Lllà – Sessant’anni in Sorpasso

ilsorpasso_037.psd«Felicità/ è star solo/ d’estate/ nella città deserta/ sulla tazza del cesso/ con la porta aperta».

Tutto quello che ha a che fare con la precisione dovrebbe essere scandito dal «lllà” di Vittorio Gassman.

Più che un film, un’enciclopedia del cinema. Per velocità, sguardo e sintesi. Non è un caso che Martin Scorsese abbia ripercorso tutto il tragitto per rendersi conto che ha la forma di un punto interrogativo. Dino Risi quando lo seppe, sorridendo commentò: «Finalmente qualcuno se n’è accorto».

Tra il monte Fumaiolo e le tombe etrusche è una geografia di noia alternata a banalità, ma anche unità di misura per pesare la sopportazione a domande inutili e rotture di cazzo.

Le tappe del film sono scandite dai presagi. Cimiteri, incidenti, «quello campa poco». Come se per tutto il viaggio, il caso – o la regia – decidesse di lasciare sempre una possibilità di tornare indietro, fermarsi e non sprofondare.

«Ribellati, schiavo! Sciogli i cani! Nato per servire!» (penso sempre a Riotta).

Bruno Cortona. Il vero sorpasso non comincia premendo sull’acceleratore, ma dalle sue parole, battute, insulti, gesti. Uno spoken word della modernità e del consumismo, da fare invidia a Gil Scott-Heron, che diventa velocità irregolare su strada.

Fuma, mangia, consiglia, distrugge. Non c’è mai tregua. Né davanti a una zuppa di pesce a Civitavecchia né bevendo whisky in Toscana. Per Bruno Cortona la vita non ha senso se non masticata: un entusiasmo vive una stagione brevissima, tempo di essere triturato per passare alla successiva o al suo esatto opposto.

Roberto Mariani ci prova, ma si sente «sempre così: bloccato». Prima di agire, si ferma sul bordo e aspetta. Tergiversa sul fermare una rissa, parlare a una ragazza, rinuncia dal saltare in auto scavalcando lo sportello. Non sa buttarsi, sulla Lancia Aurelia, come nella vita.

Dalla moglie alla figlia di Bruno, dalla cameriera del ristorante alla ragazza col cane. Roberto Mariani fa innamorare tutte le donne senza accorgersene, restando sempre fuori posto, goffo e amando Valeria. Ignora il presente pensando sempre che il futuro lo premierà con qualche gratificazione.

Accanto al cruscotto, una foto di Brigitte Bardot che si raccomanda: «Sii prudente, a casa ti aspetto io». Pensiero stupendo per Vittorio Gassman, presa in giro per Jean-Louis Trintignant, ex compagno dell’attrice, cattiveria machiavellica di Dino Risi.

«Chi è ‘sta cicciona?». «Mia madre». «Ah, perbacco, bella donna».

Anche “Il sorpasso” conferma l’egemonia culturale di Domenico Modugno. Se Paolo Bertolucci iniziò a preoccuparsi per la Coppa Davis solo dopo “L’insalatiera”, a Bruno Cortona “Uomo in frac” lo fa impazzi’, perché gli spiega l’incomunicabilità più di Michelangelo Antonioni. Quando le canzoni erano meglio dei decreti legge.

Il twist alla burina, il cheek to cheek al night, il ballo in costume sul lido. È l’Italia che canta e balla senza pensare, quella amata e vista con compassione da Dino Risi: nasce una colonna sonora dell’estate, e il primo videoclip di Peppino Di Capri.

Non conosceva perfettamente l’italiano Trintignant all’epoca delle riprese, e quella difficoltà contribuisce a restituire l’intorpidimento da cui viene svegliato Roberto Mariani. E se non riesce a stare al passo, ci sono sempre gli schiaffi di Bruno Cortona.

Da «Sono veramente sorry!» a «Non habemus crik, desolatus!», la lingua di Bruno Cortona è un’internazionale anarchica, un progetto poi completato dall’esperanto di Diego Abatantuono. Un azzardo dettato dalla necessità.

Un finale inaspettato che interrompe l’estate, la velocità e la giostra, anche se Mario Cecchi Gori tentò in tutti i modi di avere un lieto fine. Risi ottenne che se nel giorno della scena ci fosse stato maltempo, avrebbe accontentato il produttore. Il sole bacia i belli, ma soprattutto i registi indimenticabili.

«Vai cavallina!»

E se il padre non fu mai del tutto convinto del finale, a Vittorio Cecchi Gori, dopo discese e risalite, è rimasta la casa comprata con il successo de “Il sorpasso”. Un attico ai Parioli dove continua a sentirsi figlio del cinema.

Risi è bravissimo a raccontare le nostre estati, come stagioni del cambiamento, dell’avventura e della crescita. Lo aveva fatto prima con “Poveri ma belli”, lo rifarà dopo con “L’ombrellone” e “Il giovane normale”.

Non c’è solo lo sgomento nello sguardo finale di Bruno Cortona, fisso sulla Lancia Aurelia, ferita e capovolta. Sulla scogliera Gassman vede l’orrore avanzare in un paese distratto. Per la prima volta turbato, Cortona si ferma e Gassman conosce la depressione che lo accompagnerà. Da un presagio realizzato al prossimo che si compirà.  Le estati dopo “Il sorpasso” non sono più state le stesse.

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5 thoughts on “Lllà – Sessant’anni in Sorpasso

  1. wwayne ha detto:

    Nello stesso anno uscì anche quest’altro splendido road movie: https://wwayne.wordpress.com/2019/06/01/in-viaggio-verso-te/. L’hai visto?

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