Archivi categoria: Hitch 22

ὁ φίλος αἰγιαλός ποταμοῦ

1. Dall’uomo senza qualità all’uomo senza quotidianità. Rifuggiva l’omogeneità, la temeva. Come temeva la borghesia più di Lolli e il conformismo oltre De André.

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Stregachef

169984872_1115909028918053_2013244863391479469_nIl superpremio fido-Strega dovrebbe abbinare i dodici finalisti a un piatto, in fondo le uniche vere star del paese sono gli chef, e il superpremio fido-Strega servendosene, in uno scatto pop, legandosi al talent show Masterchef, investirebbe un pubblico più ampio, capace di portare ancora più soldi alle case editrici che ne hanno bisogno. Basta con lo scrittore che racconta solo di sé, via libera allo scrittore che cucina, tanto il vero padre dell’attuale lingua italiana, che ha dell’autentico e dello sporco gnommero gaddiano – che pure si mangerebbe in un respiro: Gadda, bbuono colle patate – è Antonino Cannavacciuolo, che dovrebbe essere chiamato non al catering ma alla testa della giuria, perché la sua lingua di noppuoi, nosserve, ippesce, laccanne, ippolipo, ha fatto e sta facendo più dei gialli (ops noir) di Stile Libero. Continua a leggere

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Speranza: istantanea di un delitto letterario

Colazione da Tiffany con Speranza. Per riassumere con un tweet d’ironia lo strano caso del libro “Perché guariremo” (Feltrinelli) – senza una virgola dopo la congiunzione e senza nemmeno un punto interrogativo dopo il verbo – apparso nelle librerie poi ritirato e di fatto rimasto nel guado. Roberto Speranza è Holly alla ricerca del suo posto nel mondo (della politica) che lo metta a riparo dalle sue “paturnie” e lo trova nel governo di Giuseppe Conte come ministro della Salute. Purtroppo non scrive Truman Capote, ma un politico che sognava la Holden e quando arriva una pandemia coglie l’occasione per scrivere il libro che desiderava da tempo: ci mette dentro l’Erasmus, il sogno d’Europa, Capossela, Guccini, le partite della Roma e «la resilienza del popolo italiano», mentre ci racconta il dramma dello scorso marzo. Continua a leggere

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L’insostenibile leggerezza della superficialità

I tre grandi alberi, e con radici profonde, della letteratura italiana del secondo Novecento – Calvino, Pasolini, Sciascia – sono stranamente ricordati in modo superficiale, attraverso tre dettagli di scrittura che hanno trovato spazio nell’immaginario collettivo e si sono fissati nella memoria di tutti, così tanto da creare dei riflessi condizionati. Italo Calvino è la leggerezza, dalle “Lezioni americane”, citata quasi sempre a sproposito, e soprattutto malintesa, come sono malintesi gli “Io so” di Pier Paolo Pasolini e “I professionisti dell’antimafia” di Leonardo Sciascia. Continua a leggere

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Il senso del tesserino per Giancarlo Siani

Nella città che parla con i santi non fa meraviglia che si possa dare una tessera a un morto. E persino il più surrealista degli scrittori o il più credente dei dialoganti da statua chiederebbe una ragione valida. Solo che la ragione valida è superata, come tutto in Italia. Pure la morte, che era una cosa seria ai tempi di Totò, è diventata un motivo di contrattazione, così, Giancarlo Siani, a 35 anni dalla sua uccisione, lascia la condizione di abusivo e diventa giornalista professionista: come tutti quelli che fanno le scuole di giornalismo e da disoccupati prendono la tessera. Continua a leggere

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