Cerasa e guera nun fa primavera

16bc7158a8bcee7922f909fb5e515d95Ogni volta che un italiano parla di guerra si dovrebbe prima ricordare di Alberto Sordi. Se poi è un direttore di giornale allora tripla razione di Alberto Sordi. Prendo solo l’ultimo, Claudio Cerasa, del Foglio, che parla di metodo Will Smith da applicare a Putin. A parte che è evidente che Cerasa non distingue uno schiaffo da un pugno, e sono fortune, poi c’è anche il problema che non distingue nemmeno i ruoli. In questa guerra tra Russia e Ucraina Erdoğan sembra Andreotti, che non a caso era quello che votava Sordi. E torniamo ad Albertone che raccontò a Benvenuti (il grande sceneggiatore, Leo, non l’attore) la sua guerra. Sordi diceva guera con una ere, e già smontava la retorica (ciao Cerasa con una ere). Racconto di Sordi che ogni italiano dovrebbe conoscere come quello Cefalonia: 10 giugno 1940, piazza Venezia, tutti felici, come Cerasa sul Foglio. «L’annuncio di un programma di festeggiamenti da festa de Noantri». La gioia e il piacere, tutti che urlano: «siamo in guera, annamo in guera, famo a guera. Io mi lasciai trascinare per ignoranza, nessuno ci aveva detto altre cose, c’era solo la propaganda». Poi se ne accorse andando in caserma, all’81esimo reggimento batteria. Tra l’altro entrava nella banda di musica dell’esercito, e alle 10 di sera dell’11 giugno stava ancora in attesa del colonnello. Improvvisamente l’urlo delle sirene, il primo della sua vita, l’allarme antiaereo. «C’avevano dato delle istruzioni, ma nessuno si aspettava che subito dovessero essere adottate» (in pratica il primo «Ma che s’ammazza ‘a gente così»). Urlo delle sirene, panico. L’ufficiale di picchetto diventa bianco come una tovaglia. «Andò all’interruttore generale e invece di spegnere la luce illuminò la caserma a giorno. I soldati dalle camerate aveva avuto l’ordine di scendere e radunarsi in mezzo al cortile, buttarsi per terra a faccia sotto con gambe e braccia divaricate, perché se casca la bomba lo spostamento d’aria dell’esplosione non fa niente». Un silenzio, assoluto, e poi l’aeroplano che sorvola la caserma. «Un aeroplanino, francese. Non venuto per bombardare ma per tirare i manifestini: Italiani non potete fare la guera contro i vostri fratelli francesi». E qua Sordi diventa Sordi immaginando il pilota che ride vedendo la caserma illuminata a giorno e tutti sti corpi bianchi distesi: «sembrava Follie di Broadway, un balletto acquatico». Poi comincia un inferno di proiettili sparati dai vecchi che erano stati piazzati alla contraerea: «tutti ‘mbriachi, purupù purupù, colpendo ogni cosa intorno, tranne l’aeroplano: campanili delle chiese, cornicioni, tetti, e i bossoli finivano sui culi nudi dei soldati distesi nel cortile della caserma: 400 feriti». Una scena da Monicelli, Steno o Comencini, mentre Sordi se ne torna a casa, per essere arruolato un mese dopo.

Capite da soli che evocare Will Smith è stupido.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: