Archivi categoria: Hitch 22

Facite comme si ‘mmiez’a vuje stesse pur’io

«Tu sei piccirillo, non sai che c’è qualcosa peggio ‘ra morte». Sì, leggere Roberto Saviano che scrive queste cose. Continua la storia de “La paranza dei bambini” con “Bacio feroce” (Feltrinelli) un titolo da canzone di Carmen Consoli. Con in testa ’o Maraja e i suoi Biscottino, Tucano, Briato’, le Susette e ’o White e Napoli e il tremendismo della sua realtà reso ancora più barocco e nero dalla corrucciata lingua di Saviano. Che, abbassando l’età dei boss, abbassa anche la guardia rispetto al racconto: ci son ragazzini che davanti alla spiegazione della distribuzione di droga dicono «chest’ ‘a delivery» come se fossero di Soho, poi tornando di Ponticelli quando non sanno che vuol dire «player»; corteggiano alte bionde con le stesse battute di Stanis La Rochelle – tradendo la cattività di Saviano – esuberante divetto della serie “Gli occhi del cuore”; Continua a leggere

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Hai presente un canotto mordicchiato da un dobermann

Non è un romanzo, “Ipotesi di una sconfitta” (Einaudi), ma un lungo elenco di cose che conoscevamo già, e che Giorgio Falco ha pensato di farci ripassare. Una biografia che diventa l’ennesima lezione di come eravamo (nemmeno tanto belli, pare). Immaginate Luca Carboni più Marco Tullio Giordana, un po’ di Renato Pozzetto, aggiungete documentari Rai Storia sulla Milano operaia, ghiaccioli marrone dal retrogusto alla cola, spillette degli Spandau Ballet e di papa Wojtyła, un concerto di Springsteen col sindaco Tognoli, e molta, troppa, malinconia. Pagine virate seppia, direbbe Francesco De Gregori, che saltano da un lavoro all’altro e suonano come vecchie poesie. In quarta di copertina si scomodano Bianciardi, Volponi e Ottieri. Ma Bianciardi aveva una eversione allegra che manca, Continua a leggere

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Mi sto chiedendo come farti contento

Poteva essere un “Lolita” a parti invertite, è diventata la sceneggiatura di un B-movie italiano, “La vita com’è” (La nave di Teseo) di Grazia Verasani. Un libro affollato di libri, in una casa dove si inciampa nei libri, con dialoghi dove si citano altri libri, e i protagonisti sono una scrittrice e un Giovane Scrittore. Che già dopo venti pagine uno chiede l’aiuto da casa, quella del Grande Fratello e chiama Malgioglio, chiedendogli di fare ancora una volta Woodcock per interrogare a scelta un uomo e/o una donna e regalarci la vita proibita. Quella della Verasani è comune alla sua generazione (di bolognesi): viaggio a Mosca col partito, contestazione, delusione, dieta, eventuale gatto. In questo lago di libri e routine, arriva il bello e palestrato Giovane Scrittore che vuole essere letto, visto, amato, ma lei dice no, solo un bacio e in un cimitero, per colpa di Max Frisch che ha deluso Ingeborg Bachmann. Continua a leggere

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Darwin for dummies ovvero dio è una idea come un’altra

Comincia con un incontro tra lo “stiloso” genio informatico e futurologo Edmond Kirsch – che ha resuscitato l’Europa da una crisi economica come Gesù con Lazzaro, quindi condannandola a morire due volte – e la santa trinità, tre grandi esponenti delle religioni del Mediterraneo: il rabbino Yehuda Köves, l’allamah Syed al-Fadl e il vescovo Antonio Valdespino titolare dell’abbazia di Montserrat che ospita l’incontro – al centro delle storie catalane di questi giorni come punto di equilibrio, qualcuno poi racconterà come fece Gene Gnocchi per Arrigo Sacchi, il fattore C di Dan Brown –. Kirsch ha una grande rivelazione per i padri delle religioni, li sta pensionando, e lo farà col segreto che custodisce nel suo smartphone – cover turchese a motivi esagonali ripetuti come il famoso decoro per piastrelle di Antoni Gaudí –: Continua a leggere

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Moderato cantabile

Ha paura di tutto Simona Vinci, e lo racconta in “Parla, mia paura” (Einaudi). È depressa, ha attacchi di panico e si rifà le tette. Dove un tempo c’era “Il male oscuro” di Giuseppe Berto – un grande romanzo – ora ci sono gli appunti della Vinci, capitoletti di citazioni e pagine di diario: “le parole non mi hanno mai tradita” e infatti denunciano la decadenza della narrativa italiana. Massima comprensione per la sua sofferenza, che però non diventa mai la nostra, per colpa di un Io da sala d’attesa. Rimane il lamento, scritto con molta enfasi, di una donna che aveva bisogno di raccontarlo, ma che non ci fa fare salti, chiede comprensione mentre sfoggia Jung e Bergman e Fassbinder e troppi altri, tra stanze che sono pentole che fumano “sbuffi di calore incandescente, sentimenti ed emozioni sgradevoli” Continua a leggere

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