Bolt lascia tutto a Gatlin e Coleman

Usain Bolt lascia abdicando a Justin Gatlin. Il brutto, sporco, cattivo e anche vecchio, che però l’ha usato come stimolo, dicendo «anche io sono per Usain», inchinandosi platealmente davanti all’avversario che ha inseguito per anni. Ma Londra ignora il fair play di Gatlin, il suo tempo (9″92) e le sue lacrime, e saluta e abbraccia il re, dimenticando il vincitore. Il giamaicano chiude al terzo posto, dietro gli statunitensi Gatlin e Christian Coleman (9″94). Continua a leggere

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Gli ultimi cento metri di Bolt

Gli ultimi cento metri di Usain Bolt sono una passerella velocissima, con l’atleta giamaicano che finalmente lascia uscire i suoi Caraibi tristi, nell’estate del suo addio. Per una volta si vede la pena, anche se continua a sorridere, ma non è il dj della pista, sta piuttosto virando verso un ritmo malinconico, per l’uscita di scena. Continua a leggere

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Paolo Rumiz e una orchestra molto speciale

Chi ha letto “La cotogna di Istanbul” conosce il legame tra Paolo Rumiz – scrittore e giornalista – e la musica, il suo saper annodare la scrittura ai suoni, e non si sorprenderà di trovarlo sul palco con una grande orchestra. Continua a leggere

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Neymar: padre, figlio e colore dei soldi

Neymar da Silva Santos Senior oscilla tra le ossessioni di Leopold Mozart e la lungimiranza di Richard Williams. È un padre tiranno, come gli altri due, sono dei genitori che hanno visto la luce, quella che illuminava i loro figli: nell’ordine Neymar da Silva Santos Júnior, Wolfgang Amadeus Mozart, Venus e Serena Williams. Un pallone, un clavicembalo e due racchette sono bastate per sistemare quello che loro avevano lasciato in disordine, per trovare finalmente la vetta, sportiva e soprattutto economica. Continua a leggere

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Favaramericana

Nella provincia di Girgenti, nella Sicilia inventata di Camilleri, tra l’abusivismo e i crolli, a Favara, ci sono Sette cortili che fanno un progetto vero. Bianco Guggenheim. Una farm, con un linguaggio estremo, che prova a ribaltare tutto: cultura mafiosa, illegalità edilizia, tempo immobile. Un progetto che va oltre gli esperimenti di Gibellina e Salemi, ma non usa i Comuni, non spende soldi pubblici, e coinvolge la gente, in un contrasto irreale che vede le foto di Terry Richardson stare sotto il naso delle signore del quartiere con una sorprendente normalità: come se i Sette cortili fossero la Quinta strada. Continua a leggere

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