Archivi categoria: Hitch 22

L’insostenibile leggerezza della superficialità

I tre grandi alberi, e con radici profonde, della letteratura italiana del secondo Novecento – Calvino, Pasolini, Sciascia – sono stranamente ricordati in modo superficiale, attraverso tre dettagli di scrittura che hanno trovato spazio nell’immaginario collettivo e si sono fissati nella memoria di tutti, così tanto da creare dei riflessi condizionati. Italo Calvino è la leggerezza, dalle “Lezioni americane”, citata quasi sempre a sproposito, e soprattutto malintesa, come sono malintesi gli “Io so” di Pier Paolo Pasolini e “I professionisti dell’antimafia” di Leonardo Sciascia. Continua a leggere

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Il senso del tesserino per Giancarlo Siani

Nella città che parla con i santi non fa meraviglia che si possa dare una tessera a un morto. E persino il più surrealista degli scrittori o il più credente dei dialoganti da statua chiederebbe una ragione valida. Solo che la ragione valida è superata, come tutto in Italia. Pure la morte, che era una cosa seria ai tempi di Totò, è diventata un motivo di contrattazione, così, Giancarlo Siani, a 35 anni dalla sua uccisione, lascia la condizione di abusivo e diventa giornalista professionista: come tutti quelli che fanno le scuole di giornalismo e da disoccupati prendono la tessera. Continua a leggere

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Pasolini, il fuggitivo: Per l’Appia come un cane

L’uomo sta sul bordo della strada: scalzo, in canottiera e jeans, la volante della Polizia si avvicina e gli chiede: Come mai non ha la mascherina? L’uomo li guarda stranito, poi educatamente risponde: Perché dovrei avere una mascherina? E il poliziotto con la faccia eccone ‘nantro: Perché potrebbe ammalarsi o contagiare. Ma ammalarmi di cosa? E poi mi scusi ma io sono una forza del passato, sono già morto. Continua a leggere

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Ministero Özpetek

Se Bret Easton Ellis vedesse “La dea fortuna”, l’ultimo film di Ferzan Özpetek (scritto con Gianni Romoli e Silvia Ranfagni), avremmo delle pagine in aggiunta al suo libro, “Bianco”, rispetto a quello che scrive – da sceneggiatore – sul cinema “gay” e, soprattutto, sul film Oscar “Moonlight”. Un nuovo capitolo del sincretismo sessual-religioso del regista, con tutti i suoi canoni: famiglia aperta, coppia in crisi (sia omo che etero), smemorato, frasi strappalacrime, malattia e conseguenti porte antincendio che si chiudono su facce tristi lasciando discussioni a metà, e terrazze, che sono il contesto per le cronache di Narnia del cinema italiano; Continua a leggere

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Pinocchio: omogeneità garroniana

L’insidia maggiore per chi rigira “Pinocchio” non è il testo di Carlo Collodi ma la miniserie di Luigi Comencini, dalla quale Matteo Garrone attinge un minimalismo contadino che ci regala un paese dei balocchi neorealista e per questo bellissimo, più degli altri, paglia e scivoli di legno, una fattoria più d’immaginazione che colori, l’albero della cuccagna e qualche bandiera. Continua a leggere

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