L’estate di Jacques Perrin e Catherine Spaak

278781328_2233099380177502_4793079285914003638_nLeo Benvenuti diceva: “In fondo la vita sono venti estati utili”. In una di queste, Catherine Spaak e Jacques Perrin recitarono insieme in un film di Florestano Vancini: “La calda vita” (1963). Potevano amarsi, poi no. Perrin affidabile e nostalgico, come sarà per sempre, e la Spaak bellissima ed eterea e per questo sfuggente, lei poi negli anni si poserà, rimanendo bellissima. Con loro ci sono Fabrizio Capucci e Gabriele Ferzetti a formare un quadrilatero amoroso, sulle coste ancora selvagge della Sardegna. È un film piccolino, ben fatto, scritto bene, tratto da un romanzo di Pier Antonio Quarantotti Gambini. Perrin e la Spaak stanno insieme in un film che racconta l’inizio della vita, poi a lei per uno spavento verrà una ciocca bianca che diverrà pure vanto, ma soprattutto presagio della giovinezza finita, e insieme vivono un tempo dilatato, quello delle estati degli anni Sessanta, andandosene oggi che tutti viviamo un tempo interrotto. Guardandoli viene nostalgia per quel tempo non vissuto, che poi è quello di un cinema italiano quasi sempre perfetto, e «per il sonno vale il libero arbitrio», dice la Spaak prima di andare a dormire, per poi confessare: «non riesco neanche a dormire, non vedo l’ora che venga domani». In una schizofrenia di desideri che non possono contemplare l’attesa. Due giorni di fine estate, l’immancabile temporale, e poi una tragedia – dopo “Il Sorpasso” si poteva chiudere in dramma tanto che Ferzetti può dire come Gassman che conosceva da poco il ragazzo appena morto e sempre su una scogliera – ma prima c’è l’amore, si balla, c’è spazio anche una poesia di Vincenzo Cardarelli – «il più grande poeta morente», come lo definì Flaiano – che non stona perché è una poesia vera su una delle stagioni del tempo, quella più importante, e non è declamata, ma detta come si direbbe davvero, chiave di lettura del reale, a conferma del momento che si vive, né alto né solenne, ma vero. Perrin ha 22 anni ma ne dimostra meno, la Spaak ne ha 18 ma ne dimostra meno, sono una sottrazione per via della bellezza, sono ingenui e potenti tanto da comunicare a chiunque li veda nel film un senso del futuro (che rimarrà per sempre). Così la morte perde ogni volta che qualcuno li guarda esitare, Jacques prima di entrare nella stanza da letto, dopo aver anche inciampato salendo, e Catherine prima di lasciarlo entrare, scoprendolo furtivo e in attesa dietro la porta. Perché come scrisse Jacinto Benavente: «La cosa migliore del fare l’amore è quando saliamo le scale».

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