Archivi categoria: Hitch 22

Librerie nemiche del popolo

Dove un tempo c’erano gli scaffali di Adelphi ora c’è il castello di Hogwarts – nella riproduzione della Lego – con Harry Potter che si è sostituito a Bobi Bazlen. A forza di tirare dentro le librerie la riproduzione di quello che era uscito dalle pagine dei libri: le hanno trasformate nei posti meno frequentabili per chi le ama davvero. Con il mercato come unico parametro – stravolgendo gli scaffali e sovvertendo il tempo che i romanzi dilatano e i saggi provano a smontare – quello che rimane sono le classifiche, e i personaggi che le animano. Di scrittori nemmeno a parlarne. Si può riassumere lo stravolgimento in pochi passi: la faccia dell’autore passa dall’essere un mistero per chi legge fino all’apparire in quarta di copertina – una epifania, come raccontò Baricco che da giovane cercava il viso del musicologo Massimo Mila – e da lì, con carpiato di pixel, diventa immagine sulle pareti feltrinelliane, per poi arrivare a farsi murale nel contesto raccontato: Pasolini va in periferia, a Calvino spetta l’attico. Continua a leggere

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Gamberale: educazione sentimentale frou frou

Diceva Vladimir Nabokov: “La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzino corse via dalla valle di Neanderthal inseguito da un grande lupo grigio, gridando «Al lupo, al lupo»: è nata il giorno in cui un ragazzino, correndo, gridò «Al lupo, al lupo» senza avere nessun lupo alle calcagna”. Purtroppo, buona parte degli scrittori italiani ha bisogno del lupo per raccontare e quindi scrive perlopiù di sé. Da anni seguiamo la vita di Chiara Gamberale che, a intervalli di un anno o due aggiorna la sua piccola telenovela, si svolge tra amori e amici con tanti problemi; seguiamo con interesse la sua versione spicciola dell’esistenza con innesti di Freud frainteso e scene porno soft con accenni e ammicchi, per poi sfumare come nei cinema parrocchiali raccontati da Giuseppe Tornatore. Continua a leggere

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Missiroli: crisi, conformismo e corsivi baricchiani

Evoca Dino Buzzati e Beppe Fenoglio, forse per un istinto autolesionista, in “Fedeltà” (Einaudi), Marco Missiroli. Li usa come binari e snodi, per poi deragliare. Il suo è un romanzo di fedeltà – di ogni tipo – e crisi: le fedeltà dei suoi personaggi e la sua crisi di scrittore. Se davvero ha impiegato quattro anni per scrivere questa storiella che da un malinteso in bagno finisce in una riconciliazione cimiteriale c’è da preoccuparsi, e moltissimo, perché si vedono le righe della geometria narrativa tracciate e cancellate male, i corsivi baricchiani, e gli incastri – mal smussati – tra i personaggi. Continua a leggere

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Valentino Rossi: maleducazione creativa

A quarant’anni continua a giocare con i suoi giocattoli, Valentino Rossi, che è poi quello che vorremmo fare tutti noi, rimanere indisturbati nella nostra stanzetta. Ma prima o poi qualcuno ci tira fuori: un Pallotta o uno Spalletti come è successo a Francesco Totti; perché l’eroe non è più giovane e bello, ma bambino. Dentro. Non vuole responsabilità né rischi o regole, vuole solo fare quello che gli pare. Continua a leggere

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Michela Marzano: radici buone per tisane

Per rendere l’idea bisognerebbe leggere ad alta voce i dialoghi di “Idda” (Einaudi Stile Libero) di Michela Marzano e, fermandosi ad ogni scambio, chiedere a chi ascolta di ripetere: «Non si fa così». E poi pensare a quanti fraintendimenti ha creato quella fortunatissima frase di Gabriel Garcia Marquez: «Vivir para contarla», ma lui c’ha risparmiato le sue tisane. Puoi vivere per raccontarlo se hai ritmo, se non usi frasi fatte: «Aveva il tono che ha sempre quando cerca di nascondermi qualcosa, come un bimbo sorpreso dalla madre con le dita immerse nel barattolo della nutella e che biascica: stavo solo controllando che fosse chiuso bene»; Continua a leggere

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