Archivi categoria: ritratti

Fausto Coppi: voci, lingue, facce per una macchina unica

Comincia la madre, e dopo vengono su le altre voci: il padre, il fratello, gli avversari, i maestri, i gregari, le spose, i figli, i meccanici e via così, un coro, come una corsa in bici che attraversa il tempo e i paesaggi e dove ognuno fa la sua parte, e poi il campione vince e alla fine parla. “Il suo nome è Fausto Coppi” (Einaudi) di Maurizio Crosetti, è un incastro, un romanzo a tappe e facce e lingue e storie che ricostruisce quella del Campionissimo. È come se lo montassero un pezzo alla volta, di bici e corpo, fino a formare una cosa sola, una macchina non bella e nemmeno perfetta ma unica, che crea una intimità mitologica: quella con la Storia. Una catena di parole e sentimenti che ripercorrono i fatti e mettono ordine in una vita esposta, che prima si conosceva a memoria, e di cui oggi arriva una eco stinta. Continua a leggere

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Sergio Claudio Perroni: l’arte della sottrazione

Era un uomo duro, che poi si scioglieva, scrivendo, raccontando. Mi fu presentato da Amleto De Silva, a Salerno, una sera di qualche anno fa, non mi ricordo che libro presentasse, e non voglio guardare né contare i giorni, perché mi ricordo che ci sfidammo a comporre una antologia dei salvabili dallo schifo che sono i cataloghi delle case editrici oggi, cominciammo a cena e continuammo durante la presentazione, con lui che si alzava e veniva a dirmi i suoi, e viceversa. L’ultimo, che scelsi io, e che lui doveva approvare, era quello l’accordo – non bastava proporre dovevamo convenire insieme – fu Guido Morselli Continua a leggere

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NikiLauda: irripetibile circuito di cicatrici

Il vero circuito era quello delle sue cicatrici, la curva più audace stava tra polmoni e cuore. L’immortale NikiLauda – così appariva a tutti, per la capacità di minimizzare ogni colpo subito, ogni incidente patito – è sceso, è uscito dalla pista, è oltre i box, senza più scuderia né auto, e no, non corre ma è fermo per sempre alla velocità massima, nell’oltretempo, quello dei miti. Continua a leggere

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Velasco: da minatore a filosofo del voley

La Plata, prima di Julio Velasco, era tutte strade in diagonale e pensieri per il calcio: Estudiantes e Gimnasia y Esgrima altro che Club Universitario. Dopo è divenuta la città dell’allenatore-filosofo-psicologo, che ha cambiato la pallavolo, anzi come dicono gli argentini il voley, una elle e due “occhi di tigre”, quelli che chiedeva ai suoi giocatori: mescolando Jorge Luis Borges e Rocky Balboa. Continua a leggere

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Una vertigine chiamata Sergio Leone

Siamo dalle parti del mito, un Omero che genera pistoleri e gangster, ecco Sergio Leone, per brevità regista. Uno che nella Roma degli anni Quaranta guardando in fondo alla ripida scalinata di Viale Glorioso, scendendo a capofitto, vedeva il vecchio west, cavalli dove c’erano carri armati americani, e messicani in fuga dove sbaraccavano i tedeschi. Un visionario, certo. Uno che faceva film su cose che non ci sono più. Favola e Storia. Fantasia e realismo, che poi il compagno di scuola ritrovato avrebbe cucito in note, quel gran genio del suo amico: Ennio Morricone. Continua a leggere

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