Dalla Dalla, ballerino

Lucio1Erede di Puccini, cultore di Totò, fischio e jazz, stornelli da osteria e stadi pieni. Ultima scheggia impazzita della musica italiana del novecento.

Insieme a Sandra Milo, unico anello di congiunzione tra il socialismo di Bettino Craxi e il cinema visionario di Federico Fellini.

Che dei cani senza padrone sono rimasti solo i suoi cantati in Piazza Grande e i randagi dell’Appia di Pier Paolo Pasolini.

Si è interrogato per più di quarant’anni su quanto fosse profondo, ha sognato case sulla riva in cui trovare pace, e ascoltato stornelli del porto per addormentarsi, abbattendo il confine appenninico che divide il golfo di Napoli dall’Adriatico delle Tremiti. Un unico grande mare.

Vocale mancante per completare l’articolo determinativo con De Gregori e Guccini.

Se per Roberto De Simone è Eduardo De Filippo l’interlocutore e metro di paragone continuo per misurare la distanza e l’ambizione, Pupi Avati ha avuto Lucio Dalla.

La nuova vita in cui credere per Gianni Morandi.

Erotismo senza disperazione, di stelle di mare tra le lenzuola, di sogni per diventare acqua della doccia, di locali di periferia, a volte magari senza allegria, ma ricordando sempre che è l’amore che ci salverà.

Che viaggiando da Mosca a Washington, ha immaginato l’unico futuro possibile, senza più tanghi e caccia da salutare in partenza per i Balcani.

Cantava in una lingua meravigliosa, adesso accendendo la radio si ascoltano solo settimane enigmistiche interrotte. E non sono neanche Bartezzaghi.

Sul citofono era Domenico Sputo, il suo vino era lo Stronzetto dell’Etna (nome scelto da Carmelo Bene), la sua barca si chiamava Catarro, e per Tobia Righi era Ragno. Perché senza il timore borghese di dire merda, si vive meglio e solo così ha potuto scrivere Merdman, tributo al Marziano di Ennio Flaiano.

Quando morì lo aspettavano 11 nuove canzoni di Roversi. Una squadra di calcio che ora non gioca, come la Russia.

Amava Totò e ne diventò inconsapevolmente unico erede, orchestrando il sogno della performance teatrale con le note delle canzoni, i gramelot con il jazz, le espressioni facciali con gli assoli. Un’unica grande partitura con cui riarrangiare la vita. Visto che non è proprio possibile cambiarla.

Dal suo futuro ci aspetta seduto in panchina fumando e leggendo giornali del domani che gli sembra oggi che poi è già ieri. È sempre notte e non c’è nessuno che passa, in un freddo primaverile che non ghiaccia ma tiene svegli, attendendo le rondini che dovranno pur arrivare. Prova ad allacciarsi le scarpe e non riesce.

Sancho Panza per Mimmo Paladino, comunista per i fratelli Taviani, leader di una band per “Questi Fantasmi” con Vittorio Gassman. Un sabotatore di immagine in corpo fuori canone. Guardava troppa tv ma poi faceva tanto cinema.

La sua sigla di Lunedì Film era la colonna sonora dell’attesa del domani, una speranza nella programmazione della Rai e come direbbe De Gregori: a raccontarlo oggi non sembra neanche vero.

Lucio Dalla telefonava a tutti, prostitute, entità da risentire tra vent’anni, amanti o stelle, non faceva nessuna differenza. La sua musica era una Sip interstellare.

Per un periodo si faceva chiamare Lucius Genius Dalla, un nome da gorilla, non potendo essere Tarzan – sua grande aspirazione – non essendo glabro per questo sognava d’essere un imbianchino.

Fu il primo a provare di soccorrere Luigi Tenco a Sanremo. Non ne parlava mai. Anche per lui non era un semplice suicidio.

Le sue canzoni sono piene di razzi sulla luna, specialmente negli anni Ottanta, quando con il progetto dello Shuttle il viaggio sul satellite sarebbe stato un sogno accessibile per tutti. Lui sembrava esserci già stato, probabilmente aveva fatto anche più incursioni della Nasa.

Gli piaceva definirsi l’antesignano degli hippie, alla ricerca di un letto dove dormire o di un posto dove stare, un cane randagio senza fissa dimora, mentre aveva fondato con la sua esistenza la nazione Dalla, con la sua lingua persa tra le vertigini del jazz e della pallacanestro, le sue regole e il clarinetto come unica bandiera.

Come Morandi, da un momento all’altro, aspettiamo che torni dal Sudamerica.

[la foto è di Luigi Ghirri]

Pubblicità
Contrassegnato da tag , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: