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Odi d’estate

Senza nome

Anni fa sotto gli ombrelloni c’era il sudoku, adesso in poltrona c’ è il taekwondo. L’estate pretende esotismo.

Cantagiro, Miss Italia, Festivalbar, Italicus, Ustica, Bologna: l’Italia ha avuto sempre i suoi tormentoni.

Lo stato di sofferenza della democrazia in Italia era già tutta nella foto di Aldo Moro al mare in giacca.

Tempeste a nord e afa al sud. Laddove hanno fallito il federalismo fiscale e la Lega, ha trionfato il cambiamento climatico.

Prima si smaniava per il pass nelle aree vip delle discoteche, adesso si bestemmia contro il green pass. Invecchiare è anche questo. Cacciari, Agamben sto a gioca’.

Jovanotti canta e balla, Morandi si sente giovane, sono sempre io a non stare bene.

Ma il radar dei pipistrelli perché non l’hanno mai utilizzato a Marsala nel 1980?

Guardando Orietta Berti, Achille Lauro e Fedez viene da domandarsi con vergogna: che razza di Techetechete’ stiamo lasciando ai nostri figli.

Ebola, quello sì che era un grande palinsesto estivo.

Una volta ci facevano vedere i Tognazzi, Vianello, Totò, ora i film estivi sono solo quelli con la regia di Castellitto tratti dai libri della moglie.

Quelli che la barca te la regala un ricco così tu puoi dire che sei un rivoluzionario a rimorchio, oh yeah.

Pasolini contava a estati, Benvenuti diceva che erano venti quelle che contavano e io continuo sempre a non sentirmi bene.

I gialli di Ferragosto, che son differenti da quelli di Pasquetta o di Natale. Dal calendario gregoriano ai giorni contati a ritmo della religione dei commissari.

Dalle feste del vino con degustazione al pasteggio critico con incroci tra Pfizer e Astrazeneca.

Il covid, quando una leggera febbre da scusa stiracchiata per non andare alle feste diventa preghiera collettiva per il tuo confino.

Non c’è più nessuna diva da desiderare, al massimo un profilo instagram da visitare.

“La corsa più pazza del mondo” i governatori del sud Italia che sfrecciano sulla Salerno Reggio Calabria, con Vincenzo De Luca che interpreta Dick Dastardly.

Quelli della solitudine della montagna che schifano quelli del mare a prendere il sole, che a loro volta si dividono in tre: quelli basta che c’è l’acqua, quelli con lo yacht, quelli da isola. Oh yeah.

L’estate deve essere una fuga, se diventa fermo di polizia, allora era meglio l’inverno.

Immaginare la Spagna come un’immensa serra di cantanti estivi, dove prima c’erano le corride ora ci sono i videoclip in shorts e bandane.

Prima avevamo una scelta rassicurante di gelati, poi arrivò il gusto puffo. E il Cornetto Algida come il Pci sentì il bisogno di cedere ai variegati al cioccolato e liberismo.

[foto Paolo Di Paolo]
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Movietable

Jenny HuestonFrederick Manaus il direttore di “Pussystory” il sito che svela tutte le scopate dei potenti – quelle in corso e quelle che verranno: come promette l’intestazione – è anche l’inventore del primo gioco da tavolo per cinematografari mancati: Movietable, un misto di puzzle componibili con minisceneggiature che si intersecano, colonne sonore da re-mixare e attori da camuffare (in due versioni: Vintage con un bordello di accessori e Contemporary con il tablet). Ci sono tre linee di gioco il Revisiocinema: per dire puoi mettere Rihanna al posto di Anna Magnani in “Mamma Roma” e adattare Pasolini al presente con la regia di Ron Howard, il Futurcinema: applicando le istruzioni costruisci il tuo film, puoi scegliere i generi oppure puoi provare lo Shake-cinema, il metodo Tarantino, recuperi un attore finito e lo trasformi in icona e lui ti sfancula appena riesce a ricomprarsi il jet privato, Continua a leggere

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Bearzot, prière d’insérer

Enzo BearzotUn patriarca da famiglia contadina: una sola parola, una sola faccia, un solo sguardo, intorno il silenzio. Enzo Bearzot, sergente del calcio passato per il Carso, schivo come Ermanno Olmi, imponente e lapidario come Rigoni Stern. Un difensore, un allenatore, timido, ruvido, che badava al sodo, che faceva del rispetto dell’altro – prima della vittoria – una religione. Il naso schiacciato da pugile, la pipa di sbieco, l’aria di chi non vede l’ora di andarsene, il maglione a girocollo da cantautore francese avvitato attorno al suo fisico da chiodo. Era stato con Rocco, piaceva a Brera e Pertini, aveva inventato Cabrini, resuscitato Paolo Rossi, fatto da padre a Bergomi e Conti, aveva portato l’osteria su un DC9 e nella notte di Madrid. Spiritoso, distaccato, burbero, mai cialtrone, mai fuori posto in quei due stati bugiardi che sono vittoria e sconfitta. Continua a leggere

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