuo, per una volta sospeso, col Vesuvio che un po’ scompare un po’ riappare, come il “Rex” di Federico Fellini, il regista tanto evocato per via di Paolo Sorrentino, che ora domina l’immaginazione napoletana, portando la nebbia di “Amarcord” e de “La voce della luna”, un allaccio padano, da piana a golfo, un prolungamento della pazzia e del mistero, della sepoltura dell’immaginazione con l’aggiunta delle insidie, dovute alla cattiva visibilità. Un improvviso stupore che specifica che la nebbia non è più a gl’irti colli che sale, come cantava Carducci, ma ai Colli Aminei, con i napoletani che evitano di toccarla, come intimavano Totò e Peppino nella surreale discussione intorno alla nebbia a Milano. L’ossessione del nord, di non essere nord, che sempre sta nelle discussioni napoletane, è diventata maschera: tanto che oggi Pino Daniele potrebbe cantare in lingua “Accidenti a questa nebbia, | te set adre a laurà” senza evocare la Lega, e Massimo Troisi sarebbe abilitato a mangiar gnocchi e polenta per via del clima. Ma quale sole? Niente, ora nebbia. Che durerà pure poche ore, ma quanta suggestione. C’è chi immagina le calli, e chi i delitti londinesi con Arthur Conan Doyle, è tutto un cambiar aspetto, tanto dura solo poche ore, e chissà se risuccede. O forse no? E se divenisse sempre così? Se ci fosse la nebbia, cambierebbe Napoli? E chi è nato nel sole potrebbe amare la nebbia? E cantarla? Via i tramonti epifanici, giù la nebbia, il bianco e l’invisibilità. Tutto quello che prima era luce, diventa bianco uniforme. Malanebbia. Nebbia e ombre. O nebbia mia. Quanta bella nebbia! La luce nemica della nebbia, si ritrae, e questa si diffonde entrando nelle case e nelle teste. Come in un romanzo che riprendesse la visionarietà di James Herbert – ma avendo Napoli già omicidi e surrealtà in abbondanza – e portasse solo noia, annullando l’esuberanza della città. Finalmente uguale a Mantova, Rovigo, Aosta, per tornare al sogno troisiano. Il calore che scioglie la nebbia pure sparisce, in funzione del freddo, basta mandolini, Napoli cambia, come sembra desiderare l’Italia ogni volta che la città e la sua forza l’accerchiano con la fantasia. Il grigiore lattiginoso la cinge, uniforma, rendendola tenera, addolcendone la ferocia. Nebulat ergo cogito, scherzava Umberto Eco, che potremmo dire – ironicamente – era un nebbiologo, e magnificava la capacità amniotica della nebbia, che è uterina, e quindi protettiva. La soluzione per Napoli: la nebbia come difesa, che la modera, tiene ferma, bloccando le sue troppe insorgenze, la sua ammuinosità. Improvvisamente in quiete. Scende la nebbia e mette tristezza come nei “Promessi sposi”, dove accentuava la condizione degli appestati, o denuncia la corruzione della città come in “Casa desolata” di Charles Dickens; in generale dopo la tenerezza e la nostalgia delle cose che non si vedono, lascia un forte senso di disorientamento. Una scocciatura enorme sopraggiunge dopo lo stupore e il gioco a immaginarsi diversi, perdendo il politeismo dato dalla luce e le possibilità dispersive che si hanno nel muoversi senza impedimenti. La nebbia è un ammicco al nord, un altro sfottò napoletano all’Italia, un mascheramento di poche ore, per dire potremmo essere ma non saremo, chiacchiericcio con eventuale vendita di nebbia napoletana in scatola, un souvenir della straordinarietà, con l’esplicitazione della paura per lo scampato pericolo: t’immagini se veramente fosse stato così?

[uscito su IL MATTINO]

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