Archivio dell'autore: mexicanjournalist

NikiLauda: irripetibile circuito di cicatrici

Il vero circuito era quello delle sue cicatrici, la curva più audace stava tra polmoni e cuore. L’immortale NikiLauda – così appariva a tutti, per la capacità di minimizzare ogni colpo subito, ogni incidente patito – è sceso, è uscito dalla pista, è oltre i boxe, senza più scuderia né auto, e no, non corre ma è fermo per sempre alla velocità massima, nell’oltretempo, quello dei miti. Continua a leggere

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Velasco: da minatore a filosofo del voley

La Plata, prima di Julio Velasco, era tutte strade in diagonale e pensieri per il calcio: Estudiantes e Gimnasia y Esgrima altro che Club Universitario. Dopo è divenuta la città dell’allenatore-filosofo-psicologo, che ha cambiato la pallavolo, anzi come dicono gli argentini il voley, una elle e due “occhi di tigre”, quelli che chiedeva ai suoi giocatori: mescolando Jorge Luis Borges e Rocky Balboa. Continua a leggere

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“This is Anfield”: lo spazio dei sogni

Anfield spinge, il Liverpool segna, e il Barcellona viene reds-montato. Come per poche altre squadre-corpo lo stadio e il gioco prodotto al suo interno sono un’unica massa, come adesso sanno bene a Barcellona, e come da sempre sanno a Liverpool. “This is Anfield”, questo è il posto dove tutto converge, il cuore e la tattica, le spinte e i gol, e dove alla fine si compiono anche i miracoli, con una dignità che ammutolisce gli avversari. Continua a leggere

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Il portiere

Il portiere sta nel luogo dove viene sepolto il vento, è un avventuriero chiamato a una mansione da contabile per larga parte del tempo, e questo lavoro sul suo animo gli dona apparente saggezza, è quello che invecchia meglio in campo e anche fuori, di solito diventa un buon allenatore, spesso un ottimo osservatore. Raramente lascia il mondo del calcio, stando a test dei giornali femminili negli ultimi anni è anche il ruolo che viene meglio visto dalle donne, per un gioco di responsabilità e confine, praticamente un giovane padre precario che in cambio di 90 minuti di gioco puro, finge di non conoscere il suo conto in banca. È perlopiù stanziale, tipo bene immobile, se si muove dalla sua area è per un crollo improvviso della difesa.

 

[per Iker Casillas che anche cambiando posizione rimarrà un campione]

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Una vertigine chiamata Sergio Leone

Siamo dalle parti del mito, un Omero che genera pistoleri e gangster, ecco Sergio Leone, per brevità regista. Uno che nella Roma degli anni Quaranta guardando in fondo alla ripida scalinata di Viale Glorioso, scendendo a capofitto, vedeva il vecchio west, cavalli dove c’erano carri armati americani, e messicani in fuga dove sbaraccavano i tedeschi. Un visionario, certo. Uno che faceva film su cose che non ci sono più. Favola e Storia. Fantasia e realismo, che poi il compagno di scuola ritrovato avrebbe cucito in note, quel gran genio del suo amico: Ennio Morricone. Continua a leggere

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