Archivi tag: Andy Warhol

Effetto Napule

Dal parto dei femminielli al Cristo velato. È la “Napoli velata” di Ferzan Özpetek, dove la nuova metropolitana sostituisce il pino col golfo e il Vesuvio, diventando lo sfondo da presepe per il regno dei morti. Si sente che Özpetek e i suoi due sceneggiatori (Gianni Romoli e Valia Santella) hanno letto di corsa la letteratura su Napoli, mischiandola a un film scritto in accordo con l’assessorato al turismo. Continua a leggere

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Mimmo Paladino e il cosmocalcio artistico

Adesso che il Napoli attraverso i suoi movimenti crea geometrie, che ogni azione è una vertigine di gesti, e che ogni spazio ha una impalcatura di pensiero, è giusto parlarne con un grande artista come Mimmo Paladino. Pittore, scultore, incisore, ma soprattutto uno dei pochi ad avere un linguaggio proprio, radicato, non artefatto. Una forza della natura, che diventa segno, contraddistinguendosi. Fuori dai meccanicismi della riproducibilità, oltre la banalità dell’ideologia, Paladino rappresenta la libertà di essere se stessi, senza condizionamenti di tempo. Capace di elaborare una risposta singolare, impeccabile, includente. Continua a leggere

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Il ritorno di Tony Credici

Beppe Gronchi aveva bisogno che la storia della scimmia Rihanna stupisse davvero. Ci voleva un regista capace di girare un film senza senso su Roma, e mentre creava le aspettative sul girato, impazziva a farsi venire un nome. Aveva provato a rimontare i vecchi film di Mario Schifano ma forse Bonito Oliva poteva ancora accorgersi del trucco, e non gli andava che la beffa finisse come una inchiesta su Cristo; aveva provato a mescolare Andy Warhol con Nanni Moretti, ma il risultato era un Muccino sensato; aveva cercato nei libri di Tiziano Sclavi una idea valida per continuare a stupire, ma niet. E quando disperato, sembrava pronto a mettere in rete quel poco che la scimmia era riuscita a girare: i tetti sghembi della Palmiro Togliatti – un prologo buono per Blob – da una bancarella gli era apparso Tony Credici, chi cazzo se lo ricordava più. Ma soprattutto era vivo? Continua a leggere

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Hamsik: trascinatore gentile

C’è stato un Hamsik per ogni napoletano, per alcuni è stato specchio, per altri proiezione; per alcuni è stato simbolo, per altri capro espiatorio; ma ora tutto coincide e il capitano mette d’accordo tre generazioni di tifosi, incarnando quello che rende sopportabile la vita nelle sue curve di sofferenza. Marek Hamsik è in assoluto il simbolo del Napoli di De Laurentiis da dieci anni, è passato tra tempeste e lacrime, vittorie e sconfitte, sostituzioni ed esaltazioni, rimanendo sempre se stesso, un uomo pacificato prima ancora che un calciatore calmo, perché cosciente del proprio talento e del proprio percorso. Ha fatto di Napoli e del Napoli il suo posto applicando forse inconsciamente il teorema Madre Teresa di Calcutta: «c’è sempre un posto dove puoi essere straordinario, devi solo lasciare che quel posto ti trovi». Continua a leggere

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