Archivi categoria: Hitch 22

E allora dimmi tu da dove cominciare

Oscar Wilde voleva essere attore, perché l’attore dovrebbe essere il massimo del poeta, forse inseguendo questo sogno al rovescio Luigi Lo Cascio, attore, ha scritto: “Ogni ricordo un fiore” (Feltrinelli). Una storia frammentata e confusa, di un viaggio in Intercity che da Palermo deve arrivare a Roma, in un tempo dilatato che serve a Paride Bruno scrittore mancato – che riesce solo ad abbozzare incipit, per poi annegare nell’inconcludenza, non raggiungendo mai una forma, non riuscendo a conquistarsi una trama – per passare in rassegna la sua non-opera. Continua a leggere

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Botte di discrezione

È difficile scrivere del film sull’omicidio di Stefano Cucchi, “Sulla mia pelle”, di Alessio Cremonini, perché appena si prova a muovere una critica all’opera, scatta il ricatto d’insensibilità o peggio di mancata comprensione per la tragedia, raccontata con una regia scarna e basata su una sceneggiatura che ha tenuto conto del profilo del ragazzo, della sua ostinazione. Alessandro Borghi – che interpreta Stefano – se l’è scritto addosso, come da titolo, livido dopo livido, respiro affannoso dopo respiro affannoso, dolore dopo dolore, lamento dopo lamento, restituendoci carattere e sguardo – quello che era mancato alle cronache giornalistiche –, portandoci per forza di cose alla commozione, soprattutto quando in un involontario ultimo desiderio chiede della cioccolata, nella sua notte definitiva, o nelle conversazioni notturne con un altro detenuto che bordeggiano i deliri, per questo divergendo dalla normalità che opprime il film. Continua a leggere

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Monolocale arredato con Wikipedia

Da “Troppi paradisi” (Einaudi) e dal suo incipit: «Mi chiamo Walter Siti, come tutti» a “L’uomo senza profilo” (Solferino): «Quello che so è che mi chiamo Piedimonte», sono passati dodici anni, densissimi, che segnano la deriva dell’autofiction. Dietro Siti e il suo grande romanzo c’era un mondo, dietro Piedimonte e il suo piccolo racconto c’è solo un monolocale. In questa differenza c’è tutto l’abuso del genere. Stefano Piedimonte prova a raccontare la difficoltà di darsi una biografia con Wikipedia, viene pescato nella sua routine culturale milanese – letture in cerchio di poesie, incontri in terrazza con vino e amori a catena, mentre a Napoli era tutto un piangersi addosso – Continua a leggere

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Philip Roth non andava in bici

Sembra il Marcellino Fonte protagonista di “Dogman” – il film di Matteo Garrone – Maurizio Maggiani che scrive “L’amore”, (Feltrinelli). Lo stridulo pronunciare della parola “ammore” con artificiosità dell’attore, qui diventa pagina di romanzo. Fin dall’incipit – “È notte, ci sono due sposi” – Maggiani cerca una formula anonima che possa includere, i protagonisti rimangono lo sposo e la sposa, mentre lui ne ripercorre la formazione sentimentale. Continua a leggere

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Un’Italia già masticata

“Psicologicamente siamo quello che non abbiamo avuto. Tutto è politico. No, tutto è economico”. E, intorno al non avere o meglio all’aver perduto, al dover misurare, che Paolo Nelli costruisce il suo “Trattato di economia affettiva” (La nave di Teseo). Scava nell’infanzia di Nello, un bambino affogato dai desideri, apparecchiando capitoli con canzoni pop. Si mischia pubblico e privato, dolore e felicità (sempre piccola), fatti comuni e fatti singoli. Continua a leggere

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