Archivi tag: Afghanistan

Scibona: scavo identitario nel maschio americano

Un albero genealogico oscuro e infestato, ecco “Il volontario” (66thand2nd, traduzione di Michele Martino) di Salvatore Scibona, scrittore italo-americano con sulle spalle il difficile compito – affidatogli dalla critica americana – d’essere la continuazione naturale di Don DeLillo. E, consciamente o inconsciamente, il suo secondo romanzo – dopo “La fine” (2010) – sembra smarcarsi anche da questa eredità, lavora sull’Io, su quello che c’è prima e dopo i nomi, le famiglie, in uno scavo identitario nel maschio americano. Ma tranquilli non è una seduta di psicanalisi, no, Scibona mescola letteratura e cinema, azione e riflessione, bordeggia abbandono e senso di responsabilità senza l’investitura epica di Cormac McCarthy, ma giocando a scovare le ambiguità, a puntellare le occasioni mancate, minando il machismo americano: abbiamo due sergenti, due reduci, uno dal Vietnam e uno dall’Afghanistan, Continua a leggere

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Romanzi criminali

Ci sono diversi modi di evadere dalle prigioni, quello più sicuro è la scrittura. Molti criminali scelgono questa via di fuga, riscrivendosi o inventandosi, finendo per diventare persino famosi, al punto di riuscire a rendere la fedina penale secondaria. La scrittura si nutre di crimine e il crimine alimenta scrittori. Per questo non bisogna lamentarsi di “Malerba” il libro del killer di mafia condannato all’ergastolo, Giuseppe Grassonelli, scritto col giornalista del Carmelo Sardo, che ha vinto il Premio Sciascia. Continua a leggere

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Bane

Felipe DanaSono cominciate le evacuazioni delle zone A-E della Campania, con l’aiuto dell’esercito americano e dopo mesi di trattative, con molta lentezza, la maggioranza dei cittadini ha accettato di lasciare la regione. Anche ora con l’esodo forzato in corso, e con l’accettazione delle decisioni governative e l’appoggio della Nato, le manovre non sono affatto facili. Continua a leggere

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In caso di annegamento

Il marine Butcher ha accettato di sottoporsi al test Carter del dottor Marcus, perché quello che è accaduto a chi ha condiviso la sua stessa esperienza è inquietante. Butcher è stato in Afghanistan e Iraq, è un tiratore scelto, ha ucciso molta gente. E non ha rimorsi. Non ha mai fatto uso né di droghe né di alcol, è un soldato perfetto: crede in dio e fa quello che gli viene ordinato, in questo ordine. Ama la sua patria e non ne mette in discussione la politica estera. Charlie Butcher è l’unico della sua squadra a non essersi ucciso, una volta tornato in patria. Negli ultimi mesi ci sono stati 23 casi di annegamento, tutti i tiratori scelti tornati dal fronte si sono annegati, stessa modalità, nessun biglietto. E l’esercito ha chiesto al dottor Marcus di indagare, e lui ha creato il test Carter che dovrebbe disegnare il profilo emotivo e psicologico dei tiratori scelti rimasti. Butcher è risultato 0, immune all’emotività e con un profilo modalità White, che ha molto sorpreso Marcus, perché ai parametri 0 e White aveva affidato le basi, per capire le x e y degli assi cartesiani. Quindi Butcher risulta neutro, immune a tutto, potrebbe essere modellato per tutto, è stato educato a dio e patria (niente famiglia) ma poteva essere anche ateo e senza paese. Ma il dato rilevante è la totale mancanza del senso di colpa, quello che ha divorato gli altri marine, non ha scalfito Butcher. Continua a leggere

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Trama celeste

In alcuni paesi l’intruso che sia umano o meno è visto come nemico, il resto dipende dalla modalità di arrivo e dalla velocità di uscita. Certo, anche la postura è importante, lo stile – dallo sport alle intrusioni – ha una sua valenza, e anche in questa storia ne terremo conto. La donna esce dal supermercato, ha comprato dei dolci, è un gran giorno. Ha fretta e in alcune versioni del suo racconto, dirà anche di avere dentro quello che tutti chiamiamo: strano presentimento. Vede poggiato al cofano della sua dodge, un marine, o almeno questo è il suo pensiero, vede la divisa, e scatta il pensiero: marine. Non conosce nessun militare. Non lo tradisce, non aspetta nessuno. Comincia a interrogarsi su una possibile colpa, non la trova. Il marine alza lo sguardo, la vede arrivare, ha una espressione di meraviglia sul viso, gira intorno all’auto e se ne va. La donna raggiunge l’auto, apre lo sportello con una certa fretta, posa i dolci, e nota che sui sedili posteriori c’è della polvere bianca. La cosa interessante, e ciò che accade dopo. La donna, che adesso chiameremo Monica, nonostante sia impaurita – sono passati degli anni dai giorni contrassegnati dalla tv come quelli dell’emergenza antrace, ma l’ossessione rimane, quasi un riflesso di timore – commette due errori: annusa i sedili, nonostante gli ammonimenti degli esperti, che ha sentito un mucchio di volte, e dopo, con una praticità che solo le donne sanno avere, visto che non accade nulla, si mette in auto e torna a casa.  E no, non racconta la storia a nessuno. Ha comprato l’auto da pochi giorni. La sua imprudenza, poi, verrà contrassegnata come “atto che si chiama Monica”. Il giorno dopo, porta la sua dodge all’autolavaggio cinese a tre isolati da casa, loro assorbono lo sporco, lei dimentica la storia. Continua a leggere

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