Il ritiro di Federer: la fine del Nouveau Tennis

Prima di Roger Federer i tennisti si dividevano in casinisti e silenziosi, dopo in chi ha giocato e vinto/perso contro di lui. La sottocategoria è chi ha visto/toccato il Re e chi l’ha guardato in tivù perdendosi molto della sua bellezza: come spiegava anni fa Jean-Luc Godard  parlando delle regie televisive nelle partite di tennis. Federer ha fondato un nuovo tennis e di conseguenza una nuova fede nel tennis che aveva il rispetto anche degli avversari. Una chiesa tennistica fatta di mucche in garage (tranquillità e fedeltà a se stesso e al suo paesaggio), colpi vorticistici e spaccapolsi – per torsione e non forza – e commozione negli occhi di chi guardava e poi nei suoi quando poteva constatare che ancora una volta gli era riuscito di resuscitare. La prima partita tra i professionisti era a Gstaad contro Lucas Arnold Ker, sulla terra rossa e perse in due set, sotto le alpi bernesi a mille metri, aria rarefatta e molti dubbi. Dopo sono stati venticinque anni di evoluzione e stupore, e venti Slam. L’ultima partita – come ha annunciato in un video – sarà alla Laver Cup che si giocherà dal 23 al 25 settembre a Londra. Per capire cosa lascia Federer bisogna pensare a Leonardo da Vinci che dice che smette di dipingere, scolpire, progettare architetture, perché Federer ha incarnato la misura del mondo attraverso i campi da tennis con il suo corpo e il naturale prolungamento di questo:  dove finivano le sue dita doveva in qualche modo incominciare una racchetta. In questi anni Federer è stato ingegnere, architetto, fisico, chimico, scrittore, regista e tutto quello che vi viene in mente, progettando colpi, disegnando volte, martellando le sue braccia, sperimentando l’andare lontano da se stesso senza Lsd, dettando romanzi e articoli con i suoi gesti di perfezione assoluta e girando il miglior cinema naturale sportivo possibile. Ogni partita di Federer era una macchina del tempo – molto più della DeLorean di Robert Zemeckis – un andare e tornare tra vecchio e nuovo tennis, tra colpi ripescati nei ricordi dei migliori tennisti del passato e colpi che diventavano appunti per i tennisti del futuro. Le stagioni di Federer sono anche state un sunto della migliore geografia tennistica possibile, nelle sue partite vivevano gli slanci australiani, l’eleganza inglese, la possanza svedese, l’arguzia dell’est, un meraviglioso riassunto del possibile e soprattutto dell’impossibile. Tenuta mentale da scacchista modello Bobby Fischer, servizio preciso come l’arrivo del mese di ottobre ed efficace come solo l’aspirina, il serve and volley che diventa storia come un film di Stanley Kubrick, la facilità delle volée come quella nel dribbling di Ronaldo (quello vero, il brasiliano), dei tocchi (con sensualità superiore ai campioni mondiali di biliardo più Tinto Brass dei tempi passati), il diritto che era un passaggio di F35 che tagliava in diagonale il campo. Tutto questo senza scomporsi, come se fosse Sean Connery in 007 che beve cocktail Martini: i suoi avversari potranno dire di averlo visto piangere non di averlo visto stravolto, e spesso nemmeno sudato. Tra l’altro è un ossimoro perché da erbivoro (8 Wimbledon, di cui 5 di seguito) è stato cannibale di tanti tennisti, persino quando perdeva. Da un anno era il fantasma che aleggiava sul tennis, l’essenza che si ritirava, svanendo, un pezzo alla volta: più pubblicità e saluti che partite, più ammicchi che servizi, più standing ovation che palle respinte. Facendosi da parte apre la porta della sua chiesa – milioni i seguaci – consegnando la sua eleganza alla storia. Avrebbe potuto giocare in cappotto – come sognava Godard che voleva vincere il Roland Garros – e rimanere se stesso, forse anche con pinne fucile ed occhiali, perché Federer è stato e sarà l’oltre, per lui non valgono il numero di vittorie ma il come, non vale la classifica ATP ma l’irripetibilità dei suoi gesti. Ha cancellato le cose difficili dai campi da tennis con la bellezza assoluta del genio, ritirandosi lascia agli altri quella relativa del talento, naufraghi nei suoi gesti, alla ricerca del denso, palpabile, colpo assoluto.

[uscito su IL MATTINO]

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One thought on “Il ritiro di Federer: la fine del Nouveau Tennis

  1. vengodalmare ha detto:

    perfettamente d’accordo

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