Archivi tag: Agostino Di Bartolomei

Un Ago nel cuore

LP_4555400_asuojmCome “I carri armati” – cantati da Antonello Venditti – «fari spenti nella notte sotto la pioggia / hanno lasciato strane tracce sull’asfalto piene di sabbia», così Agostino Di Bartolomei ha lasciato negli occhi di tutti, sì certo, i romanisti per primi, il ricordo indelebile di sé, dei suoi tiri, delle sue parole, del suo passaggio, e soprattutto dei suoi silenzi. Di Bartolomei riusciva a racchiudere i sentimenti romani ma non a replicarli, a rappresentarli – come capitano – ma non a incarnarli, era straniero nel momento in cui avrebbe dovuto tracimare come da richiesta di curva, e, invece, non lo faceva, mai, quasi conoscesse il limite tra sé e l’eccesso, tra sé e la volgarità, tra sé e l’esempio sbagliato, portandosi dietro la piega della decadenza dopo la caduta dell’Impero romano, trascinando il ricordo della perdita, che diventava esercizio altezzoso agli occhi di chi non riconosceva la pena. Continua a leggere

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Liverpool in the sky with diamonds

Lì, sotto i cieli blu di periferia, come ironizzavano John Lennon e Paul McCartney in “Penny Lane” raccontando la loro Liverpool senza pioggia, dove adesso Jürgen  Klopp allena, dove nessuno – calciatore o tifoso,  a meno che non sia dell’Everton – cammina mai da solo, dove il collettivismo del porto è passato tutto ad Anfield come unico esorcismo in cerca del riscatto storico, Continua a leggere

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Cartellino Verde ipocrisia

Nessuno ha mai chiesto a Gaetano Scirea, Agostino Di Bartolomei, Giacinto Facchetti o Javier Zanetti di essere quello che sono stati sui campi, “illustrandosi” per le belle giocate e i bei gesti sportivi, non serviva. Lo erano a prescindere dall’agonismo, dai premi, dalle partite. La luce dei fari sopra di loro, le urla delle curve intorno a loro e la legge morale dentro di loro. Adesso la Lega di serie B introduce il cartellino – simbolico – verde per premiare i gesti belli, il fair play e non in campo, ma dopo: nei referti degli arbitri, una medaglia scritta e orale ma non materiale che serve a nascondere la natura del gioco, Continua a leggere

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Agostino Di Bartolomei

ZEra pettinato con la riga di lato, stava dritto e guardava avanti, tirava da fuori area e andava lontano, aveva cominciato a giocare solo, davanti a un muro, poi sui campetti di Tor Marancia, e quando Liedholm gli disse di mettersi in mezzo e dirigere il gioco, lo fece e divenne: Agostino Di Bartolomei, quello che non sbagliava mai. A dieci anni dalla partita più importante della sua vita, la finale di coppa Campioni Roma – Liverpool, il 30 maggio 1994 si sentì: “chiuso in un buco”, e se ne liberò sparandosi al cuore. Ora, suo figlio Luca ha ritrovato “Il manuale dal calcio” che aveva scritto, la Fandango l’ha pubblicato (pag. 272, euro 15), e l’hanno fatto tornare, con la sua voce, i suoi pensieri, persino la sua faccia che spunta in certe pagine e con tutto il carico di affetto per i ragazzini, Continua a leggere

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