Archivi categoria: Hitch 22

Effetto Napule

Dal parto dei femminielli al Cristo velato. È la “Napoli velata” di Ferzan Özpetek, dove la nuova metropolitana sostituisce il pino col golfo e il Vesuvio, diventando lo sfondo da presepe per il regno dei morti. Si sente che Özpetek e i suoi due sceneggiatori (Gianni Romoli e Valia Santella) hanno letto di corsa la letteratura su Napoli, mischiandola a un film scritto in accordo con l’assessorato al turismo. Continua a leggere

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Un anno di libri

Ancora tra il marziano di Ennio Flaiano e la zia di Alberto Arbasino, eccola l’Italia dei libri. Riassumibile in una canzone di Rino Gaetano: Andrea Camilleri che dribbla Fabio Volo e Paolo Cognetti che passa a Dan Brown e Ken Follett che guarda Carlo Rovelli marcato da Alan Friedman che aspetta Elena Ferrante. Aggiungete un coro di giallisti, qualche balilla e molta tivù: il paesaggio italiano con zombi tra presepe e condominio. Continua a leggere

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Le confessioni di Andrew Sean Greer

Per dimenticare il suo amore che si sposa, lo scrittore Arthur Less si mette in viaggio. Messico, Italia, Germania, Francia, Marocco, India e Giappone. Così Andrew Sean Greer, dopo un grande romanzo “Le confessioni di Max Tivoli” e due molto buoni “Storia di un matrimonio” e “Le vite impossibili di Greta Wells”, si perde. Smarrisce la sua capacità di stupire – fin dagli incipit delle storie precedenti –, l’eleganza delle descrizioni e la capacità di orchestrare trame come valzer, finendo per non sembrare più lui. Con “Less” (La nave di Teseo), Greer, gioca con quello che gli viene rimproverato nel libro: «essere un cattivo gay», e, provando a rimediare, diventa un cattivo scrittore; forse era meglio fare un racconto da orsacchiotto, e poi ripartire con un nuovo grande romanzo senza militanze o prove di. Continua a leggere

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Sotto Napoli e pistole, niente

In giro ci sono talmente tanti Maurizio De Giovanni che uno si affeziona ad alcuni di loro. C’è De Giovanni giallista; De Giovanni autore teatrale; De Giovanni autore televisivo; De Giovanni commentatore, scritto e orale, per giornali e tivù; De Giovanni tifoso, in versione locale – scritto e orale –; De Giovanni politico; De Giovanni promoter e testimonial; oltre De Giovanni presentatore, e ne dimentico altri. Un esercito, tenuto insieme da una lingua povera, così povera da apparire nuda, non per ricercatezza, ma per superficialità. E con scadenza trimestrale, firmati da De Giovanni, escono romanzi come bollettini, l’ultimo: “Souvenir” (Einaudi), dove Napoli, in una morsa temporale, viene stretta da questa lingua banale annodata a voluttà da telenovela con canoni da noir. Continua a leggere

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Prodotti di Serra

Michele Serra ha sempre avuto due corde: quella che per brevità diremo “togliattiana”, intesa come sguardo, elaborazione e punizione, altrimenti tragica; e quella brillante, ironica, che lo portava a dirigere “Cuore” e a imitare i grandi con molto humour. Un talento proteiforme. Poi, col tempo, la parte tragica, il rimbrotto, hanno avuto la meglio, e quello che poteva essere un Vittorio Gassman – bravissimo nelle oscillazioni – della scrittura è diventato un incrocio tra Alberto Moravia, Gianni Morandi e Frate Indovino. Continua a leggere

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