Archivi categoria: Hitch 22

Il cane di Pavlov leggeva Concita

Purtroppo prima di essere un gioco letterario e una indagine sulla memoria, “Ogni coincidenza ha un’anima” (Sellerio), di Fabio Stassi, è un riflesso pavloviano. Il protagonista Vince Corso, è un biblioterapeuta, che sembra uno di quegli italiani che scrivono a Concita De Gregorio, ricambiati. Precario, ingegnoso, con soffitta e strada letteraria e colonna sonora di conseguenza: dai Noir Désir a Gianmaria Testa. «Corso, campi sui libri degli altri». E non solo, ci appoggia pure una biografia di conseguenza, dove il lettore vorrebbe veder spuntare un attimo di leggerezza non sovrascritta da un Nobel o un Pulitzer, Continua a leggere

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Fossero stati pesci banana

Di altalene appese ai tramonti, di valigie che sputano come bocche, di meccanici dei ricordi, pesci che danzano, cuori che cadono come piatti, violinisti di nebbia, cani con l’asma, pazzi e laghi, scrive Davide Van De Sfroos, tornando in libreria con la versione aggiornata di una sua raccolta di racconti: “Le parole sognate dai pesci” (La nave di Teseo). Che appare molto consumata dal tempo, non avendo sufficiente fantasia per essere favola, troppe parole per tornare canzone, Continua a leggere

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La leva filologica dell’82

Il mondiale di calcio in Spagna nel 1982 grondava epica, come mi disse Bora Milutinović: “quella era una squadra de puta madre”, riassumendo quella vittoria; basta vedere come Bruno Conti dribblasse argentini, brasiliani, tedeschi, per pensare all’unicità senza scomodare Rossi o Tardelli. Ancora oggi il mondiale 2006 vinto da una Italia diversa, senza epica, viene ignorato in funzione della narrazione di quella vecchia squadra. Continua a leggere

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Non viviamo nella balena, ma cacciamo Moby Dick

Verrebbe da dire: «No grazie, ho visto il film», leggendo “Melancolia della resistenza”  di László Krasznahorkai che viene ripubblicato da Bompiani dopo essere uscito in Italia nel 2013 da Zandonai con i medesimi pazienti traduttori: Dora Mészáros e Bruno Ventavoli. Il film è “Werckmeister Hármoniák” del regista ungherese – stesso paese dello scrittore – Béla Tarr, infatti, leggendo, non si può che pensare a lui, alle sue atmosfere in bianco e nero, ai suoi buffi e poetici personaggi, compresi di una lentezza teatrale – c’è a chi piace, a noi no, preferiamo l’America. Continua a leggere

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Se bastasse un cactus

Susan Green, protagonista e voce narrante de “La felicità del cactus” (il gioco del titolo si deve alla Feltrinelli, nell’originale inglese c’è solo il cactus), minuta e spigolosa, per il fratello Edward: “è come un buco nero che risucchia ogni barlume di gioia”, e questo vi racconta il libro meglio di come possa fare io. Secondo i librai inglesi è l’esordio dell’anno, e questo, invece, vi spiega come mai Amazon vinca sulle librerie.  Il romanzo ha non pochi debiti con “Fiore di cactus” (1969) Continua a leggere

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