Insigne: dieci verticale

Quando Antonio Conte, ai passati europei, assegnò la maglia numero dieci della Nazionale a Thiago Motta: tutti capimmo che i tempi erano cambiati e che a scorrere negli anni i nomi, di chi c’aveva sudato prima in quella maglia, sembrava un countdown per i fantasisti che finivano. Sivori, Rivera, Antognoni, Baggio, Albertini, Del Piero, Totti, De Rossi, Di Natale, Cassano, Motta. Così a farla breve. Si capisce che la maglia e il ruolo hanno oscillato tra fantasisti e centrocampisti con i piedi buoni, e dopo la scelta del CT Conte sembrava destinata ad una funzione diversa. Continua a leggere

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Orlando, ovvero un sogno fatto in Sicilia

Ormai è un rullo preceduto dalle grida da arrotino che dicono EIGM (ecco il gran miracolo), che spazza figliocci (Ferrandelli) e nuovi avversarsi figli di sigle e sfide, scazzi e sigarette fumate allo Zen (da Addio Pizzo a scendere e girare tra sedi di partito, carceri e ville, piazze e incroci, spiagge e scogli), portando la burrasca da ex discolo della Dc poi divenuto rauco a furia di comizi per la Rete, finito nel pozzo dipietresco o quasi, salvandosi dal puzzo con uno di quei salti con singhiozzo che solo lui sa fare. Continua a leggere

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Il referendum di Totò

Il referendum su Totò Riina si è svolto oggi in Sicilia, i parenti delle vittime di mafia, le forze dell’ordine e i giudici che erano chiamati a votare: si sono espressi. Secondo i primi dati avrebbe vinto l’opzione cinque, anche se il rappresentare delle forze dell’ordine ha chiesto il ri-conteggio. Il quesito che tanto aveva fatto discutere e che era stato voluto da buona parte dei parenti delle vittime di mafia, attraverso una grande campagna de “Il Fatto Quotidiano”, divideva in sette possibilità l’epilogo della storia del capo mafioso. Continua a leggere

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RFK Funeral Train

Chi ha visto passare il treno che portava Bobby, sa che su quei vagoni c’era il futuro, e di fianco ai binari a salutarlo c’erano tutti: contadini affamati di pane di granoturco, medici e militari che gridavano: «non avete sentito che hanno fatto?» E se provavi a rispondere, ti dicevano minacciosi: «ora, fai silenzio, passa Bobby». Hasan bambino contemplava la scena e non capiva. Una donna ripeteva senza tregua: «è un giorno immenso di dolore, dovremmo bruciare i campi». Il vento sopra le loro teste strapazzava gli uccelli, un uomo accompagnava l’impresa suonando la tromba, in cielo c’erano nuvole d’inchiostro. Con quel treno passava la storia, e nessuno voleva perdersela. In petto un dolore, in tasca l’agonia. E quando l’ultimo vagone non era che un ricordo, dal tetto di una casa si sentì urlare: «ci hanno rubato il futuro e si son portati via anche l’ultima vacca».

foto di Paul Fusco

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Oltre il sipario

«La cordigliera che contempli è il sipario di un teatro: sollevalo e addentrati in esso. Il mondo che si estende dall’altra parte corrisponde alle tue emozioni e ai tuoi aneliti: aspro, selvaggio, arso dal sole e scolpito dai quattro elementi. Lo hai presagito prima nello spazio vulcanico di Gaudì, poi nell’altopiano lunare del Gran Erg e nelle dune infinite di Tarfaya. Non c’è vegetazione, nessun segno di vita, nessuna impronta umana ad addolcire la sua sontuosità nuda e austera. Le apparizioni e le eclissi del minuscolo astro che vi riscalda perpetuano i suoi cicli millenari davanti a un anfiteatro vuoto. Tutti i colori e le sfumature dello spettro si combinano in un’apoteosi allestita per te. Sarai il suo unico spettatore se ti sbarazzerai di ogni bene e di ogni affetto che ti trattengono in quest’effimero isolotto. Continua a leggere

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