Archivi categoria: ritratti

Fossati: cento anni di ebbrezza

mariofossatUna notte, in treno, Fausto Coppi, tornando dal Tour che aveva perso, disse al cronista, e prima amico, Fossati: «Caro Mario, ricordati: nella vita si ottiene tutto prima o poi. Ma tardi e male». C’è tutto Coppi in questa frase, e tutto Fossati, uno straordinario testimone dell’Italia sportiva e non: migliore in assoluto. Restituita con un linguaggio moderno, limpido, perfetto. Continua a leggere

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Mia, nostra, dell’universo

185945742_4603714836312342_1087471696409484490_nDomenica Rita Adriana Bertè, per gli amici e per il pubblico, Mia Martini. Non solo per Mia Farrow, ma per un’appartenenza e coerenza a se stessa da avere sempre impressa, soprattutto nel nome.

Amò e fu amata da Charles Aznavour, forse perché tra essere armeni a Parigi e calabresi a Roma, non c’è mai stata così tanta differenza. Continua a leggere

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Il ritiro di Federer: la fine del Nouveau Tennis

Prima di Roger Federer i tennisti si dividevano in casinisti e silenziosi, dopo in chi ha giocato e vinto/perso contro di lui. La sottocategoria è chi ha visto/toccato il Re e chi l’ha guardato in tivù perdendosi molto della sua bellezza: come spiegava anni fa Jean-Luc Godard  parlando delle regie televisive nelle partite di tennis. Federer ha fondato un nuovo tennis e di conseguenza una nuova fede nel tennis che aveva il rispetto anche degli avversari. Una chiesa tennistica fatta di mucche in garage (tranquillità e fedeltà a se stesso e al suo paesaggio), colpi vorticistici e spaccapolsi – per torsione e non forza – e commozione negli occhi di chi guardava e poi nei suoi quando poteva constatare che ancora una volta gli era riuscito di resuscitare. Continua a leggere

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Domani nell’area di rigore pensa a me

img_20150920_0001Per Javier Marías il calcio era drammaturgia, cinema naturale, «per questo il suo mondo è stato portato di rado sul grande schermo: parrebbe una ridondanza». Lo guardava come si guarda una sfilata di eroi, banditi, pistoleri, figuranti, marziani e bionde, innamorati e bambini, Marlowe e Marilyn, tirando fuori storie meravigliose dalle barbe agli sguardi, dal canto degli inni ai calci di Cantona: il miglior Marías – selvaggio e sentimentale – quello che scrive di pallone, non preoccupandosi di pettinare la pagina, ma lasciandosi andare, tanto che nei suoi elenchi finisce anche l’impensabile: Vierchowod. Guardava le squadre e i loro linguaggi come si guardano i film di Ford o Lubitsch, sapendo che gli autori usano interpreti diversi ma a loro affini: «mai John Wayne in un’opera di Billy Wilder», o Maradona alla Juventus. La Nazionale italiana che vinse il mondiale del 2006 gli ricordava la bimba “Bellissima” di Visconti; il suo amatissimo Real Madrid era puro cinema di Hitchcock, con preferenza per le bionde: Di Stéfano, Kopa, Netzer, Velázquez, Pardeza, Prosinecki e Butragueño; Continua a leggere

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Ti abbiamo tanto amato – cent’anni di Gassman

downloadEbete con una punta di genialità, amava definirsi. Perso nella recitazione in greco antico, nei versi dell’Amleto e nei trattati di filosofia, rifiutava qualsiasi applicazione che avrebbe preteso la quotidiana praticità. Per una discussione con Flaiano, nessun problema, per riparare una gomma «Non capisco niente».

Sapeva parlare ai bambini, indossando un naso finto con serietà come ne “La famiglia” di Ettore Scola. Dalla sua altezza scendeva al livello dell’anarchia, prestandosi al gioco. Diceva di non aver mai compreso i suoi figli come le mogli, forse solo perché bambino lui stesso.

Un nuovo attore per il teatro italiano. Energico sulla scena, leggermente impettito per l’orgoglio di interpretare Shakespeare, di potenza inesauribile. Tutte caratteristiche che trovavano ragione nel suo passato da giocatore di basket. Solo una volta Silvio D’Amico lo richiamò per un’entrata in scena con una capriola: «Non li devi prendere così gli applausi ma per la recitazione». Continua a leggere

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