Archivi tag: Alfredo Di Stefano

Da Campeonato Sudamericano de Football a Copa America

In un secolo sono cambiate cadenza e modalità, regole e squadre, ma è rimasto intatto lo spirito da torneo piratesco, dove il Paraguay può affrontare alla pari il Brasile e batterlo. Perché in Copa America succede di tutto. E, volendo racchiudere i suoi cento anni in un tweet, parafrasando Gary Lineker – l’attaccante inglese da citare sempre per i mondiali – possiamo dire: è il più vecchio torneo del mondo, dove può succede di tutto e alla fine vince l’Uruguay. Prima di Jules Rimet, un giornalista uruguayano Héctor Rivadavia Gómez, un po’ per sogno un po’ per gioco diede inizio a un torneo tra nazioni sudamericane che non era ancora la Copa ma lo sarebbe diventata (la prima edizione quella del 1916 si giocò senza trofeo, in Argentina e vinse l’Uruguay), fino agli anni 70 si chiamerà: Campeonato Sudamericano de Football. Continua a leggere

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Higuain: un labirinto di passi per selciati alieni

Si potesse applicare la ragione al gioco, si arriverebbe a sapere perché un calciatore segna e ribalta: partite e stagioni, o non segna e delude. E di come l’improvvisazione prevalga sugli schemi, meglio riassunta da Manlio Scopigno in: «date la palla a Gigi Riva». In questa lunga storia dei gol di Gonzalo Higuain non c’è ragione – o forse sì, Continua a leggere

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Da Rutelli al Partito Comunista Cinese: metodi e ricerca

In tribuna c’è Francesco Rutelli, ormai dirigente ritirato a vita privata – una sorta di Ferguson – che paragona la Margherita alla cantera del Barcellona per capacità di produrre talenti. In mezzo al campo, c’è l’arbitro Boldrini che sentenzia l’elezione di Mattarella senza nemmeno doversi più chiedere attraverso Concita De Gregorio – come avveniva per i tedeschi ai danni del Brasile – perché non si fermano? Davanti ai voti che fioccano inaspettati, proprio perché dichiarati. L’ultrà Moretti che inveisce proprio contro Rutelli e Fassino, urlando: «con questi dirigenti non vinceremo mai», è la dimostrazione che il calcio è attesa e lenta costruzione e soprattutto che la curva non sa aspettare. Continua a leggere

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Out of Time

Dormiva sotto al poster del “Charles Buchan’s Football Monthly”, e aveva sempre le scarpe consumate per i calci che tirava in continuazione alla palla, era il bambino George Best. Quello che «Per cinque anni, dall’inizio del 1966 alla fine del 1970, fu nell’insieme il migliore di tutti, il giocatore di maggior talento sulla faccia della terra». Gol, dribbling, progressioni, equilibri, in una disparità che lo metteva al riparo dal conformismo calcistico, Continua a leggere

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Míster, si quiere ganar sólo tiene que ponerme

Austero in ogni movimento / esile nel corpo / sgargiante nelle sue “cucharas” / mette distanza / prende gloria / guadagna storia e decorazioni / ma restò a un passo da Owen / per il pallone d’oro / Raúl González Blanco / commovente esempio di pazienza / anche in circostanze rovinose / come stagioni sbagliate / allenatori ottusi / campi minori / ha sempre / pragmaticamente esibito / Continua a leggere

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