Archivi categoria: Hitch 22

Più crostacei che squali

È giovane, Giacomo Mazzariol, ed è convinto di aver capito che la sua è una generazione di squali, a leggerli e guardarli sembrano più crostacei. Il suo romanzetto generazionale “Gli squali” (Einaudi) ha tutti i canoni del già visto, da Brizzi a Culicchia, con una scrittura al ribasso rispetto ai suoi predecessori, e molte pagine dalle quali si riemerge con perplessità: ogni volta che è chiamato a dare voce alle scene (due di sesso e un quasi inseguimento) le lascia a metà. E non c’entra Carver, anzi Mazzariol parla di Fante, ovviamente a sproposito. Continua a leggere

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Mater dolorosissima

Carmine Abate, da anni, si occupa di emigrazione partendo dalla sua storia, ed ha anche dato alla narrativa italiana qualche buon libro (“La moto di Scanderbeg” e “La festa del ritorno”), ma purtroppo col passare del tempo invece di dominare il tema ne è finito dominato, trasformandosi in una mater dolorosissima, con punte barocche da soap opera nei rapporti uomo-donna e partorendo personaggi a una corda sola. Tutto questo culmina nell’ultimo romanzo, “Le rughe del sorriso” (Mondadori), dove il lettore insegue Sahra giovane e bellissima somala con un passato oscuro di sofferenza e terrore (Quante volte sorella? Troppe). Continua a leggere

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Pasolini, ultima sera

Scrisse, sparigliò. Filmò, lo processarono. Accusò, venne ucciso. Pierpaolo Pasolini, trent’anni dopo. Stessa notte, stessi luoghi. Il viaggio comincia nel cuore della capitale, la attraversa, vive, consuma, finisce all’idroscalo ostiense: periferia della periferia, dove il Tevere si fa largo fra i rifiuti: carcasse di motorini, frigoriferi, lavatrici, parabole, mattoni, tv, sedili d’auto: stratificata archeologia del presente, tutto emerge dalla sabbia scura, vegeta sotto i salti dell’acqua, un dai e dai che è un ciclo di vita, artificiale, surreale; i pesci si salvano gettandosi delle reti delle bilance che sbilenche pendono dai casotti di legno, i pescatori fumano lenti e non parlano, affacciati sul fiume. Dall’altra parte il mare scroscia, s’infrange contro case basse e informi, baracche difese da cani e topi, reti colorate dalla ruggine, muri su muri marci d’acqua, incastri da meraviglia, suggestivi colorati accoppiamenti da Guadalajara, gabbie e persino giardini, eternit a go-go (qui non può far male?), Continua a leggere

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Walter Siti, bontà in serie

Tutta l’opera di Walter Siti – santificato e collocato nel settimo cielo degli scrittori – oscilla tra Francesco Orlando (Rovine, reliquie, rarità, robaccia, dosata a colpi di Freud) e Pier Paolo Pasolini (vita e desiderio), anche l’ultimo libro: “Bontà” (Einaudi). A un certo punto nelle sue storie arrivano i momenti FO e PPP, ma se “Scuola di nudo”, “Troppi paradisi” e “Il contagio” avevano una forza linguistica scandalosa, il resto è ripetizione come questa ultima novella. Continua a leggere

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Ciabatti: un arsenale di sentimenti kitsch

Un bimbo scompare, la sorella cresce e fugge all’università, il padre muore, la mamma si fa il toy boy con la panzetta. Non è una canzone dei Baustelle cantata da Anna Tatangelo, è il nuovo romanzo di Teresa Ciabatti, “Matrigna” (Solferino). Ricatti e vuoto convergono in una scrittura scialba che vorrebbe creare una tensione pop, invece, trasforma il libro in una sceneggiatura che ricalca quei programmi pomeridiani dove indagando il dolore e interrogando il malessere con stretti primi piani e dettagli dei mobili in salotto ci si convince di essersi messi in scia di Truman Capote. Continua a leggere

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